15 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Buonasera Sud

Mai più fascismi, per ricostruire e riformare il Paese

foto di Manifestazione dei sindacati
Manifestazione dei sindacati

Noi  non solo non vogliamo tornare indietro, noi vogliamo guardare avanti, vogliamo ricostruire il Paese. Con queste parole Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha dichiarato il fil rouge della linea di condotta e delle iniziative che la CGIL porterà avanti dopo l’assalto fascista alla sede della CGIL Nazionale in Corso d’Italia n.25, Roma. Lo ha dichiarato, infatti, nel discorso tenuto domenica mattina 10 ottobre 2021 davanti a migliaia di militanti, di persone, di rappresentanti politici e delle istituzioni, di dirigenti di Cisl e UIL. Donne, uomini, giovani, anziani, funzionari, dirigenti e semplici iscritte e iscritti che hanno accolto l’invito a partecipare all’assemblea generale convocata pochi minuti subito dopo l’assalto fascista avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato 9 ottobre 2021.

Tutte e tutti abbiamo condiviso, con i nostri applausi e con commozione, l’ambizione della CGIL ad essere soggetto protagonista, con Cisl e UIL, per ricostruire e riformare il Paese. Ambizione ad un ruolo che va riconosciuto perché difendere gli interessi del lavoro e dei suoi protagonisti significa difendere gli interessi del Paese. Nessuna arroganza ad anteporre gli interessi del lavoro a quelli generali del Paese, ma neanche la sottomissione degli interessi del lavoro a quelli generali del Paese. L’atto che ha violentato il mondo del lavoro e i suoi diritti vuole impedire la tessitura dei fili per intrecciare questa trama e questo ordito della ricostruzione sociale ed economica dopo la pandemia da COVID 19.

La trama e l’ordito di un piano di riforme sociali in controtendenza netta rispetto a quelle che negli ultimi anni sono state improntate alla sovrapposizione (maldestra e come tale perseguita con pervicacia) tra la colpevolizzazione di coloro che sono indietro e la valorizzazione di competenze mai considerate come saperi e abilità. La trama e l’ordito di un piano di riforme, peraltro disegnate dalla Costituzione italiana, in grado di riconoscere e di assegnare nuovi ruoli e nuovi poteri al lavoro, ai suoi protagonisti e rappresentanti, accrescendone le possibilità di partecipazione alle strategie aziendali ed economiche in un rinnovato quadro di democrazia industriale e di democrazia economica. Si pensi agli esempi che vengono da altri Paesi dove regole e leggi consentono un intreccio proficuo, nei luoghi di lavoro e per interi settori, tra rappresentanza e partecipazione alle strategie industriali applicate anche ai servizi del terziario privato.

Altrettanto coerenti sono le reti di infrastrutture per l’inserimento lavorativo, la formazione e l’apprendistato. D’altra parte, la ricostruzione post bellica in Italia, lo sviluppo industriale, dell’agricoltura etc. sono stati contrassegnati e condizionati da riforme sociali e del lavoro tese a democratizzare le relazioni sociali a partire dai rapporti di lavoro. Si pensi al collocamento pubblico, all’abbattimento delle gabbie salariali tra aree del nord e quelle del sud, alla tutela della maternità, alla parità salariale tra uomini e donne, allo Statuto dei diritti dei lavoratori, soltanto per citarne alcune. Nel febbraio del 1950 Giuseppe Di Vittorio nel presentare il Piano del lavoro della CGIL rivolse un appello alle classi dirigenti del tempo con il quale le invitava ad apprezzare questa offerta che vi fanno i lavoratori, offerta morale, materiale, sociale e politica. Invitava a considerare che essi sono giunti ad un grado di maturità tale, ad un grado di sensibilità così elevata verso gli interessi generali della società nazionale… Non ha forse la stessa portata l’appello dei segretari generali di CGIL, CISL, UIL di convocazione della manifestazione nazionale di sabato 16 ottobre 2021? Mai più fascismi per non tornare indietro e per guardare avanti, per ricostruire.  

Elisa CASTELLANO
collaboratrice della Fondazione G. Di Vittorio

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