26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 17:54:00

foto di Napoli
Napoli

Domenica a Napoli si vota dopo un decennio di nulla. e dopo un ventennio appena più decente sul piano formale ma altrettanto povero di cose realizzate, insomma di chiacchere e nessun risultato. La sinistra al governo della città dal 1993 ad oggi, nelle sue varie declinazioni, da quella classica a quella arancione, passando per la maggioranza assoluta (55%) del populismo grillino alle ultime politiche, lascia solo macerie. Macerie materiali e umane. L’ultimo rapporto Svimez ha fornito una fotografia allarmante della città: elevato tasso di povertà, reddito pro capite che è la metà di quello nazionale, deindustrializzazione, un esercito di disoccupati, precari -licenziati- cassaintegrati, in un contesto in cui crescono lavoro nero, economia illegale, reddito di cittadinanza e, naturalmente, la camorra. Il bilancio di 30 anni di governi “di sinistra” hanno accompagnato la città sull’orlo del baratro, De Magistris, oggi emigrato in Calabria alla ricerca di uno stipendio come consigliere regionale, lascia 2 miliardi e 700 milioni di eu di deficit che, senza un ulteriore intervento dello Stato, costringerà San Giacomo a chiudere per default. Ma se la sinistra piange, la destra è messa anche peggio.

Sul piano politico non esiste, elettoralmente è di gran lunga sotto la media nazionale, encefalogramma piatto quanto a programmi, neppure “legge e ordine” che qui avrebbe una qualche audience. Il suo candidato sindaco, Catello Maresca, pm coraggioso e a- politico, noto per aver catturato il boss Zagaria e eliminato i “casalesi” si è presentato come “civico” e quindi è stato accolto con freddezza da Lega, che qui è senza lista, annullata dal CdS, FdI, che ha dovuto ritirare il proprio candidato sindaco e da FI, dimezzata da cospicui smottamenti a sinistra. Per giunta altre due liste di Maresca sono state annullate per vizi formali. Inesperienza, disorganizzazione, imperizia? Risultato: per la destra un handicap insuperabile. A sinistra c’è poi Bassolino con liste personali, forte di 19 assoluzioni e animato da legittimo spirito di rivincita sia contro la Magistratura che contro il suo partito (Veltroni non lo volle sul palco ai tempi della crisi della “monnezza”, oggi generosamente dimenticata complice la “buona stampa” di cui gode Antonio), che rivendica il suo essere stato ed essere tuttora comunista. Francamente nel 2021 una affermazione un filino avventata più che coraggiosa.

È il più “politico” dei candidati ma i suoi principali nemici sono proprio a sinistra. E tralasciando la giovane Clemente, stretta collaboratrice di Dema e poi dall’ex pm lasciata sola,anche lei candidata sindaco, arriviamo a Gaetano Manfredi di famiglia socialista (Psi), ingegnere, professore,ex Rettore della Federico II, ex Ministro del Conte 2, persona di qualità con esperienza amministrativa ed ormai anche politica, il più accreditato dei candidati in lizza sostenuto dal presidente della Regione De Luca, dal Pd, dai 5 stelle, oltre che da 14 finte liste “civiche”. Naturalmente su Manfredi grava l’handicap del sostegno grillino che, alla ricerca di un qualche risultato positivo, se lo sono intestato (Conte è venuto tre volte a Napoli!) come loro candidato vincente ed essendo Napoli l’unica città in cui c’è stato l’accordo, esempio positivo dell’intesa pd – pentastellati, fallita invece in tutto il resto d’Italia. Molto probabilmente Manfredi vincerà al primo turno, certamente in un eventuale ballottaggio, ma si troverà dinanzi un coacervo di problemi da far tremare le vene ai polsi. Lungi da me l’idea di dare consigli, per altro, non richiesti. Ma senza un intervento per evitare il crac (che è dietro l’angolo) ed un piano straordinario per il lavoro, non sussidi o altro reddito di cittadinanza, ma lavoro produttivo ottenibile attivando i fondi del Recovering e realizzando opere pubbliche, infrastrutture digitali e ambientali, non c’è speranza di uscire dal baratro e di avviare la ripresa.

Questo oggi è possibile perché i soldi ci sono. Ma i progetti? E soprattutto c’è l’intesa per progetti che abbiano un rilievo metropolitano, regionale e meridionale, non essendo pensabile che Napoli possa risolvere i suoi problemi dentro i propri confini. Qui sarebbe stato utilissimo procedere con il passo di una intesa federale come proposto da Claudio Signorile e dobbiamo sperare che la proposta di un federalismo meridionale prenda quota, essendo sotto gli occhi di tutti il rischio mortale di una frammentazione. Ma è ovvio che il prossimo sindaco di Napoli dovrà occuparsi: 1-di ripristinare i rapporti istituzionali; 2- di puntare sulla greatNaples , cioè di assumere l’area metropolitana come dimensione minima per qualsiasi decisione urbanistica; 3- di ricucire il territorio partendo da una poderosa sostituzione edilizia nei quartieri popolari; 4 – di digitalizzare la pubblica amministrazione; 5- di avviare un piano green che significa realizzare i termovalorizzatori di ultima generazione, eliminare la vergogna della terra dei fuochi, far funzionare e moltiplicare i depuratori per ripulire il mare ed evitare sprechi negli acquedotti; 6- risistemare il verde pubblico che a Napoli non manca (da Capodimeonte agli Astroni al Virgiliano alla Villa tardo borbonica), ma è “separato dalla città” ed è privo di manutenzione; e da ultimo ma non per ultimo 7 – integrare il servizio di trasporto su ferro, Metrò colllinare. Metrò Fs, Cumana, Circumvesuviana,Funicolari, potenziando la pedonalizzazione.

A Napoli non serve un masaniello e neppure un vicerè. Serve una classe dirigente, ed è questa la grande sfida per la politica. Una classe dirigente che, sia pure tra luci ed ombre c’è sempre stata e, in momenti molto difficili (colera, terremoto, ecc) è riuscita a salvare la città. Oggi però si fa fatica a percepirla. Eppure la sua esistenza e la sua assunzione di responsabilità, sono decisive per il riscatto di Napoli. Per riaddensarla, per ridarle smalto, occorrerebbe una iniziativa politica di ampio respiro in grado di offrire una prospettiva, di ridare fiducia, di far ritrovare la passione, per costruire un futuro che, nonostante tutto, è a portata di mano.

La sinistra, Manfredi, ne saranno capaci? Lecito dubitarne. Ma dobbiamo essere ottimisti e dobbiamo sentirci impegnati a riscattare la nostra condizione. Occorrono idee in linea con i tempi che viviamo e quelli che sono dietro l’angolo, persone capaci e una cultura politica senza la quale tutto si liquefa nella retorica. E tra le culture politiche disponibili ci sono il conservatorismo liberale ed il riformismo, entrambe dignitose e spendibili, se libere dalle tossine degli estremismi e dei massimalismi. A sinistra oltre il socialismo democratico non vedo nulla perché non vi è nulla. E chi in questi anni si è ostinato a cercare altro ha perso tempo e fatto molti danni. La sfida per una sinistra moderna, è di mettere con i piedi per terra un moderno riformismo di ispirazione socialista. Vale per Napoli, per il Mezzogiorno, per il Paese.

Giulio DI DONATO

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