19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 14:59:00

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Urna elettorale

Come era facile prevedere (vedi articolo apparso su Buonasera Sud del 16 settembre u.s.), le elezioni regionali in Calabria sono state vinte dall’alleanza di centro destra, guidata dall’on. Roberto Occhiuto, eletto presidente con il 54,46% dei voti validi. Il campo cosiddetto “progressista” ha schierato tre candidati alla carica di governatore, causando una sconfitta certa delle forze di centro sinistra (Amalia Brunicentro sinistra/M5S, 27,68% e Mario Oliverio 1,7%) e della sinistra alternativa (Luigi de Magistris, 16,17%).

Pertanto, la contesa elettorale per i tre candidati progressisti è divenuta una gara tra perdenti annunciati per la conquista del secondo posto, che garantisce al candidato presidente, che consegue questo risultato consolatorio, l’elezione in consiglio regionale. Il risultato elettorale calabrese merita, però, più di una considerazione. La prima, come spesso è accaduto in passato, ci presenta la Calabria che vota in controtendenza rispetto al resto del Paese. Nella tornata elettorale di questo autunno 2021, negli appuntamenti nelle città più importanti prevale il centro sinistra, mentre in Calabria, per giunta a livello regionale, stravince il centro destra. La seconda considerazione riguarda i limiti di direzione politica del PD calabrese(ed anche dei commissari inviati da Roma) per aggregare forze progressiste e civiche portatrici di un forte rinnovamento negli uomini, nei metodi di governo e nei progetti di gestione dei vari settori, e, pertanto, in grado di rappresentare una valida alternativa alla destra. In altri termini, si è registrata nell’alleanza a guida PD l’assenza di una piattaforma politicoprogrammatica riformista su cui chiedere il consenso degli elettori.

Del resto, da più anni il PD in Calabria è una creatura politica in crisi di identità, incapace di elaborare idee utili per la società calabrese, quasi assente dai territori per la debolezza della sua organizzazione, con un gruppo dirigente residuale, autoreferenziale, protagonista di politiche trasversali e tutto preso da esigenze di auto conservazione. Per verità, bisogna dire che era difficile smuovere de Magistris dal suo populismo esibizionista, rafforzato da uno smisurato egocentrismo. Ma nulla il PD ha fatto per riportarlo alla ragione politica, così come nulla ha fatto per ricondurre nella vecchia casa Mario Oliverio, ultimo presidente di centro sinistra, pur avendo tentato più volte Oliverio un approccio dignitoso e conciliante, dopo aver giustamente lamentato di esser stato lasciato solo, “vizietto” ricorrente nel PD rispetto a propri dirigenti scivolati su ingiuste “bucce di banana”. Il centro destra, dunque, trionfa. Per onestà intellettuale bisogna dire che esso, certamente agevolato dagli errori e dai limiti del centro sinistra, ci ha messo anche di suo. Ed, infatti, oltre alla propensione dei movimenti di destra di superare ogni divisione per conquistare insieme postazioni di potere, in Calabria l’alleanza ha puntato sulla sua componente più moderata, impersonificata dal volto rassicurante di Roberto Occhiuto, un politico relativamente giovane che ha percorso tutte le tappe del cursus honorum, a partire da consigliere comunale, e che ha dato buona prova di sé in consiglio regionale, promuovendo buone leggi nel settore dell’istruzione e della cultura e lavorando bene a Montecitorio in commissione bilancio, prima di assurgere al ruolo di capogruppo di Forza Italia. A riprova di ciò, Forza Italia (17,31%), insieme alla lista di Forza Azzurri (8,11%) che di essa è parte, ha fatto registrare un consenso strepitoso pari al 25,42%. In questo scenario deprimente per le forze progressiste, che fare?

Il PD ridotto a poco più del 13% deve affrontare una lunga e difficile marcia per rinnovarsi, per riorganizzarsi e per dotarsi di contenuti programmatici in grado di affrontare le tante emergenze calabresi, a partire dalla sanità, dalla mancanza di sviluppo economico e, quindi, di lavoro, a voler tacere della esigenza di legalità, nel rispetto dei diritti fondamentali del cittadino. Il rilancio del PD richiederà tempo, coraggio, determinazione e lucidità politica, innanzitutto da parte di Letta e del gruppo dirigente nazionale ed, a seguire, di quello regionale. Ma anche se il PD dovesse farcela a risorgere, da solo non potrebbe mai contendere al centro destra la guida della regione. Al PD risorto bisognerà necessariamente affiancare aggregazioni civiche rappresentative delle istituzioni locali, del mondo del lavoro, della scuola, dell’Università,della cultura, dell’impresa e del terzo settore, legati tra loro da un autentico progetto riformista per una Calabria che deve coltivare l’ambizione,insieme al mezzogiorno responsabilmente federato,di divenire il collante tra l’Europa,il mondo mediterraneo e l’Africa. A tal proposito,non è inutile ricordareche in epoca storica,e per un tempo abbastanza lungo, il Mediterraneo è stato un’area politico-culturale unitaria, grazie alle efficaci politiche di inclusione e di integrazione attuate dall’Impero Romano. Peraltro,la solidarietà, tra popoli che “vivono in tempi storici differenti”, rappresenta l’unico strumento valido per affrontare con successo la questione epocale della migrazione,destinata ad aggravarsi con la prevista esplosione demografica del continente africano. Sarà necessario un grande lavoro. Ma si può restare indifferenti rispetto a un’utopia così affascinante, capace di riportare all’impegno civile gran parte dei cittadini che hanno disertato le urne?

Sandro PRINCIPE

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