19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 07:41:00

foto di Virginia Raggi
Virginia Raggi

Carlo Calenda ha raccolto più voti di chi voleva aprire i palazzi come una scatoletta di tonno, oggi è il più corteggiato ma non si lascerà trasportare dal canto delle sirene. Gli “estremisti” incapaci e inconcludenti perdono, altri scappano, da un capo all’altro del regno delle due sicilie, è il caso di dirlo, in ordine sparso. Sta passando inesorabilmente il loro magico, urlato momento, quando il vento soffiava sulle loro vele e contro quelle della vecchia politica. La stoffa di quelle vele si è mostrata inadeguata. Si sono lacerate.

Le elezioni impegnano sempre meno elettori. Senza paure, senza entusiasmi e quel che servirebbe non è ancora visibile all’orizzonte. La dove si scorge i Sindaci riconquistano il loro primato spinti da una Politica che più che dai partiti si esprime attraverso il campo largo del civismo. Riesce a interessare e coinvolgere direttamente gli elettori, quei cittadini che il movimento voleva rappresentare attraverso l’uno vale uno. Presto si è scoperto che erano legati solo alle poltrone del palazzo ed ai suoi privilegi. Le elezioni sono sempre la massima espressione della democrazia e rappresentano indiscutibilmente il sentimento di chi si avvale del diritto di votare. Chi non vota lo fa perché lo ritiene inutile, “tanto non cambia mai niente” o non si sente motivato dalla proposta di chi dovrebbe votare. In fondo sono solo elezioni amministrative, diranno in molti, nascondendo una oggettiva difficoltà. Non è vero. Hanno riguardato in lungo e largo tutto lo stivale con 12 milioni di elettori ma soprattutto perché si sono svolte a conclusione di un ciclo politico molto tormentato che ha lasciato il passo al Governo del Presidente.

Quello di Draghi, voluto da Mattarella, in cui lo stato assume il Governo eludendo i partiti non più rappresentativi del Paese e mediando i conflitti che sono dentro la società reale. Lo dimostra la contrapposizione fra la componente governativa e quella politica, la polemica fra Giorgetti e Salvini nella Lega, quelli che stanno al governo che parlano da membri della direzione del partito-stato. Come giustamente rileva oggi Rino Formica sul Riformista perché i segretari del partiti dovrebbero essere consultati, Salvini clamorosamente se n’è lamentato per il CdM sulla delega fiscale, il governo/partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo, coordinato Quello di Draghi, voluto da Mattarella, in cui lo stato assume il Governo eludendo i partiti non più rappresentativi del Paese e mediando i conflitti che sono dentro la società reale. Lo dimostra la contrapposizione fra la componente governativa e quella politica, la polemica fra Giorgetti e Salvini nella Lega, quelli che stanno al governo che parlano da membri della direzione del partito-stato. Come giustamente rileva oggi Rino Formica sul Riformista perché i segretari del partiti dovrebbero essere consultati, Salvini clamorosamente se n’è lamentato per il CdM sulla delega fiscale, il governo/partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo, coordinato

Alfredo VENTURINI

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