19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 14:59:00

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L’Economia circolare

“L a crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”. (Cit. A. Einstein 1931)

Ogni periodo di crisi apre nuove opportunità di ripresa: è quello che nuovamente sta accadendo nel mondo, in Italia e, in particolare, nel Mezzogiorno. Focalizzando l’attenzione esclusivamente su alcuneconseguenze positive del periodo che abbiamo vissuto, infatti,non si può non tener conto delle molteplici occasioni di sviluppo del nostro Mezzogiorno, tra cui spicca la possibilità di sviluppo dell’Economia Circolare, cheabbiamo il dovere di sostenere come catalizzatore di ripresa, investimenti, imprenditorialità, nuova occupazione e opportunità di rete industriale. Procedendo per ordine cronologico, la Commissione Europea ha adottato il nuovo CEAP (Circular Economy Action Plan) nel marzo del 2020, promuovendo la neutralità climatica ottenuta rafforzando le sinergie tra la circolarità e la riduzione dei gas effetto serra. In sintesi, si propone di monitorare le ricadute positive dell’economia circolare rafforzandone il ruolo anche nelle future revisioni dei piani nazionali per l’energia e il clima.

Nel documento, tra le azioni trasversali, la Commissione prevede che tale impegno richiederà sia di gestire il carbonio rilasciato in atmosfera, sia di promuovere le attività che ne riducano l’emissione e, quindi, di monitorare l’impronta ecologica di ogni attività. A seguire, il PNRR (MISSIONE 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica) ha ripreso il CEAP e dedicato una sezione proprio all’economia circolare, alla sostenibilità ambientale – che riguarda anche il miglioramento della gestione dei rifiuti -, alla agricoltura smart, alla bio-economia, alla difesa della biodiversità e alla gestione delle risorse naturali e idriche. In maniera analoga al CEAP, si rende trasversale il concetto di “economia circolare”, interessando tutte le misure volte alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla riforestazione, alla decarbonizzazione dei trasporti, alla transizione energetica competitiva e mobilità sostenibile (questo ultimo concetto viene poi sviluppato nella”MISSIONE 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile” per rispondere alla sfida della decabornizzazione indicata dalla Unione Europea con le strategie connesse allo “European Green Deal”).

Pertanto, nonostante nel PNRR sia stata organizzata una compartimentazione per argomenti, appare chiaro come l’economia circolare, se osservata dalla lente della decarbonizzazione dei processi, presupponga attività relative a tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura alle infrastrutture fino alle abitudini di vita di tutti noi. Ciò non può che portare l’attenzione su alcune esigenze del Mezzogiorno, chenecessita di nuovi posti di lavoro, aumento dell’offerta di trasporto persone e merci, mobilità interconnessa, miglioramento della qualità dell’aria in tutti gli insediamenti industriali, sia presenti sia di nuova concezione. Ebbene, abbiamo nuovamente l’opportunità di pensare in grande, di cogliere spunti di nuovi sviluppi tramite interazione tra tecnologia consolidata, volontà di transizione ecologica, sostenibilità ambientale, necessità di riduzione dell’impronta di carbonio nei processi industriali e servizi annessi. L’obiettivo della decarbonizzazione potrebbe essere riassunto con una semplice affermazione: continuare a consumare inquinando di meno. Focalizzandosiproprio sui possibili nuovi insediamenti industriali e facendo un diretto riferimento alle ZES -che prima o poi saranno operative -, queste ultime insieme alleattualiASI saranno pronte a rifiorire ed espandersi. Pertanto, ci aspettiamo che il trasporto merci,tra e verso di esse, non prediliga i vettori su gomma al posto di linee ferroviarie abbandonate, magari perché non elettrificate.

Diventa, quindi, lecito avanzare la richiesta agli operatori di settore di progettare e realizzare delle stazioni ferroviarie dedicate al trasporto merci, integrarle con servizi di rifornimento a idrogeno per i treni merci, che percorreranno le linee ferroviarie elettrificate e non, impiegando “vecchie” locomotrici diesel riadattate con sistemi ibridi o esclusivamente a idrogeno, soddisfacendo BUONASERA SUD così due dei principi cardine dell’economia circolare: il “riciclo” e il “riuso” delle locomotrici, oltre al riutilizzo delle linee ferrate abbandonate. Questo progetto rientrerebbe negli investimenti mirati all’intermodalità ferroviaria nel collegamento dei porti, interporti e aeroporti. Tale passaggio focalizzato sul trasporto merci a minor impatto ambientale potrebbe essere un progetto essenziale per il cambio di mentalità nella gestione della logistica e, a seguire, incidere positivamente anche nelle abitudini industriali.

Continuando nella visione d’insieme, attualmente l’idrogeno – nell’ottica di impiegare fonti a basso contenuto di carbonio – è considerato conveniente se prodotto a breve distanza dalle zone di stoccaggio e, dunque,andrebbe prodotto“in loco” sia tramite la conversione di elettricità da nuovi centrali elettriche ad energia rinnovabile (fotovoltaico, eolico, ecc), sia tramite lo sfruttamento di tutte le realtà industriali che possono contribuire con i loro processi industriali alla produzione diretta e indiretta dell’idrogeno (ad esempio contribuendo con la produzione di energia elettrica, con la produzione di idrogeno dai reflui di processo, ecc). Solo così, partendo dal rispetto di alcuni punti chiave della cd. “economia circolare”, potremo sviluppare il trasporto sostenibile delle merci al sud, attirando competenze e investimenti, dando ancora il buon esempio sul far bene e sul saper fare, valorizzando le competenze già esistenti e formandone di nuove, migliorando l’attrattività degli investimenti e invertendo la tendenza dell’esodo della forza lavoro professionalizzata verso il nord Italia o l’estero.

 

Rodolfo LA TEGOLA

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