08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Buonasera Sud

Cosa ci raccontano le elezioni amministrative

elezioni
Le elezioni regionali e comunali

Buon lavoro ai sindaci eletti: Matteo Lepore csx (Bologna), Michele De Pascale csx (Ravenna), Jamil Sadegholvaad csx (Rimini), Alessandro Ciriani cdx (Pordenone), Damiano Coletta csx (Latina), Roberto Gualtieri csx (Roma), Marco Russo csx (Savona), Beppe Sala csx (Milano), Davide Galimberti csx (Varese), Alessandro Canelli cdx (Novara), Stefano Lo Russo csx (Torino), Antonfrancesco Vivarelli Colonna cdx (Grosseto), Roberto Dipiazza cdx (Trieste), Pietro Morittu csx (Carbonia). Li aspetta un compito arduo. Sono il primo presidio della “flawed democracy”.

L’istituzione più vicina al corpo elettorale. Sono stati eletti da chi non ha rinunciato ad avvalersi del diritto/dovere del voto per sceglierli. I Sindaci possono restituire la fiducia nello Stato, nelle Istituzioni democraticamente elette. Opereranno in condizione di grande difficoltà. Sarà più facile se lo faranno con una governance che esprima una visione delle loro Comunità. Il voto ha scelto quella visione. Il sindaco eletto è l’espressione di quella identità. La pandemia ci ha insegnato che la competenza e la capacità di essere puntuali sono il primo termine di paragone sul quale gli elettori si esprimono. La nostra particolare attenzione è rivolta ai Sindaci del Mezzogiorno: Gaetano Manfredi csx (Napoli), Carlo Marino csx (Caserta), Vincenzo Napoli csx (Salerno), Piero Castrataro csx (Isernia), Clemente Mastella centro (Benevento) Franz Caruso csx (Cosenza). La pandemia ha reso dirompenti quegli squilibri che hanno segnato il malessere crescente nel nostro Paese. Il Sud non è più periferico e marginale rispetto all’Italia e all’Europa.

La Commissione europea nelle indicazioni del Recovery ha chiaramente indicato la priorità del risanamento e rilancio del Mezzogiorno in un contesto di nuova attenzione per l’Europa mediterranea. Un’ occasione, che il Mezzogiorno, non può affrontare diviso, disperso in piccole realtà, modesti progetti, mancanza di idee e prospettive. Il tracollo dei sovranisti: E’ una sconfitta pesante per il cdx di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Meno di due mesi fa Meloni e Salvini sembravano inarrestabili. Per quanto abbiano provato a cavalcare la dimensione anti-sistema non ha funzionato, anche perché la gente ha dimostrato di temere più il covid che gli sbarchi a Lampedusa. Le amministrative hanno reso evidente che Lega e FdI non hanno una classe dirigente all’altezza, né sono in grado di esprimere candidati attrattivi. E’ la prima lettura di un risultato così deludente. Giorgia Meloni, dopo due anni di ascesa ininterrotta, subisce il primo importante stop.

La sconfitta di Enrico Michetti a Roma grava soprattutto su di lei che lo ha sponsorizzato e fortemente voluto. Tanto vale anche per Milano e Salvini. La sconfitta di Michetti brucia quanto quella di due settimane fa nel capoluogo lombardo. Sono due facce della stessa medaglia. La competizione tra i due per la leadership del cdx ha avuto come evidente obiettivo quello di evitare che l’altro potesse beneficiare del risultato elettorale. I primi a capirlo sono stati Albertini a Milano e Bertolaso a Roma che, con un sostegno unanime, avrebbero potuto giocarsi diversamente la partita, eppure si son chiamati fuori. La rivincita di Berlusconi: a lui è attribuibile l’unica vittoria indiscutibile, quanto prevedibile.

