26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 17:54:00

foto di Napoli
Napoli

Dopo i dieci anni di DeMagistris, Napoli deve ripartire da zero. Dieci anni persi che hanno pesato negativamente sulle già precarie condizioni della città. L’Amministrazione uscente, ha aggravato il dissesto finanziario preesistente; Ha dovuto ridurre di quasi la metà l’organico di personale, ed uscire da tutte le iniziative avviate per sostenere la crescita culturale e produttiva della città; È uscita dalle società partecipate in equilibrio (Stoà, Ceinge, Gesac, Terme di Agnano), restando in quelle strutturalmente in perdita (Napoli servizi, etc,); Ha lasciato la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, nelle condizioni in cui le ha trovate, aggravando il costo del trasporto all’estero a spese dei contribuenti; Non ha fatto nulla per restituire all’agricoltura buona parte del territorio metropolitano adibito ancora a deposito per le ecoballe;

Ha lasciato senza alcuna manutenzione strade e gallerie della città, che forse non riapriranno più; Ha lasciato inerti i pochi grandi progetti ereditati dalle Giunte precedenti: – dal risanamento e rilancio di Bagnoli, – al potenziamento degli Aeroporti di Capodichino e Grazzanise; – al potenziamento del sistema Portuale per fronteggiare la domanda turistica e commerciale della città e del suo vastissimo entroterra, regionale e nazionale. Il danno prodotto da una gestione, nutrita di proclami (“scasseremo tutto”), ma del tutto improvvisata ed inconcludente, ha fatto si che Napoli, la terza città del Paese, dopo Roma e Milano, restasse completamente fuori dal processo riformatore che ha convertito le grandi città, in “città metropolitane”, assegnando ad esse, nuovi compiti, e nuove funzioni nell’assetto istituzionale del Paese.

Alle prossime elezioni amministrative, dunque, Napoli dovrà eleggere il nuovo Sindaco e la nuova Giunta, sapendo che si dovranno affrontare problemi pesantissimi nella speranza di recuperare, almeno in parte, il tempo perduto. Mancano, ormai, pochi giorni al voto e l’aria che tira, non lascia ben sperare in una presa di coscienza, da parte dei più accreditati, concorrenti in campo: Manfredi e Maresca. Non c’è stato alcun confronto fra di loro, ed i Programmi presentati, non hanno messo a fuoco il cuore dei problemi da affrontare. Nessuno si è reso conto che, anche con una macchina comunale pienamente funzionante, il Comune tradizionale, non riuscirebbe a governare un’area metropolitana molto più estesa del Comune capoluogo; in particolare un’area come quella napoletana, che investe 92 Comuni “dell’area vasta”, con la densità abitativa più alta d’Italia, ed una delle più elevate dell’Unione Europea (NAPOLI – Popolazione: 3.017.658 – Superf. kmq: 1.179 – Densità ab./kmq: 2.560; MILANO – Densità ab./kmq: 2.063; ROMA – Densità ab./kmq: 788). A questi limiti oggettivi si deve aggiungere poi, il declino politico della città e l’ascesa concorrente di Salerno, che ha conquistato, con l’elezione di De Luca, nel 2015, la Presidenza della Regione Campania.

In questa tornata elettorale, poi, appare evidente l’OPA, lanciata dallo stesso De Luca, su Palazzo S.Giacomo, con il finanziamento dell’aeroporto di Salerno- Costa d’Amalfi, in alternativa a quello storico di Grazzanise, nel casertano; ed in aggiunta, un altro mega investimento di mezzo miliardo di €uro per la costruzione della nuova sede della Regione, che sarà un’opera di architettura contemporanea nella zona di Napoli Est in via Galileo Ferraris. Se il nuovo Sindaco di Napoli, non avrà chiaro fin dall’inizio il compito gravosissimo che lo aspetta, quello di restituire a Napoli il ruolo cardine di capitale politica, economica e culturale della propria regione, e di tutte le regioni meridionali che la ebbero BUONASERA SUD capitale dell’antico Regno, diverrà inevitabile il declino in atto che tende a spastare su Salerno, il baricentro della Regione: sarà solo un caso, ma fa pensare che il nuovo Sindaco di Salerno si chiami NAPOLI, sì proprio così: Vincenzo Napoli;in fondo le due città non hanno un confine ben definito che le separi: sono una sola grande conurbazione e fa poca differenza governarla da un Palazzo di città all’altro; ne farebbe molta, invece, se dovesse comportare la sostituzione del santo Patrono; e sarebbe dura per i napoletani, accettare di sostituire S. Gennaro con S. Matteo.

prof. Pino CAMPIDOGLIO

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