08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Buonasera Sud

I tecnici del futuro e i dubbi sulle strade da seguire

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I tecnici del futuro e i dubbi sulle strade da seguire

Chi come me conosce il mondo dell’alta formazione universitaria da lungo tempo sa benissimo che i nostri tecnici erano tra i più apprezzati in Europa per la loro rigorosa preparazione, così che le nostre imprese si sono sempre distinte per capacità ed innovazione. Il miracolo italiano degli anni 60 è stato certamente anche frutto di una università qualificata capace di trasferire conoscenza. Quello che sembrava un modello da imitare subirà, però, negli anni modifiche sempre più importanti, spesso dettate da tentativi di riforma approssimativi e dai dubbi risultati.

Negli anni ottanta, infatti, i corsi di laurea dell’area tecnica subiranno importanti arretramenti sulla qualità degli insegnamenti, per buona parte determinati dalla esigenza di aumentare il numero dei laureati da immettere sul mercato del lavoro. Sempre di più nei sistemi di valutazione universitaria iniziò ad avere un ruolo determinante la regolarità della carriera accademica degli studenti, come se questa non fosse in primo luogo legata dalla loro capacità di apprendimento. Si avviò, in questo modo, una pericolosa fase nella quale il docente più efficace e capace era quello che aveva migliori risultati agli esami, con un evidente arretramento delle competenze dei futuri professionisti. Sempre con l’ansia di aumentare la “produzione di laureati” furono avviate nell’ordine la riforma che ha istituito la laurea di primo livello triennale e quella magistrale biennale e più recentemente la laurea “professionalizzante” che, per molti aspetti, ha profili che si sovrappongono agli obiettivi formativi degli ITS – Istituti Tecnici Superiori che saranno presto riformati negli ITS Academy. La recente approvazione alla Camera dei Deputati del disegno di Legge dal titolo “Ridefinizione della missione e dell’organizzazione del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore”, nonché le previsioni di finanziamento per 1,5 miliardi di euro degli interventi finalizzati allo “Sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria – ITS” , sembrano volere puntare su questo sistema formativo per assicurare buona parte dei tecnici al nostro sistema produttivo. I futuri ITS Academy, dovranno realizzare un piano di formazione parallelo a quello Universitario composto da due livelli.

Il primo, con durata di 4 semestri ed “almeno 1.800/2.000 ore di formazione”; ed il secondo con durata di 6 semestri e almeno 3.000 ore di formazione. Complessivamente, quindi, la durata complessiva del sistema formativo dei nuovi ITS ammonta a 5 anni, come quelli necessari ad un percorso completo Universitario. Le dichiarazioni di principio che si leggono nei documenti della proposta di legge sono quelli di creare percorsi formativi collegati alle realtà produttive e più in generale al mondo della lavoro al fine di rendere la formazione più coerente alle reali esigenze. Queste affermazioni sembrano, quindi, ribadire che la esigenza degli ITS Academy è determinata dalla “scarsa capacità” del sistema Universitario di interpretare e trasmettere conoscenze utili al mondo del lavoro, così da avere bisogno persino di nuove lauree professionalizzanti. E come se non bastasse, la sovrapposizione con il sistema Universitario diventa ancora più evidente attraverso la lettura degli articoli che definiscono i compiti nell’ambito di operatività degli ITS Academy che, oltre al compito prioritario di potenziare e ampliare la formazione professionalizzante di tecnici superiori con elevate competenze tecnologiche e tecnico-professionali, hanno quello di sostenere: – la diffusione della cultura scientifica e tecnologica; – l’orientamento dei giovani verso le professioni tecniche e l’informazione delle loro famiglie; – l’aggiornamento e la formazione in servizio dei docenti di discipline scientifiche, tecnologiche e tecnicoprofessionali operanti nella scuola e nel sistema della formazione professionale; – le politiche attive del lavoro, soprattutto per quanto attiene alla transizione dei giovani nel mondo del lavoro, anche mediante organici raccordi con gli enti che si occupano della formazione continua dei lavoratori; – il trasferimento tecnologico, soprattutto alle piccole e medie imprese.

Ed, inoltre, nel primo quinquennio di applicazione della legge, sarà priorità strategica degli ITS Academy la formazione professionalizzante di tecnici superiori per soddisfare i fabbisogni formativi collegati alla realizzazione di piani di intervento previsti dal PNRR, con particolare riferimento a: – transizione digitale, anche ai fini dell’espansione dei servizi digitali negli ambiti dell’identità (ad es., SPID, CIE), dell’autenticazione (ad es., per le sottoscrizioni elettorali), della sanità e della giustizia; – innovazione, competitività e cultura; – rivoluzione verde e transizione ecologica; – infrastrutture per la mobilità sostenibile. Completano il sistema degli ITS Academy le norme per l’accreditamento, quelle per la scelta dei docenti ed il controllo della qualità della formazione. Due sistemi, quello degli ITS Academy e delle Università che sembrano muoversi su binari paralleli. Una differenza sostanziale alla fine, però, la si ritrova! L’autonomia delle Università è sancita dall’ art. 33 della costituzione, mentre il controllo sulla fondazione che costituisce l’ITS sarà affidata al Prefetto della provincia in cui ha sede legale. Viene il legittimo dubbio che si tratti di un nuovo, tipico pasticciaccio all’ Italiana.

Giovanni TESORIERE
Pro-Rettore e Preside della Facoltà di Architettura di Enna “Kore”

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