16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Buonasera Sud

Come ho scelto di votare per il Sindaco di Roma Capitale

foto di Il Campidoglio a Roma
Il Campidoglio a Roma

Come altri due milioni e trecentomila elettori romani domenica 17 e lunedì 18 ottobre sarò chiamato ad esprimere il mio voto per il ballottaggio tra i due candidati che sono riusciti ad accedere al secondo turno dopo il voto del 3 e il 4 ottobre. Come elettore non ideologizzato, al primo turno ho valutato le diverse offerte provenienti dai ventidue aspiranti sindaci senza pregiudizi dovuti ad appartenenze partitiche. Come sostenitore del referendum per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale ho ricercato quale dei candidati avrebbe avuto una volta eletto l’autonomia decisionale ed il coraggio per affrontare il problema delle municipalizzate, a partire da ATAC e AMA, per provare finalmente a garantire ai cittadini romani servizi adeguati ad una capitale europea.

Analizzando le diverse liste a sostegno delle principali candidature mi sono chiesto quale libertà di manovra avrebbe avuto il futuro sindaco nel realizzare le promesse fatte agli elettori in campagna elettorale. Soprattutto per questa ragione ho deciso di sostenere senza esitazione Carlo Calenda, in particolare per il coraggio dimostrato nel voler cambiare le regole del gioco presentando a sostegno della propria candidatura una sola lista fatta di competenze, una proposta chiara, una visione strategica del futuro della città. Il 19,07% dei votanti ha come me apprezzato questa chiarezza facendo della Lista Calenda il primo partito della capitale con quasi duecentoventimila voti. Se il Partito Democratico avesse deciso di mettersi in gioco e di appoggiare la candidatura di Carlo Calenda, questi sarebbe probabilmente stato eletto al primo turno. Una riflessione sulle scelte fatte da un grande partito come il PD sarebbe doverosa, è tuttavia evidente sia ormai poco utile per noi elettori spendere ragionamenti a posteriori.

A fronte del responso delle urne devo prendere atto della sconfitta e scegliere se “lanciare un messaggio” ad un Partito Democratico poco coraggioso che ha smarrito la sua vocazione originaria, e che potrebbe esser disposto ad ospitare in giunta i principali responsabili della situazione in cui versa la città, o tapparmi il naso e riporre la mia fiducia nel candidato tra i due più adeguato a ricoprire la carica di Primo Cittadino. Se ne facessi una questione personale non avrei dubbi. Chiunque abbia analizzato gli esiti del voto si sarà tuttavia reso conto del fatto che l’elettorato, nonostante tutto, abbia già lanciato un messaggio chiaro alla “ditta”, punendo il Partito Democratico con un misero 16,38% dei consensi. Per intenderci: Roberto Giachetti nel 2016 riuscì a raggiungere il 17%. Quando è in ballo l’interesse della collettività sono tuttavia abituato a tenere a freno il trasporto emotivo per lasciare prevalere la parte di me più razionale e analitica. La mia indole, soprattutto a fronte dell’esperienza “traumatica” da cui la città è appena uscita, mi consiglierebbe di propendere per il “meno peggio”. Ma esiste davvero qualcosa di peggio del PD romano? Se sino a ieri non avremmo avuto dubbi il centrodestra è riuscito incredibilmente nell’arduo intento di fornire agli elettori una risposta affermativa questa domanda: si, esiste. Per questo, nonostante tutto, il 17 mi recherò alle urne esprimendo la mia preferenza per il candidato a mio parere più idoneo a governare la città, Roberto Gualtieri.

Mirko VENTURINI

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