24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 10:28:00

foto di Idrogeno verde
Idrogeno verde

Negli anni ‘90 Jeremy Rifkin preconizzava una rivoluzione industriale in cui i combustibili fossili sarebbero stati sostituiti dell’idrogeno. La combustione dell’idrogeno produce molta energia e non genera gas ad effetto serra, ma semplicemente acqua. Bruciando idrogeno non si producono le emissioni inquinanti, come i particolati, tipiche dei combustibili fossili. Avendo scelto il Governo Draghi di porre l’idrogeno al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’«hydrogen economy» prefigurata da Rifkin, può aiutarci a superare il danno economico causato dalla pandemia. Sviluppando e implementando una catena del valore dell’idrogeno verde, l’Europa diventerà pioniere mondiale, mantenendo la leadership nelle tecnologie pulite.

Ma perché questo accada è necessario innanzitutto definire le fonti. Attualmente, infatti, la maggior parte dell’idrogeno impiegato in Europa arriva dal reforming del gas naturale o da altri idrocarburi. Nella sua nuova strategia, l’esecutivo europeo intende dare priorità a quello che chiama “Renewable Hydrogen”: dal 2020 al 2024, la Commissione europea sosterrerrà l’installazione di almeno 6 gigawatt di elettrolizzatori per la produzione di idrogeno rinnovabile. Un obiettivo di capacità a cui si affianca un target quantitativo per produrre un milione di tonnellate di combustibile. Dal 2025 al 2030, il vettore dovrà diventare parte integrante del sistema energetico comunitario con almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori e la produzione di dieci milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile. Nel ventennio fino al 2050, si prevede che le tecnologie dedicate raggiungano la maturità e siano implementate su larga scala in tutti i settori ed industrie europee ad alta intensità energetica come acciaio e prodotti chimici. L’idrogeno è il vettore più promettente per sfruttare il potenziale di energia rinnovabile, in gran parte inutilizzato, del Nord Africa. L’idrogeno a bassa emissione di carbonio prodotto in Nord Africa può svolgere un ruolo importante per l’Unione europea e l’Italia come complemento all’elettrificazione e alle energie rinnovabili prodotte localmente, permettendo loro così di raggiungere i sempre più ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione.

Si stima che l’Ue potrebbe risparmiare sui costi producendo almeno una parte del suo futuro fabbisogno di energia rinnovabile. L’Italia è destinata a svolgere una funzione particolarmente importante sia come snodo di rete che come catalizzatore per le esportazioni di idrogeno del Nord Africa. A sua volta il Nord Africa trarrà vantaggio dall’idrogeno sia come fonte di entrate che come strumento di diversificazione, industrializzazione e sviluppo economico locale. L’Italia ha un interesse strategico particolarmente forte in tutte queste aree, data la sua posizione geografica nel Mediterraneo centrale e la forte esposizione agli sviluppi sociali, politici e di sicurezza in Nord Africa. L’idrogeno nordafricano potrebbe anche creare proficue opportunità per diverse aziende italiane. L’idrogeno, in breve, può contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico preservando una positiva interdipendenza commerciale in tutto il Mediterraneo. In generale, le regioni del Mena(Middle East and North Africa) possono essere i partner dell’Europa per la produzione di idrogeno verde, che dovrà essere certificata e dovrà seguire rigidi standard di sicurezza, al cuore della transizione sociale ed economica verso la sostenibilità.

