Il CdS sancisce il primato del principio di solidarietà | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Buonasera Sud

Il CdS sancisce il primato del principio di solidarietà

foto di Green pass
Green pass

L’impennata di contagi registrata negli ultimi giorni ha riacceso nel paese la discussione sulla proroga dello stato di emergenza e delle misure volte a limitare i contagi. Il trend di crescita registrato nel fine settimana (+ 32% di nuovi contagiati), e confermatosi fino al 2 Novembre (2834 nuovi contagi, 41 morti, 21835 nuovi ricoveri in terapia intensiva), ha portato il Ministro della Salute Roberto Speranza a paventare l’ipotesi di un’estensione delle misure di contenimento oltre il 31 Dicembre. Allo stato attuale, con oltre l’86% della popolazione vaccinabile che ha ricevuto la prima dose, e oltre l’83% della popolazione vaccinabile che ha completato il ciclo vaccinale, lo zoccolo duro resta quella parte della popolazione vaccinabile che rifiuta il vaccino per scetticismo nei confronti della sua efficacia scientifica, per i rischi connessi alla sua somministrazione, o semplicemente perché non nutre fiducia nell’offerta delle case farmaceutiche e nella comunità scientifica.

Secondo un’indagine effettuata dall’agenzia europea Eurofound il profilo dello “scettico” è quello di una persona compresa tra i 35 e i 49 anni, prevalentemente maschio, con un livello d’istruzione mediamente basso, in buona salute, che vive prevalentemente in zone rurali. L’indagine dimostra come la fonte d’informazione sia il principale propulsore di scetticismo: chi è critico nei confronti del vaccino e della sua validità reperisce informazioni principalmente attraverso il web ed in particolar modo attraverso i social media. Tra la popolazione scettica vi è poi una parte che attribuisce alla propria critica una connotazione ideologico-politica, identificando il grennpass come il lasciapassare per una ingerenza intollerabile nella sfera personale, una limitazione arbitraria, inaccettabile e continuativa alla libertà di scelta e di movimento. In che misura le perplessità manifestate da questa parte popolazione sono giustificate? Dal punto di vista del diritto appare piuttosto evidente come il tema dell’obbligo vaccinale, quanto quello delle limitazioni della libertà di movimento dovute all’introduzione del Green Pass, presentino profili di estrema complessità. Entrambi vanno infatti ad interessare valori e diritti costituzionalmente riconosciuti come fondamentali.

Per questa ragione è essenziale che la legittimità dei provvedimenti adottati sia vagliata dagli organi competenti: la Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato. In particolare, in merito all’obbligatorietà vaccinale, la Costituzione prevede all’art 32 che «Nessuno puo’ essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Per quanto invece concerne le limitazioni alla libertà di movimento, l’art 16 prevede che «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche». L’obbligatorietà vaccinale fu già oggetto di dibattito nel nostro paese nel recente passato, allorché fu introdotto per la scuola il Decreto legge 7 giugno 2017 , n. 73, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, modificato dalla Legge di conversione 31 luglio 2017, n. 119. Con questo decreto si prevedevano infatti dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per i minori stranieri non accompagnati. Al tempo il dibattito pubblico fu molto aspro. Si contestava una lesione del diritto allo studio tutelato all’art 34 della Costituzione, l’ingiustificato aumento del numero dei vaccini, il diniego dell’obbligatorietà del trattamento sanitario riconosciuto all’art 32.

