05 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 06:54:46

Buonasera Sud

Sicilia “temporaneamente” chiusa per allagamenti…

foto di Alluvione a Catania
Alluvione a Catania

È quel temporaneamente che ci indigna. Basta scorrere gli Avvisi della Protezione Civile per comprendere che il problema si ripropone con continua drammaticità: “In presenza di condizioni strutturali inadeguate dei corsi d’acqua e delle reti fognarie e in caso di beni ubicati in prossimità o all’interno di zone vocate al dissesto idrogeologico e idraulico, le criticità possono manifestarsi in maniera più gravosa a prescindere dai quantitativi previsti e/o reali di pioggia”. “Possibili criticità di tipo geomorfologico (frane) e/o di tipo idraulico nei piccoli bacini (< 50 kmq) e nelle aree urbanizzate. Le operazioni effettuate dai gestori degli impianti di ritenuta possono causare fenomeni localizzati o diffusi di esondazione a valle delle dighe in relazione agli eventuali ulteriori apporti fluviali, nonché allo stato di manutenzione dei corsi d’acqua”.

Queste alluvioni lampo, una volta rarissime, da circa un decennio stanno diventando sempre più presenti e spesso le nostre città finiscono letteralmente sott’acqua. Se cadono 300/350 mm. d’acqua in poche ore queste restano bloccate nell’asfalto e non assorbite da terreni liberi, complici anche i sistemi di smaltimento delle acque meteoriche delle nostre città che erano e sono concepite per piogge normali. Le piogge violente e improvvise stanno diventando un fenomeno in aumento per cui in tutti i nostri centri urbani sarà necessario riprogrammare i sistemi di drenaggio e smaltimento delle acque piovane. Misure per il contrasto al dissesto idrogeologico, la riforestazione, l’utilizzo efficiente dell’acqua e il miglioramento della qualità delle acque interne e marine sono previste nel PNRR nella Missione riferita alla sicurezza del territorio, intesa come la mitigazione dei rischi idrogeologici con interventi di prevenzione e di ripristino, salvaguardia delle aree verde, interventi di forestazione urbana, infrastrutture idriche primarie, agrosistema irriguo, fognature e depurazione, tutti aspetti fondamentali per assicurare la salute dei cittadini e, sotto il profilo economico, per attrarre investimenti.

Il primo ambito di intervento è volto a rafforzare la capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico. Il secondo ambito di intervento è mirato a prevenire e contrastare gli effetti del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio. Un investimento che prevede 2,49 miliardi di euro per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico che compromettono la sicurezza della vita umana, la tutela delle attività produttive, degli ecosistemi e della biodiversità, dei beni ambientali e archeologici, l’agricoltura e il turismo. Per ridurre gli interventi di emergenza, sempre più necessari a causa delle frequenti calamità, è necessario intervenire in modo preventivo attraverso un ampio e capillare programma di interventi strutturali e non strutturali. A interventi rivolti a mettere in sicurezza da frane o ridurre il rischio di allagamento nelle aree metropolitane, si affiancano misure non strutturali previste dai piani di gestione del rischio idrico e di alluvione. L’obiettivo è portare in sicurezza 1,5 milioni di persone oggi a rischio. Nelle aree colpite da calamità saranno effettuati interventi di ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate, nonché interventi di riduzione del rischio residuo, finalizzato alla tutela dell’incolumità pubblica e privata, in linea con la programmazione e gli strumenti di pianificazione esistenti.

Il Piano è una straordinaria opportunità per disegnare il futuro del Paese, ma con un cronoprogramma che prevede entro dicembre 2021 l’adozione del decreto di attuazione del piano; entro dicembre 2023 l’aggiudicazione di tutti gli appalti pubblici; entro dicembre 2025 sarà ripristinato il 100% delle strutture pubbliche; entro marzo 2026 1,5 milioni di abitanti saranno al riparo dai rischi idrogeologici. Per questo, tra le riforme, quella prioritaria per raggiungere gli obiettivi, è la semplificazione e accelerazione delle procedure per l›attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico. Servono fatti, progetti, decisioni esecutive cantieri al lavoro, che non siano il risultato finale di logoranti mediazioni fra istituzioni, partiti, e singoli portatori di interessi. Serve un “tavolo della democrazia efficiente”, dove comunità e territorio siano direttamente presenti e protagonisti. In questa fase della nostra vita associata, il governo rappresenta l’interesse generale: per questo è il Governo del Presidente, e non di un sistema politico che ha dimostrato la sua crisi e la sua incapacità a governare.

L’art. 1, comma 1, lett. c), del D.L. 59 di modifica della legge n. 225/92 (Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile), ha modificato l’articolo 5 in più parti prevedendo alcune rilevanti novità in relazione alla dichiarazione e alla durata dello stato di emergenza, demandando la deliberazione dello stato di emergenza al Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio. In particolare l’art. 5, comma 1, prevede che la delibera con cui viene dichiarato lo stato di emergenza: può essere emanata non solo al verificarsi degli eventi calamitosi, ma anche nella loro imminenza; dispone in ordine all’esercizio del potere di ordinanza, conferendo al Consiglio dei Ministri una competenza attributiva di tale potere; ha introdotto anche un nuovo comma 1-bis dell’articolo 5, apportando un’ulteriore novità al sistema di protezione civile attraverso l’introduzione di una durata massima dello stato di emergenza, pari a novanta giorni, prorogabile o rinnovabile di regola una sola volta – previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri – di ulteriori sessanta giorni.

Anche in questo caso il limite è costituito dalla “temporaneita” della emergenza, quando, come nel caso della Sicilia del Mezzogiorno e se vogliamo di tutto il paese, il dissesto idrogeologico costituisce una emergenza strutturale. La tutela degli interessi economici, sociali, ambientali dei cittadini sta prioritariamente nella salvaguardia del territorio, nella peculiarità territoriali, in un “Progetto” unitario e condiviso di realizzazione, valorizzazione e completamento della rete di infrastrutture fisiche e virtuali nel Mezzogiorno. Nella crisi del sistema politico, Mezzogiorno federato è nato per questo: dare alle Regioni del Sud una strategia comune, una capacità nuova di sviluppo, un risanamento della comunità e del territorio, un nuovo protagonismo economico e civile in un contesto diverso di crescita dell’Europa mediterranea. Non più rivendicazioni, contrapposizioni, lamentele, polemiche e vittimismo: ma affermazione dei diritti, insieme a proposte forti per la crescita, con il Sud, di tutto il Paese.

Mezzogiorno Federato

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