Quella di Occhiuto in Calabria, candidato politico, capogruppo di FI alla Camera, che va al di là dell’oggettive difficoltà del centro sinistra calabrese diviso e perdente. A Berlusconi viene riconosciuto, anche da Enrico Letta, il merito di essere stato il leader federatore che oggi al cdx manca e continua a mancare nella contesa fra Salvini e Meloni. D’altra parte un peso e un merito lo ha avuto anche la diversa collocazione del cdx rispetto al governo Draghi e alla sua maggioranza. La convinta determinazione di FI, quella ondivaga e con posizioni diverse e distinte nella Lega, quella di FdI che non riesce a raccogliere la posizione di rendita di unica opposizione antisistema. Anche la mozione strumentale di Giorgia Meloni contro il Ministro Lamorgese trova la ferma opposizione di FI: “non votiamo mozioni contro i ministri di un governo di cui facciamo parte”…

La parabola discendente del populismo grillista: uno vale uno, l’inganno si reggeva sul bisogno di riscatto sociale, ma si alimentava di una mistificazione: “una cuoca avrebbe potuto governare lo Stato”. La rivoluzione si compì, le cuoche rimasero in cucina. L’inganno della democrazia diretta si è ripetuto dopo un secolo dalla rivoluzione d’ottobre. Non le cuoche, ma venditori di gelati sono giunti in effetti al potere. Sindaci delle più grandi città: Roma, Torino e poi al governo del paese, del “palazzo d’inverno” che volevano aprire come una scatoletta di tonno. Sono passati dal ruolo d’incendiari a quello di pompieri. La parabola si va estinguendo. Non hanno più sindaci. Non sono stati determinanti da nessuna parte. Conte vorrebbe liberarsi dal recente passato ma la gestione con Arcuri pesa come un macigno. Si sono letteralmente sputtanati nella gestione della pandemia. Sarà la magistratura ad accertarlo. I “traffici” di mascherine e banchi a rotelle restano un marchio indelebile… Il fattore Mario: stabilità e credibilità del governo Draghi hanno restituito prestigio interazionale all’Italia ma sono legate alla sua permanenza a palazzo Chigi. Se a febbraio decidessero di portarlo al Quirinale, l’attuale fragile equilibrio precipiterebbe in una tempesta perfetta. Chi preferisce il rischio della tempesta sarebbe disponibile a cedere il Quirinale. “Questa è una maggioranza chiaramente anomala, non è un’unità nazionale ma è su Draghi, una persona fisica”. “Ci saranno le Amministrative e discrete crepe intorno al governo, poi arriverà l’elezione del capo dello Stato. Ma se Draghi dovesse decidere per la presidenza della Repubblica, non vedo come il governo potrebbe andare avanti”. Il concetto espresso da Giorgetti è molto chiaro: l’attuale maggioranza di governo si regge intorno alla figura di Draghi e, di conseguenza, se il Presidente del Consiglio dovesse decidere di trasferirsi da Palazzo Chigi al Quirinale, non resterebbe altra strada in Italia che le elezioni politiche anticipate, rispetto alla scadenza naturale di questa legislatura. il Presidente Draghi a metà gennaio 2022, andrà a Bruxelles per chiedere la seconda tranche del Recovery Fund e in quella sede gli interlocutori comunitari chiederanno in modo particolare solo due cose:

I SAL GIÀ EROGATI (lo Stato di Avanzamento Lavori è l’atto contabile funzionale al pagamento delle rate di acconto); Le WBS (work breakdown structure), l’elenco di tutte le attività di un progetto, che aiutano il project manager nell’organizzazione delle attività di cui è responsabile e testimoniano la diretta correlazione tra Stato di Avanzamento erogato ed il reale avanzamento delle opere inserite nel cronoprogramma dei lavori. Sarà una “Mission impossibile” per il Presidente Draghi ottenere la seconda tranche di risorse da interlocutori comunitari che credono solo a degli indicatori misurabili e per autorizzare l’ulteriore accesso alle risorse chiedono riscontri oggettivi, figuriamoci per un altro PdC… Tutti avranno interesse a chiedere a Mattarella un sacrificio per il Paese…

L’astensionismo: un calo storico dell’affluenza al voto, meno di un elettore su due. Il crollo della partecipazione ha inciso in maniera importante sull’esito di queste elezioni amministrative. Una democrazia che esprime una partecipazione così bassa al voto è una democrazia in crisi. E’ possibile che il governo Draghi e la maggioranza larghissima che lo sostiene, pur tra diversi scossoni, ha demotivato e sfiduciato gli elettori più ‘identitari’. Ma le radici di un astensionismo così macroscopico sono più profonde, segno che ormai la politica fatta di slogan e contrapposizioni per lo più sterili, da consumare nei 140 caratteri di un tweet o nello spazio di una diretta Facebook, stia alimentando la convinzione che la politica sia innanzi tutto buona amministrazione e ricerca del bene comune.

