Il vero nodo da sciogliere | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

foto di Reddito di Cittadinanza
Reddito di Cittadinanza

E’ di queste ore, la notizia che il Reddito di Cittadinanza (RdC) sarà prorogato fino a Dicembre di quest’anno; Poi si vedrà, se cancellarlo e modificarlo… Un primo bilancio di ciò che è stato, si fa presto a farlo. Per il RdC, lo Stato ha speso circa € 9 Mld l’anno (Dati Unimpresa), mentre per la Ricerca, ne ha spesi € 4 Mld l’anno, ed altrettanti ne ha spesi per le opere infrastrutturali. Il risultato, per il Paese, è impietoso: ha dovuto ridimensionare i fondi per l’istruzione, la Ricerca, e per le grandi opere pubbliche, riducendo così la crescita economica, e la creazione di nuovi posti di lavoro”; Qualcuno ha dichiarato che: “quando uno Stato, tassa chi lavora ed assicura un reddito a chi non lavora, apre le porte alla disoccupazione”.

Nessuno può abolire la povertà se non dispone delle risorse da distribuire. In realtà, il RdC, nato come misura assistenziale per contrastare la povertà, è stato caricato, poi, di altre funzioni, vincolandolo alla ricerca di un’occupazione che si è rivelata del tutto aleatoria. Per le tutele assistenziali, è stato un flop, perché non si è considerato, che l’intervento Assistenziale era già materia prevista dalla Costituzione, “che riconosce il diritto al mantenimento e all’ assistenza sociale, dei cittadini inabili o privi di mezzi di sostentamento”. Il Sistema vigente, prevede infatti che sia l’INPS ad erogare, le Pensioni sociali, a quelli che non hanno versato contributi e non avrebbero diritto ad alcuna forma di sostegno. Non tener conto di ciò, ha indotto più soggetti, nel corso delle varie legislature, a promuovere leggi, quasi sempre, inutili se non addirittura dannose. Nel mese di Gennaio 2018, è stato approvato il Reddito di inclusione sociale (REI), in sostituzione del precedente Sostegno all’inclusione attiva (SIA), e, l’anno dopo, a Gennaio 2019, il Reddito di cittadinanza (RdC).

Il capitolo dell’Assistenza sociale, è argomento troppo serio e complesso per essere affrontato con leggi e leggine, fatte solo per tener fede a delle promesse elettorali. Si è sempre chiesto, ad alta voce, di finanziare la gestione dell’Assistenza con la fiscalità generale, ma nessuno ha mai detto che anche la fiscalità generale viene alimentata con i prelievi contributivi della forza lavoro occupata. Perciò, quando si parla di contrasto alla povertà, si deve avere il coraggio di dire, come e dove si reperiscono le risorse necessarie, sapendo che negli anni a venire, la forza lavoro si andrà sempre più riducendo, mentre, la fascia improduttiva, della popolazione è destinata progressivamente ad accrescersi. C’è quindi uno squilibrio di fondo fra l’area produttiva che genera le risorse e quella improduttiva che le assorbe.

QUESTO È IL NODO DA SCIOGLIERE!
Nel caso del RdC, si è pensato che il nodo, si potesse sciogliere, ancorando il sussidio alla all’accettazione di un lavoro che non c’è, procurato dai Centri per l’impiego, sorretti dai Navigator… Il risultato dell’operazione, dopo un triennio, è stato semplicemente fallimentare. L’unica nota positiva l’attenzione su di un problema che non potrà rimanere irrisolto, per molto tempo ancora. Nel dibattito sul RdC si è riaperta la discussione sui temi del Lavoro e dell’Assistenza. In questa discussione, un posto di primo piano è quello: del “sostegno al reddito, di chi perde il lavoro e quello di chi, il lavoro lo cerca, ma non lo trova…”. Il Primo, riguarda la Riforma dell’attuale sistema della CIG; il Secondo, le Politiche attive del lavoro rivolte ai giovani in cerca della prima occupazione. Su questi argomenti, si affacciano ora, le prime proposte alternative, sulle quali vale la pena soffermarsi.

  1. La prima riguarda la Riforma della CIG
    L’attuale regime di sostegno al reddito dei lavoratori espulsi dalle imprese, va radicalmente ripensato. Oggi, i lavoratori espulsi o sospesi entrano nei circuiti dell’Assistenza, ma restano tagliati fuori dai programmi di reinserimento nel mondo produttivo. Il sistema, che regola il Mercato del Lavoro, non dispone di una struttura dedicata, né pubblica né privata, che se ne faccia carico.
  2. La seconda riguarda le Politiche per l’occupazione giovanile Per l’occupazione giovanile, stanno nascendo proposte tendenti a sostituire il RdC, con la trasformazione dell’attuale Servizio Civile Universale, in una Struttura di formazione- Lavoro, per saldare il mondo dell’istruzione con quello del lavoro. Non è pensabile che la qualità ed il livello dell’istruzione possano prescindere dalle trasformazioni e dai fabbisogni della struttura produttiva del Paese. Lo scollamento che caratterizza, oggi, il mondo della scuola e quello del lavoro è fra i principali obiettivi che devono essere affrontati e risolti, se si vuole aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro. Non c’è alcun nesso fra RdC e Servizio Civile Universale, ma è indubbio che nel quadro delle riforme di cui si sta occupando il Governo, si trovi lo spazio per ripensare ad una struttura pubblica, come il Servizio Civile Universale che, invece di occuparsi di temi vaghi e generici, si occupi a pieno titolo dei problemi legati all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Il Servizio civile Universale, così come lo conosciamo, è nato 20 anni fa (2001), dopo l’abolizione del Servizio militare di leva, che obbligava i giovani a dedicare, alcuni mesi della propria vita, a prepararsi all’uso delle armi, per la difesa della Patria. Il SC, ha tentato di sostituire quell’obbligo, con una scelta volontaria, al servizio di: una difesa non armata della Patria. Nel corso di questi 20 anni, ha subito diverse mutazioni in cerca di un ruolo effettivo che ne giustificasse l’esistenza. Prima con l’istituzione dei Corpi civili di Pace, poi come struttura di supporto al Terzo settore, fino agli odierni Piani Programmatici con un costo per lo Stato di 3 milioni di uro; un organico di un centinaio persone per avviare verso esperienze sociali, (nel corso del 2017) non più di 40 mila giovani, per la maggior parte provenienti da 3 regioni meridionali: Campania, Puglia e Sicilia. LA PROPOSTA Una proposta concreta, che ci sentiamo di avanzare, per agevolare l’inserimento lavorativo dei giovani, sarebbe quella di trasformare l’attuale Servizio civile, in una struttura di collegamento organico, fra Mondo della scuola e mondo del lavoro, cogestita dalla Stato e dalle Organizzazioni imprenditoriali.

Il bacino degli utenti di questo Servizio sarebbe costituito dalla popolazione giovanile in uscita dal sistema scolastico; l’articolazione del Servizio potrebbe ricalcare il modello attuale, distribuito su base regionale; I docenti ed i formatori dovrebbero essere docenti delle scuole e personale delle imprese. Ai giovani formandi, verrebbe assicurato un salario minimo, finanziato con un contributo pubblico ed uno privato. Si chiuderebbe così un circolo vitale che non ha mai trovato spazio nella visione di uno Stato moderno. impegnato a valorizzare tutte le risorse umane di cui il Paese dispone.

Pino CAMPIDOGLIO
Mezzogiorno Federato Campania

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