27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

foto di Allagamenti a Catania - foto di Sicilianews24
Allagamenti a Catania - foto di Sicilianews24

“Esorto tutta la popolazione a non uscire da casa se non per ragioni di emergenza, perché le strade sono invase dall’acqua. Sono in contatto con la Protezione civile nazionale e nelle prossime ore faremo una riunione con il Prefetto e le altre forze dell’ordine per fronteggiare il disastro di questi momenti”. Nelle parole del sindaco di Catania, Salvo Pogliese, c’è tutta la drammaticità, della situazione venutasi a determinare nel capoluogo etneo e nell’intera Sicilia orientale, a seguito delle eccezionali piogge, del forte vento ed in genere delle violente condizioni meteorologiche, che da diverso tempo flagellano l’intera zona provocando danni alle coltivazioni ed alle varie attività economiche.

Da giorni la città, già reduce dai fenomeni legati alla forte caduta di sabbia e lapilli vulcanici, che hanno anche paralizzato la vita di numerosi centri della zona ionica, e che hanno messo in forte crisi numerosi settori produttivi e commerciali, vive una condizione senza precedenti per violenza e intensità. In tal senso, è da segnalare l’intollerabile morte per annegamento di una coppia di coniugi a Scordia e di un uomo a Gravina di Catania, i quali, nonostante l’intervento tempestivo dei presenti, sono stati travolti ed uccisi dal defluire impetuoso delle acque lungo le principali arterie stradali, che collegano il capoluogo con i comuni della cintura urbana, trasformatesi in fiumi in piena. In circostanze simili la retorica rivendicazionistica delle parole e dei mancati interventi infrastrutturali non ha davvero senso, tuttavia non si può fare a meno di ricordare che la situazione idrogeologica della zona etnea è ben nota ed è tra le più pericolose dell’intera Sicilia, anche a causa dei dissennati interventi di cementificazione selvaggia che, a cavallo degli anni ‘70/‘80, hanno profondamente modificato la morfologia e le condizioni del territorio, alterandone la capacità di drenaggio e smaltimento delle acque.

Un capitolo a parte, che però risulta collegato con le piogge di questi giorni, per via dell’otturazione dei tombini che si viene a determinare, riguarda, invece, l’emissione di materiale piroclastico da parte dell’Etna, che ha messo in crisi, oltre che i cittadini e gli operatori economici dei centri urbani interessati, anche le amministrazioni comunali, a causa della inadeguatezza dell’impianto normativo riguardante la raccolta e soprattutto il costo dello smaltimento di un simile tipo di rifiuto. Appare evidente che, in una situazione del genere, che purtroppo è destinata a ripetersi, a seguito delle profonde trasformazioni climatiche e dell’intensa attività eruttiva, gli interventi straordinari da porre in essere per fare fronte agli eventi non sono più sufficienti ed è necessario pensare ad un piano di azioni organiche, che non può non trovare supporto economico se non che in un insieme di misure infrastrutturali da progettare, finanziare e realizzare in tempi brevissimi. In tal senso, nel più assoluto silenzio da parte delle autorità nazionali e regionali, Unità Siciliana-Le Api ha dato incarico ad alcuni esperti di individuare e mettere a disposizione degli interessati un sistema attraverso il quale non solo sia possibile utilizzare la sabbia vulcanica a fini produttivi, evitando alle amministrazioni comunali ed ai cittadini di doversi sobbarcare le spese di conferimento in discarica divenute ormai insopportabili, ma permettendo anche a chi raccoglie il prodotto, sia esso soggetto pubblico o privato, di non doverci rimettere e persino di guadagnare qualcosa.

Salvo FLERES

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