Il dibattito si chiuse con il pronunciamento della Corte costituzionale, che con Sentenza n. 268/2017 sancì come legittimi gli obblighi vaccinali. In verità, già in passato, con sentenza n. 307 del 22.06.1990, la Corte aveva precisato come il diritto alla salute tutelato all’art 32 della Costituzione, non andasse esclusivamente inteso come individuale bensì come tutela dell’interesse collettivo. Quindi l’obbligatorietà del trattamento è legittima qualora miri a tutelare l’interesse della collettività. Le ragioni del movimento No Green Pass non sono tuttavia identificabili con quelle del movimento No Vax da sempre presente nel nostro paese. Le contestazioni mosse dal movimento sono di natura scientifica quanto giudica, e sono state puntualmente vagliate dal Consiglio di Stato, con Sentenza 3^ n. 7045-21. Il Consiglio di Stato si è di fatto pronunciato sul ricorso presentato da alcuni operatori sanitari nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in merito all’obbligatorietà vaccinale prevista all’art 4 del d.l. 44 del 2021, ed ha colto l’occasione per rispondere puntualmente ad ognuna delle contestazioni di fondo che costituiscono le ragioni d’essere del movimento No Green Pass, promuovendo principi di carattere generale. Analizziamole servendoci della sentenza prima citata. • I vaccini in commercio sono poco sicuri in quanto il periodo di sperimentazione è stato velocizzato in risposta all’emergenza. La pericolosità dei vaccini in commercio è provata dalle autorizzazioni condizionate rilasciate dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali).

Il collegio ha ritenuto infondate le contestazioni argomentando la decisione. In primis l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata non è una scorciatoia incerta … ma una procedura di carattere generale, idonea ad essere applicata, e già applicata in passato in altri casi. La circostanza che i dati acquisiti nella fase di sperimentazione siano parziali e provvisori …. nulla toglie al rigore scientifico e all’attendibilità delle sperimentazioni che hanno preceduto l’autorizzazione. Il fatto che venga rilasciata sulla base di dati meno completi rispetto a quelli necessari per la procedura ordinaria, non scalfisce quindi la validità di garanzie tutelate dal rispetto di obblighi precisi e predeterminati. Le principali condizioni per il suo rilascio sono che il rapporto rischio/beneficio del medicinale sia positivo, e che i benefici per la salute pubblica derivanti dalla disponibilità immediata sul mercato siano superiori rispetto alla sua assenza. […] Il carattere condizionato dell’autorizzazione, si legge nella sentenza, non incide sui profili di sicurezza del farmaco, ma impone al titolare di continuare la ricerca e gli studi al fine di confermare il rapporto rischi/benefici favorevole. L’AIFA stessa, continua la corte, ha precisato che nella messa a punto dei vaccini anti-COVID19 non è stata saltata nessuna delle fasi di verifica dell’efficacia e sicurezza. La corte specifica inoltre che gli eventi avversi sono stati 101.110, con un tasso di segnalazione – misura del rapporto fra il numero di segnalazioni inserite nel sistema di farmaco vigilanza e numero di dosi somministrate – pari a 120 ogni 100.000 dosi.

Di tutte queste segnalazioni l’85,4% si riferisce a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/ stanchezza. • Non è comprovata scientificamente la loro efficacia. Sul piano dell’efficacia la corte si rifà ai dati reperiti dall’ultimo bollettino rilasciato dall’Istituto Superiore della Sanità, i quali dimostrano come «l’efficacia preventiva è dell’89% nei confronti di una diagnosi di COVID-19 a circa sette mesi dopo la seconda dose» e che «per quanto riguarda i ricoveri in ospedale e i ricoveri in TI successivi a diagnosi di COVID-19 si è osservata una efficacia preventiva del 96% e nei confronti dei decessi del 99% a circa sei mesi dalla seconda dose». • In assenza di certezze scientifiche nel lungo periodo il legislatore dovrebbe lasciare libertà di scelta. Il legislatore, in una situazione pandemica che vede il diffondersi di un virus a trasmissione aerea, altamente contagioso e spesso letale per i soggetti più vulnerabili per via di malattie pregresse – si pensi ai pazienti cardiopatici, diabetici od oncologici – e dell’età avanzata, ha il dovere di promuovere e, se necessario, imporre la somministrazione dell’unica terapia – quella profilattica – in grado di prevenire la malattia o, quantomeno, di scongiurarne i sintomi più gravi e di arrestare o limitarne fortemente il contagio. • L’obbligatorietà, effettiva o indotta, lede il diritto all’autodeterminazione.

