15 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Buonasera Sud

Una nuova stagione di accordi per mettere al centro il lavoro

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Una nuova stagione di accordi per mettere al centro il lavoro

C’è molta confusione sotto il cielo delle grandi questioni che riguardano il lavoro, i diritti e la formazione professionalizzante. Impera un idea prevalente che vede nell’ uso della legge lo strumento fondamentale per invertire le attuali tendenze sulla deregolazione del mercato del lavoro. Il lavoro è in parte sotto pagato e non regolare? Facciamo una legge sul salario minimo. Il lavoro nero e precario impera? Diamo sussidi alle assunzioni e prevediamone quote obbligatorie.

Prevale l’idea che intervenendo ope legis si possano regolare le storture presenti nel mercato del lavoro. L’esempio del salario minimo è chiarificatore: dei paesi europei dove non si applica il salario minimo per legge l’Italia è uno dei sei dove più alta e la fascia dei lavoratori coperti dalla contrattazione nazionale, di settore e aziendale, circa l’80%. Va inoltre rimarcato che per il combinato disposto di norme costituzionali(artt. 36,39) e sentenze della Corte Costituzionale, in Italia i contratti di lavoro hanno una portata “erga omnes” e che quindi essi regolano anche chi non è coperto da un contratto di lavoro. Pertanto se un giudice deve decidere sul trattamento di un lavoratore in nero, sfruttato e mal retribuito, oggi fa riferimento ai relativi contratti di lavoro. La valutazione equitativa che egli deve compiere non è solo legata al salario ma anche all’inquadramento professionale, le ferie, e tutti gli aspetti legati alla prestazione lavorativa.

L’inserimento per legge del salario minimo potrebbe, quindi, rappresentare un passo indietro per il lavoratore poiché esso prende in esame solo l’aspetto del minimo salariale e non la prestazione lavorativa come da previsioni contrattuali. Sarebbe auspicabile, invece, la ripresa di una forte stagione di accordi interconfederali tesi a meglio normare le tutele nei settori che oggi appaiono fra i più esposti, in particolare, quelle del commercio e del turismo, delle prestazioni di servizio alle persone e tutti i lavori emergenti dal proliferare dell’ecommerce. Ritornare ad una grande azione negoziale che veda coinvolti tutti gli ambiti produttivi. Anche quelli, come il commercio e il turismo, che da sempre si sono sottratti, per parte datoriale, alla normazione generale. In questo quadro il compito del governo e del legislatore deve essere quello di favorire un nuovo quadro normativo sostenendone e incentivandone gli esiti negoziali. Si tratta, in sostanza, di allargare la consapevolezza che stabilizzare il mercato del mercato del lavoro possa essere un beneficio generale.  Mi piace ricordare gli effetti positivi che, storicamente, ha prodotto un accordo interconfederale e che più ha inciso nella vita lavorativa: l’accordo sui licenziamenti collettivi e individuali che di fatto e’ ancora l’attuale e riconosciuta prassi a cui tutti si richiamano nell’affrontare la fattispecie tipica. Stessa tentazione del primato della legge si osserva sul tema della ricerca del lavoro e nuova occupazione e per la stabilizzazione del lavoro precario.

Sussidi e obblighi ad assumere sono pulsioni che si sommano al reddito di cittadinanza. Come vediamo tale approccio non riesce a modificare l’attuale tendenza del mercato dove il lavoro sommerso e precario continua a non emergere nel mentre si lamentano carenze sul fronte dell’offerta di lavoro a corrispondere le domande di prestazioni professionalizzate. Continua a persistere una forte resistenza ideologica a trasformare e rendere permanente una formazione continua che alterni studio e lavoro, con percorsi formativi agili e mirati capaci di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Mettere al servizio del lavoratore e delle imprese mirati e professionalizzanti percorsi formativi è molto più producente di sussidi generici alla assunzione o obblighi a rispettare quote percentuali di nuovo lavoro.

Governo centrale e Regioni dovrebbero orientare le loro azioni al sostegno di tale necessità, spingendo verso una riorganizzazione territoriale dei servizi per l’impiego. Come si nota, questa è una impostazione ne ideologica e ne dirigistica delle questioni che attengono al mercato del lavoro. È tempo che gli attori sociali e imprenditoriali riprendano una nuova stagione di accordi tesi a mettere al centro il lavoro, la sua integrità e dignità assegnando al sistema della formazione continua e professionalizzante un vero aiuto alle tante imprese che cercano e vogliono non “un lavoro” ma “quel lavoro”. Cercare di ricostruire un grande consenso sociale al rispetto della persona e della sua dignità professionale. Si investa su questo e non già in sussidi e strampalati obblighi che come vediamo, invece di stabilizzare ancor più frammentano il mercato del lavoro.

Gianni FLORIDO

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