Negli ultimi anni i paesi produttori di petrolio e in particolare quelli che si trovano nell’area MENA (sono stati confrontati da tre sfide. In primo luogo la sfida climatica e i conseguenti obbiettivi di riduzione del consumo di combustibili fossili. In secondo luogo, un prezzo del petrolio molto inferiore ai 100 dollari al barile che si sono avuti fra il 2010 e il 2014. Infine, una forte crescita demografica che si traduce in una demanda interna di energia che cresce a ritmi non sostenibili. Queste sfide possono però essere trasformate in opportunità. I paesi dell’area MENA, oltre a detenere ingenti riserve di idrocarburi, si trovano in una zona identificata come global sun belt. Tale zona beneficia di un’insolazione ancora più elevata dei paesi del sud Europa, arrivando anche a 4000 ore di sole all’anno. L’elettricità da fonti rinnovabili prodotta dai paesi MENA è a oggi limitata all’uso interno, anche se i ritmi di crescita sono sostenuti. Alcuni esperti prevedono che nel medio lungo termine l’export di energia da questi paesi possa avvenire anche sotto forma di idrogeno verde generato a partire da fonti rinnovabili. Una possibilità molto avvincente è lo sviluppo di un sistema energetico in Europa basato per metà su elettricità prodotta da fonti rinnovabili e per l’altra metà su idrogeno verde prodotto in nord Africa. L’idrogeno verde alimenterebbe i settori non elettrificabili e fornirebbe una possibilità di stoccaggio per compensare la variabilità delle fonti rinnovabili. Il sistema si avverrebbe del riutilizzo dei metanodotti esistenti che collegano l’Europa al Nord Africa per trasportare idrogeno verde prodotto nei paesi nordafricani. Attualmente esiste solo un elettrodotto che congiunge la Spagna e il Marocco. La costruzione di nuovi elettrodotti sarebbe costosa, mentre la riconversione dei metanodotti già esistenti dal Nord Africa all’Europa abbatterebbe notevolmente i costi di trasporto dell’idrogeno stesso.

L’Italia si trova in una posizione vantaggiosa sotto diversi profili per diventare leader in questa transizione energetica. Ha una lunga ed unica esperienza sul gas naturale, ed è uno dei primi produttori in Europa di alcune tecnologie chiave dell’idrogeno. La rete italiana del gas è la più capillare d’Europa. L’infrastruttura già esistente può esser impiegata per trasportare facilmente crescenti quantità di idrogeno, riducendo così costi di fornitura e garantendo sicurezza e continuità degli approvvigionamenti. Alla luce della corsa globale all’idrogeno, si fa un gran parlare in questo periodo di Hydrogen Valley: ecosistemi che includono sia la produzione che il consumo di idrogeno e che potranno inoltre fornire aree per la diffusione della molecola entro il 2030 – quanto nel Recovery Plan. I progetti riguardano l’intera Penisola. La hydrogen valley lombarda in Valcamonica è già un progetto per il quale diverse aziende del settore energia di dichiarano disponibili a collaborare con FNM: A2A e Snam per la fornitura di H2 destinato ad alimentare i nuovi mezzi ecosostenibili e con Enel Green Power per studiare e individuare la migliore modalità di fornitura di idrogeno verde per la mobilità ferroviaria.

La Regione Piemonte ha costruito e sostenuto la creazione di una filiera dell’idrogeno con più di 3.000 mq di aree dedicate e già attive, e si è candidata ad ospitare il Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno. La Snam ha annunciato l’avvio dell’Hydrogen Innovation Center, di Modena, nell’ambito di un accordo di collaborazione tra Snam e UNIMORE (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia). ENEA si propone di creare una hydrogen valley presso il Centro di ricerche di Casaccia, alle porte di Roma, per dar vita al primo incubatore tecnologico italiano per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno. In Sicilia la giunta regionale ha varato un documento strategico con il quale viene delineato il percorso per rendere l’Isola un punto di riferimento internazionale delle ricerche sull’idrogeno. In Puglia è stata annunciata la firma di un accordo con cui Edison e Snam si uniscono a Saipem e Alboran per realizzare congiuntamente tre impianti di produzione di idrogeno verde per complessivi 220 MW nelle aree di Brindisi, Taranto e Cerignola. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno.

Dei tre impianti previsti, il progetto di Brindisi ha già avviato l’iter autorizzativo e prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un dedicato campo fotovoltaico. Quasi tutte le regioni meridionali si sono singolarmente candidate a trasformarsi in “hidrogen valley”ma, come sempre, manca una visione d’insieme del mezzogiorno. Una strategia unitaria e, come noi proponiamo, federata nei poteri, per portare avanti progetti comuni che sappiano cogliere la portata della sfida: la ripresa dell’Italia passa dal Meridione e un Sud più forte e meglio connesso con il resto del Paese è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa. Il Mezzogiorno per la sua posizione geografica consente all’Italia di divenire un naturale collegamento infrastrutturale con il Nord Africa, un hub europeo dell’idrogeno verde, e giocare, quindi, un ruolo di primo piano nell’ambito della Hydrogen Strategy europea per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica al 2050.

Mezzogiorno Federato

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