16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 14:33:00

Buonasera Sud

Protagonisti i Sindaci e il campo civico allargato

elezioni
Le elezioni regionali e comunali

I Sindaci tornano ad essere protagonisti sostenuti dalla centralità del campo civico allargato. Milano e Napoli, con il profilo competente quanto moderato dei rispettivi candidati eletti, con la visione metropolitana dei territori indicano al centro sinistra la rotta per risalire la china. Sei capoluoghi di regione e di provincia al voto, vanno al centrosinistra, 3 al centrodestra, nove al ballottaggio.

Al secondo turno i candidati del centrodestra sono primi in cinque Comuni, mentre quelli del centrosinistra lo sono avanti in quattro. Tre Sindaci uscenti sono stati confermati al primo turno: Milano, Grosseto e Pordenone, 5 si giocano il bis al ballottaggio a Trieste, Isernia e Benevento sono del centrodestra, a Varese e Caserta sono del centrosinistra. Nessuna delle città passate al primo turno cambia colore politico. In ogni caso lo cambieranno Roma e Torino, governate negli ultimi cinque anni da sindaci del Movimento Cinque Stelle. E’ questo, in sintesi, l’esito del primo turno delle elezioni Comunali del 3-4 ottobre, mentre nell’unica Regione andata alle urne ha vinto il centrodestra con Mario Occhiuto.

CENTROSINISTRA Vince al primo turno a Milano con Beppe Sala, a Bologna con Matteo Lepore, a Napoli con Gaetano Manfredi, a Salerno con l’uscente Enzo Napoli, a Rimini con Sadegholvaad Jamil, a Ravenna con Michele De Pascale.

CENTRODESTRA Vince al primo turno a Novara con Alessandro Canelli, a Pordenone con l’uscente Alessandro Ciriani e a Grosseto con la conferma di Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

BALLOTTAGGI
A Roma dove il candidato del centrodestra Enrico Michetti parte in vantaggio sull’ex ministro Dem Roberto Gualtieri; a Torino dove il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo è davanti allo sfidante di Torino Bellissima e del centrodestra, Paolo Damilano; a Trieste dove l’uscente Roberto Dipiazza parte in vantaggio rispetto al candidato del centrosinistra Francesco Russo; a Varese dove l’uscente Davide Galimberti (centrosinistra) parte in vantaggio sul leghista Bianchi; a Savona dove il candidato del centrosinistra Marco Russo è davanti allo sfidante del centrodestra Angelo Schirru; a Latina dove Vincenzo Zaccheo del centrodestra è davanti al candidato di centrosinistra, il sindaco uscente Damiano Coletta; a Isernia dove il candidato di centrodestra Gabriele Melogli è avanti di un soffio al candidato di centrosinistra Pietro Castrataro; a Caserta dove l’uscente Carlo Marino (centrosinistra) parte davanti al candidato di centrodestra Gianpiero Zinzi, a Benevento dove l’uscente Clemente Mastella cerca il bis ed è in vantaggio sul candidato di centrosinistra Luigi Perifano.

Le liste di partito non sono le protagoniste di un’elezione amministrativa, quanto lo sono invece i candidati Sindaco, che in un sistema ad elezione diretta possono essere decisivi nella determinazione del risultato finale. In questa tornata amministrativa, se guardiamo ai 4 comuni maggiori, notiamo che gli elettori che hanno inteso votare solo il candidato sindaco sia sostanzialmente stabile rispetto al 2016. Si tratta di circa il 6% a Milano, Napoli e Torino, e un po’ di più, 9,3%, a Roma che nel 2016 era 8,6%. Ci sono quindi candidati che sono andati meglio delle liste che li sostenevano, e altri che invece hanno fatto peggio. Una leggibile indicazione del gradimento “diretto” verso i candidiati sindaco, sono certamente le liste civiche. In termini assoluti, la lista di maggior successo in questo senso è quella “Calenda Sindaco” che ha raccolto 192.102 voti, seguita dalla lista Gualtieri (54.372 voti) e da quella per Virginia Raggi (43.212), e poi dalla lista civica per Beppe Sala a Milano (41.135 voti) e da “Torino Bellissima”, lista civica per Damilano che si è rivelata anche la più votata nel centrodestra con 35.658 voti; senza dimenticare la lista Manfredi, che 32.318 voti si è piazzata alle spalle del solo PD il primato di lista più votata della città.

