05 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 06:54:46

Buonasera Sud

La “selva selvaggia” del quadro normativo

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Archivi della burocrazia

La possibilità di utilizzare in maniera proficua e tempestiva i fondi del PRR è legata alla coerenza delle scelte politiche e alla realizzazione degli interventi nei tempi assegnati. Viene in rilievo l’incidenza dell’azione della Pubblica Amministrazione sulla concretizzazione delle scelte di sviluppo economico e sociale e allo stato di quelle del Recovery. Il ruolo dell’amministrazione è primario e impone una seria riflessione sui modi nei quali le attività amministrative incidono sulla spesa pubblica e sugli investimenti privati: l’efficacia dell’amministrazione è un attrattore, se concreta, dissuasore se carente. È necessario approfondire le ragioni delle criticità che distinguono in negativo l’esercizio dell’azione amministrativa del nostro Paese. In primo luogo, la “selva selvaggia” dello stratificarsi di un numero enorme di leggi statali e regionali, distinte spesso da insanabili contraddizioni e da imprecisione terminologica delle disposizioni.

Consegue inevitabile la difficoltà di applicazione, aggravata dal concorso di norme regolamentari e, di recente, dai numerosi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. È pertanto indifferibile una svolta radicale nella legislazione. La inefficienza dell’Amministrazione è condizionata, infatti anche dalla difficoltà di interpretare e applicare una congerie enorme di disposizioni regolanti spesso medesimi rapporti giuridici. Il legislatore nazionale e regionale deve procedere con sollecitudine alla semplificazione del quadro normativo, con riduzione del numero delle norme e con l’introduzione di testi chiari nelle espressioni e coerenti con le finalità perseguite. Il ricorso ai testi unici è scelta remota nel tempo. L’esperienza contemporanea, tuttavia, si distingue per progressive, forse necessarie integrazioni che finiscono per incidere sulla coerenza e chiarezza delle disposizioni. Il sistema diviene “frastagliato”, e rende difficile l’applicazione. La sempre proclamata, ma mai realizzata semplificazione amministrativa postula una organica semplificazione del complesso delle disposizioni che disciplinano le relazioni giuridiche e per quel che qui interessa di quelle amministrative. È doveroso prendere spunto dai principi costituzionali.

L’esperienza insegna che e l’amministrazione e la stessa giurisdizione, hanno relegato il principio di buon andamento dell’azione amministrativa tra le norme programmatiche della Carta; l’effettiva vigenza di un canone destinato a incidere in maniera profonda e sull’attività dell’amministrazione sul rapporto tra quest’ultima e i cittadini, ha svalutato l’obbligo di efficienza di quest’ultima. Occorre riconoscere attualità del principio, e applicarlo nelle scelte legislative e nell’azione amministrativa rafforzando l’obbligo di efficienza e di adeguatezza dell’attività. L’attenzione della politica e della amministrazione al rispetto di tali principi è la premessa necessaria di una rinnovata e più efficace riforma dell’attività amministrativa. Non può dimenticarsi il passato, con particolare riferimento alla legge del 07.08.1990 n. 241, definita legge generale sul procedimento amministrativo. La portata innovativa della legge del 1990 ha inciso poco sulla concreta modernizzazione della organizzazione dell’attività amministrativa. Le innovazioni della legge 241 del 1990 sono state “oscurate” dalle resistenze culturali dell’apparato a recepire le novità e da una scelta della giurisprudenza, che di certo ha marginalizzato le novità introdotte dal legislatore.

A distanza di trent’anni dalla entrata in vigore della legge il modo di operare dell’Amministrazione è modificato in maniera molto marginale. La riforma, ogni riforma materializza la portata innovativa solo nel caso in cui gli apparati amministrativi recepiscono lo spirito della scelta dal legislatore. Sono di comune esperienza anche oggi e i ritardi, gli aggravamenti dei procedimenti, anche se di agevole soluzione. Si assiste sovente a scelte funzionali solo a non provvedere e tenendo la precedenza dei procedimenti. Hooper, giornalista del The Guardian in un articolo, così analizzava le criticità del sistema amministrativo e politico italiano. “Dopo la caduta della dittatura fascista gli italiani hanno creato un sistema in cui l’esercizio del potere amministrativo è ristretto in un reticolo di attività di organi diversi di controlli rimessi ad altre amministrazioni, causa di paralisi amministrativa, che riduce drasticamente la certezza dei rapporti. È più che mai necessaria una profonda riforma e della normativa, e dell’attività che assegni all’amministrazione il ruolo di garante e gestore del servizio pubblico ai cittadini. La progressiva crisi del principio di autorità e la diffusa applicazione di principi generali del diritto civile e dell’ordinamento comunitario modificano il ruolo e il potere dell’Amministrazione. Si impone la necessità di garantire equilibrio nel rapporto tra potere e cittadini per stimolare la competitività al Paese e alla sua economia nel rispetto della legalità. È diffusa l’opinione che, alla riforma urgente del sistema amministrativo si affianchino altre e non secondarie modifiche: a) – il potenziamento degli organici della pubblica amministrazione con l’ingresso di risorse giovani, ben preparate e dotate non solo di formazione giuridica, ma di idonea preparazione economica, che le renda capaci di realizzare il dovere di efficientare il funzionamento dell’amministrazione; b) – progressiva, rapida e diffusa digitalizzazione della pubblica amministrazione; c) – fissazione di termini precisi di conclusione dei procedimenti, e diffusione più ampia di attività subordinate a SCIA e CIA.

In tale contesto, le conferenze di servizi devono avere natura decisoria, essere concentrate in sedute limitatissime nel numero, confermando la possibilità di scelte adottate a maggioranza semplice dei partecipanti, con applicazione diffusa delle forme e dei termini introdotti dal disposto del Decreto Legge sulla semplificazione e la innovazione digitale. d) – necessità di una modifica nella cultura e nella mission dei dirigenti amministrativi oggi insensibile alle esigenze contemporanee che dovrà valutarsi rispetto alla concreta ed effettiva realizzazione dei risultati e degli obiettivi di produttività dei settori ai quali sono preposti, definiti dagli organi politici. Senza managers pubblici parametrati sugli obiettivi si rischia di mancare la grande occasione, soprattutto per il meridione, dei fondi del Pnrr È una ulteriore conferma del ruolo e della funzione amministrativa, che deve divenire servizio reso alla comunità nella gestione dell’interesse pubblico. La politica e il riformismo socialista e liberale sono chiamate ad affrontare e risolvere con lucidità e determinazione temi complessi, tra i quali assume rilievo primario la riforma dell’amministrazione italiana, elemento decisivo per un ordinato sviluppo economico e sociale del Paese. Superata, si spera per sempre, la fase del populismo e dell’antipolitica, che tanti danni ha prodotto, la cultura riformista può e deve riprendere per intero il proprio ruolo di elaborazione progettuale nell’interesse del Paese, all’insegna di un socialismo europeista, capace di rinnovarsi restando ancorato alle proprie radici storiche e ideali. Questo è il compito ambizioso che ci attende.

Felice LAUDADIO

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