Nel bilanciamento tra i due valori, quello dell’autodeterminazione individuale e quello della tutela della salute pubblica, compiuto dal legislatore con la previsione dell’obbligo vaccinale nei confronti del solo personale sanitario, non vi è dunque legittimo spazio né diritto di cittadinanza in questa fase di emergenza contro il virus Sars-CoV-2 per la c.d. esitazione vaccinale. A tal proposito la sentenza cita i pronunciamenti della Corte Costituzionale in merito all’art 32 della Costituzione, che stabilisce un principio essenziale, ovvero che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri. • Non vi è certezza che il soggetto vaccinato non sia in grado di trasmettere il virus Sars-CoV-2 e, dunque, non si può ritenere che la sua somministrazione soddisfi il fine pubblico al quale è preordinata. Occorre rilevare che le evidenze registrate negli ultimi mesi, a vaccinazione avviata, e oggetto di studi – anche osservazionali – dimostrano come solo la vaccinazione stia producendo il risultato di limitare la diffusione del contagio. La sentenza affronta anche un altro tema spesso abusato da chi contesta la legittimità del greenpass, ovvero quello delle discriminazioni. Se in questo caso il tema delle discriminazioni è in riferimento al trattamento sanitario obbligatorio, e quindi alla presunta discriminazione di trattamento delle diverse tipologie di lavoratori, più in generale è stato usato a sostegno delle rivendicazioni No Green Pass con riferimento particolare al Regolamento (UE) 2021/953. Il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue del 14 giugno 2021, che disciplina l’EU Digital COVID Certificate.

Il considerando n.36 del Regolamento stabilisce infatti la necessità di evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate. Stabilisce dunque che il possesso di un certificato di vaccinazione (…) non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione. Anche in questo caso lo si cita con un palese equivoco, considerando che parla di discriminazione tra vaccinati e non vaccinati, e non di green pass, che di fatto può esser ottenuto anche in assenza di vaccino ma in presenza di un tampone negativo. Comunque la si pensi, è indiscutibile che l’introduzione dei provvedimenti adottati dal governo vada ad interessare una sfera piuttosto sensibile e fragile nella nostra società, quella che concerne libertà che siamo abituati a ritenere scontate, la cui manomissione influisce direttamente sul nostro stile di vita. Dal punto di vista storico e politico, queste libertà sono infatti frutto di conquiste, e si andarono affermando di pari passo con l’avvento degli ordinamenti liberali costituendo l’essenza del nuovo patto sociale. Esse determinano infatti l’ambito d’interferenza del regime nella sfera personale, delineando i confini di legittimità nell’esercizio del potere coercitivo esercitato dallo stato. E’ bene inoltre ricordare che nel nostro paese le limitazioni alla libertà di circolazione portano con sé un retaggio storico non confortante.

Non deve pertanto stupire se l’introduzione di provvedimenti restrittivi di libertà fondamentali sia mal digerita dalla popolazione e generi preoccupazione in una parte di essa. L’unico antidoto efficace è una comunicazione chiara ed esplicita. Per questo, se pur in risposta agli appellanti, la sentenza del Consiglio di Stato fornisce risposte di carattere generale utili a risolvere le perplessità più diffuse non solo in merito all’obbligatorietà vaccinale ma anche in relazione a tutte le limitazioni oggetto di contestazione. E lo fa argomentando le ragioni della sentenza con particolare attenzione al carattere scientifico delle risposte, ove necessario. Non è un caso, infatti, che lo stesso art 16 della Costituzione sancisca che la libertà di movimento possa essere limitata “per motivi di sanità o di sicurezza”. Nel farlo il legislatore ha il dovere di rispettare il principio di positività nel rapporto rischi/ benefici, e deve dunque servirsi della letteratura scientifica a disposizione. Contro ogni ragionevole dubbio, la sentenza sancisce il primato del principio di solidarietà, cardine del nostro ordinamento costituzionale ed anima del nostro servizio sanitario, ed in virtù di tale primato, “giustifica” ed obbliga l’azione del legislatore al fine di tutelare i più esposti al contagio.

Mirko VENTURINI

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