Questa classifica, dei voti assoluti, risente della dimensione del comune. Ma anche ricorrendo ai voti in percentuale, non cambia molto, con Calenda Sindaco al primo posto (19,1%) seguita però da Torino Bellissima (11,9%), Manfredi Sindaco (9,9%), Beppe Sala Sindaco (9,1%), Gualtieri Sindaco (5,4%) e dalla civica di Virginia Raggi (4,3%).

NAPOLI Il Pd ottiene il 12,2% dei voti, in lieve crescita rispetto alle Comunali del 2016 (11,64%) ma dimezzati rispetto al 23,29% delle Europee del 2019. Seconda è la lista Manfredi sindaco direttamente riconducibile al candidato eletto Sindaco: 9,89%. Al terzo posto il Movimento 5 Stelle con il 9,74% in fortissimo calo sulle Europee( 39,86%). Quarta è Forza Italia con il 6,63%, prima dello schieramento a sostegno di Catello Maresca, Nella coalizione di Manfredi buon risultato degli Azzurri per Manfredi, lista promossa da Stanislao Lanzotti, ex coordinatore cittadino e capogruppo di Fi. Ottiene il 5,44 mentre la lista ritenuta riconducibile al governatore campano, De Luca, Napoli Libera è al 4,6%. Fratelli d’Italia arriva al 4,4%, stesso risultato delle Europee. In questa tornata sono dispersi su altri candidati i voti che nella precedente consultazione erano andate ad almeno tre liste che si richiamavano al sindaco uscente Luigi de Magistris. Assente, perchè esclusa a causa di irregolarità documentali, la lista della Lega. Alle ultime Europee ebbe il 12,3% dei consensi.

SALERNO Il voto ha confermato al primo turno Vincenzo Napoli con il 57,40%. Un netto distacco dagli altri nove candidati. Elisabetta Barone(M5S), al 16,72%, il candidato del centrodestra Michele Sarno, al 16,02%, i civici Antonio Cammarota, al 3,49%, Giovanni Lambiase al 2,23%, Oreste Agosto, all’1,91%, Simona Libera Scocozza, all’1,12%, Maurizio Basso, allo 0,6%, e Anna Maria Minotti, allo 0,48%. La maggioranza ha conquistato 22 seggi, quattro Barone, tre Michele Sarno. A entrare tra i candidati sindaco, oltre ai precedenti, è Antonio Cammarota. Per quanto riguarda le liste della coalizione, il centrosinistra ha superato la soglia del 62% e quindi conquistato il premio di maggioranza: 7 seggi sono andati ai Progressisti per Salerno, 5 seggi a Campania, 3 seggi alla lista Salerno per i Giovani, 3 alla lista del Partito Socialista Italiano, 2 seggi a Popolari e Moderati, 1 a Salerno con Voi) e 1 a Per le Persone e la Comunità. I dieci seggi dell’opposizione saranno invece così suddivisi: oltre ad Elisabetta Barone, Michele Sarno ed Antonio Cammarota, 2 seggi andranno al Movimento 5 Stelle, 2 alla lista Barone Sindaco Oltre, 1 a Fratelli d’Italia, 1 a Forza Italia-Udc- Liberal Socialisti, 1 alla lista Prima Salerno.