La nuova dimensione del civismo: La sfiducia dei cittadini nella politica ha fatto emergere il civismo. Il rischio è che anche il civismo sia strumentalizzato a fini elettorali. Quel tipo di associazionismo legato da rapporti di convenienza o di clientela a cui i partiti affidano il compito di mostrare il loro volto civico. Si presume che questo tipo di associazionismo, collaterale e subalterno, difficilmente riesca a suscitare fiducia tra i cittadini. Nessuno pensi di imbonire gli elettori con maschere di civismo che non siano corroborate da comportamenti concreti e coerenti. Quei candidati che si affannano a dichiarare il proprio profilo civico con liste personali che, per quanto potranno essere composte da persone qualificate, sono pur sempre espressione di parzialità. La domanda di partecipazione è stata la motivazione principale che ha spinto persone con analoghi intendimenti alla ricerca di soluzioni unitarie per il buongoverno della città. Il lavoro si è concentrato sul merito dei problemi, ma soprattutto ha sperimentato il metodo partecipativo, l’unico che consente di conciliare la varietà di interessi politici, culturali, professionali, sociali che descrivono la loro complessità Mentre si sono potuti raccogliere e sintetizzare qualificati apporti dal mondo dei saperi, delle professioni, della ricerca e da tanti cittadini-utenti esclusi dal dibattito pubblico, sono mancati analoghi risultati in ambito politico. Questa stessa circostanza riconferma quanto siano poco incorporate le culture partecipative e i valori del civismo nella vita dei partiti e nel sistema politico. il civismo non è la negazione della politica, ma un modo di partecipare ad essa: pezzi di società più o meno grandi si auto-organizzano politicamente a difesa dei propri interessi (spesso di natura economica o territoriale) o per sostenere battaglie e posizioni ideali che si considerano trascurate. Da Milano a Napoli, passando per Bologna, queste forme di aggregazione civica hanno svolto un ruolo determinante nella elezione dei sindaci e nella composizione dei Consigli Comunali, nei quali dovranno garantire un contributo di specifica e qualificata rappresentatività.

LA MISSION DI MEZZOGIORNO FEDERATO
Cambiare la prospettiva con cui si percepisce il Paese. Va rivista in chiave più Mediterranea. Nel Mediterraneo l’Unione Europea è in gran parte Italia. L’Italia è in gran parte Mezzogiorno. Il popolo meridionale dell’Italia Mediterranea deve essere protagonista della rinascita. Il Mezzogiorno federato, può e deve agire come soggetto omogeneo di quasi venti milioni di abitanti perché ha la massa critica, politica, economica, culturale, per essere protagonista del suo futuro nello scenario euro-mediterraneo. Serve quindi stimolare comunità civiche basate su rapporti orizzontali di reciprocità e cooperazione, per promuovere la fiducia, l’impegno civile, la tolleranza, lo sviluppo autopropulsivo con la valorizzazione delle risorse locali, l’autodeterminazione politica nell’attuazione delle materie di competenza regionale, attraverso progetti che dovrebbero essere elaborati, realizzati e gestiti con il metodo federativo. Con un patto tra le singole regioni, nel quale ciascuna di esse mantiene la sua identità e si unisce alle altre nella definizione e nella realizzazione di questi progetti.

Il quadro politico nel quale è nato Mezzogiorno Federato è quello del Governo del Presidente Mattarella, come protagonista di una forte iniziativa per l’interesse generale. Un movimento pronto a lavorare per l’unità del Mezzogiorno; ma anche un movimento dove ogni cittadino possa sentirsi leader perché non si troverà mai a lottare per qualcosa che non faccia parte dei suoi interessi e delle sue convinzioni. Per questo abbiamo scelto di aprire il Movimento alla partecipazione di tutti, senza avere pregiudizi per le propensioni ideologiche dei singoli, nella comune scelta di accantonarli per dare forza solamente in ciò che possa essere utile al territorio ed alla sua popolazione. Non sarà una passeggiata, ma è questa la mission che ci consentirà di contribuire con la nostra “tenda” a quel “campo largo” che ci attende.

Alfredo VENTURINI
Esecutivo Nazionale
Mezzogiorno Federato

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