27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 09:57:00

Buonasera Sud

Sanità Territoriale: superare la debolezza del sistema

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Studio medico

E’ circolata in questi giorni la bozza del Documento, ulteriormente perfezionato dall’Agenzia Nazionale Sanitaria (AGENAS) e dal Ministero della Salute, di riorganizzazione dell’assistenza Sanitaria Territoriale. La pandemia da Covid 19 se, per un verso, ha evidenziato non poche criticità e smagliature importanti nella rete dei presidi sparsi sul territorio delle ASL, per altro verso può costituire la traccia da sviluppare per una riforma incisiva ed efficace della risposta sanitaria di prossimità.

Il Documento di cui parliamo, viceversa, prima facie appare più come una rilettura scolastica e burocratica dell’esistente che non una riconsiderazione dei punti di debolezza del sistema, sia in regime di emergenza che in situazioni di ordinarietà. La nuova nomenclatura delle Case di Comunità, così come degli Ospedali di Comunità, rispetto alla denominazione attuale di Case della Salute e di Ospedali del Territorio, risulta stantia e conservatrice: la mancata riscrittura delle funzioni innovative delle Associazioni dei Medici di Famiglia, dei Pediatri di libera scelta e degli Specialisti ambulatoriali interni, nonché delle Strutture della Continuità Assistenziale costituisce un’occasione perduta per rendere questi presidi fortemente impattanti sulla domanda di salute dei cittadini; la totale assenza di flessibilità nella distribuzione delle strutture territoriali complessivamente individuate, effettuata attraverso criteri pressoché esclusivamente numerici e non in funzione della mappa epidemiologica della popolazione, appare acritica e ulteriormente incapace di fronteggiare i reali bisogni dei fruitori dei servizi; ancora più grave appare la carenza di efficaci modelli di integrazione tra Assistenza territoriale e Assistenza ospedaliera funzionale a massimizzare gli effetti dei due diversi setting assistenziali; ancora, la mancata rivalorizzazione dei Dipartimenti di Prevenzione, attraverso l’individuazione di funzioni di coordinamento più stringenti e utili a prevenire o fronteggiare l’insorgenza di emergenze quali quella attualmente in atto dimostra come non si sia capitalizzata l’esperienza accumulata in questi lunghi e difficili mesi; infine, l’assenza di qualsivoglia ponderazione economica necessaria a supportare l’irrinunciabile rafforzamento complessivo dell’armatura sottesa all’erogazione delle prestazioni, lascia notevolmente perplessi circa l’effettiva volontà di restituire nuova e più complessa efficacia al modello proposto in sostituzione dell’esistente.

Il giudizio, poi, resta sospeso sul ruolo e la funzionalità di presidi la cui definizione è rinviata “ad ulteriori approfondimenti” quali le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), vero e proprio tallone d’Achille nella prima fase dell’emergenza pandemia italiana, sul rilancio delle Farmacie, dimostratesi presidi fondamentali e troppo spesso sottoutilizzate, sui Servizi di Salute Mentale (e bisognerebbe aggiungere quelli per le Dipendenze) vere e proprie cenerentola evanescenti nell’attuale contesto organizzativo, nonché sul grande e decisivo capitolo della Telemedicina che, proprio utilizzando massivamente le risorse del PNRR, deve passare da mera enunciazione di principio a concreta diffusione in tutte le strutture territoriali individuate. Solo per memoria, non avendone trovato traccia, suggeriamo di dedicare particolare attenzione agli hospices pediatrici (pressoché assenti sul territorio) e alle strutture del Dopo di Noi, necessarie a dare serenità a quanti nel fine vita sanno di abbandonare minori in assoluto stato di necessità.

Alberto TEDESCO

Mezzogiorno Federato Puglia

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