ROMA La lista che a Roma che ha preso più voti è quella unica del candidato sindaco Carlo Calenda che, con il 19% dei consensi, precede FdI a sostegno del candidato a sindaco Enrico Michetti (17,4%). Al terzo posto c’è quella del Pd con il 16,3% che ha appoggiato il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri. A differenza del leader di Azione che ha corso per il Campidoglio con una sola lista a suo sostegno, ‘Calenda sindaco’ accorpando lì tutte le preferenze, gli altri tre principali candidati avevano diverse liste al seguito, sia dei partiti, sia civiche. Il M5s, che ha sostenuto la sindaca Virginia Raggi, registra un crollo dal 2016 e si attesta sull’11%, circa un terzo dei consensi rispetto a quel 35% di cinque anni fa. E’ quarta con il 19,08% dei voti (dopo Calenda che ne ha incassati il 19,8%) e registra l’1,4% dei consensi in più rispetto al totale delle liste che la sostengono, indice di un voto disgiunto a suo favore. La Lega si ferma a quota 5,93%, quasi un terzo rispetto al risultato di Fratelli d’Italia. La Lega è sicuramente in crescita, ma resta ben lontana dai risultati delle europee del 2019, quando in città era schizzata al 25,7%. Il Pd, con il 16,3% dei voti in città, è al terzo posto dopo Calenda e FdI, poco meno delle ultime comunali quando aveva incassato il 17,2%. Tra le altre liste a sostegno di Gualtieri spicca anche la sua civica con il 5,4% dei voti, seguita dalla “sinistra civica ecologista” con il 2%. Forza Italia insieme all’Udc prende il 3,59, nel 2016 da sola il aveva 4,23%.

TORINO Il Pd primo partito, l›ascesa delle liste civiche e il crollo del Movimento 5 Stelle, che dei 24 consiglieri dell›amministrazione uscente ne vedrà tornare in Sala Rossa soltanto uno o due, oltre alla candidata sindaca Valentina Sganga. E’ questo il quadro che emerge dall’analisi dei risultati del primo turno delle elezioni amministrative torinesi, che vedono il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo con il 43,86% dei voti davanti allo sfidante di Torino Bellissima e del centrodestra, Paolo Damilano, con il 38,9%. Proprio il risultato della ‘creatura’ dell’imprenditore e uno dei dati politici più evidenti di queste elezioni. La sua lista civica è la prima forza del centrodestra, con l’11,86% dei consensi. Si fermano al 10,47% Fratelli d’Italia e al 9,84% la Lega, risultati al di sotto delle aspettative dei mesi scorsi, mentre Forza Italia si deve accontentare di un 5,3%. Tanto civismo anche nel centrosinistra, dove il Pd è il primo partito della città, col 28,56% dei voti, seguito con quasi il 5% dalla Lista Civica Lo Russo Sindaco, il progetto ideato da Mario Giaccone che mette insieme il mondo civico ed esponenti politici di diversi partiti della coalizione. Crolla invece la maggioranza uscente, con la candidata sindaca Valentina Sganga al 9.01% e il Movimento 5 Stelle che scende dal 30% del 2016 all’8%, fermato anche nelle periferie che lo avevano premiato 5 anni fa, dove ha prevalso la candidatura di Damilano.

BOLOGNA Il Pd perde qualche punto percentuale rispetto alle regionali ma tiene a Bologna, con il 36,5%, nonostante la concorrenza interna delle liste civiche che sostenevano Lepore. Nell’area del centrosinistra Coalizione civica mantiene le proprie posizioni (7,32%). Crolla il Movimento 5 Stelle che scende al 3,37%. Nel centrodestra la Lega perde rispetto a cinque anni fa e dimezza i voti delle regionali. Tanto a beneficio di Fratelli d’Italia che era dal 2,4% nel 2016 arriva al 12,63%, ma che è dovuta anche al parziale passaggio di consensi da Forza Italia a FdI. Infine i circa 2.500 voti dichiaratamente no-vax sono andati Movimento ‘3V’ che ha preso l’1,63%.

Mezzogiorno Federato

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