Il Mediterraneo e i cambiamenti climatici | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 09:53:00

foto di Nubifragio a Catania
Nubifragio a Catania

Il primo effetto dei cambiamenti climatici, che sta spaventando l’opinione pubblica e crea attenzione nei confronti dei cambiamenti climatici, è l’aumento di frequenza nel manifestarsi di eventi climatici anomali. Questi sono principalmente dovuti all’aumento delle temperature superficiali marine che generano un aumento del dislivello termico fra mare e terra ferma aumentando i venti e l’evaporazione dai mari, con un aumento della concentrazione di vapore acqueo, che e il principale gas serra, e innescando così un effetto di magnificazione che porta ad un ulteriore progressivo riscaldamento della bassa atmosfera.

Di conseguenza il riscaldamento e la conseguente disponibilità di vapore acqueo incidono sulla distribuzione dei fenomeni meteorologici, aumentandone la frequenza e l’intensità in alcune aree e diminuendone altrove, con impatti rilevanti in termini di desertificazione (EEA, 2019). Le previsioni sulla portata e gli effetti di tali cambiamenti non sono ancora del tutto chiare, stante che sempre più la comunità scientifica continui a studiare e quantificare i possibili scenari legati agli impatti futuri dei cambiamenti climatici. In particolare gli eventi meteorologici estremi costituiscono un problema crescente in Europa, con un danno totale stimato di 5–8 miliardi di euro ogni anno. (Dotzek and Forster, 2011). In tale ambito il Mediterraneo è considerato un’area ad elevato rischio in quanto è ancora più esposta ai cambiamenti climatici (Giorgi, 2006) a causa del riscaldamento elevato degli strati superficiali delle acque, che provocano piogge torrenziali concentrate nel tempo nell’intero bacino, specialmente nella parte più occidentale (Pastor et al., 2018).

Il Mar Mediterraneo infatti è soggetto a frequenti fenomeni di intensa attività ciclonica che hanno un impatto significativo sulle condizioni meteorologiche (Miglietta et al., 2017) a causa delle anomalie nella temperatura marina superficiale. Negli ultimi 30 anni infatti si è assistito ad una crescente variazione nella configurazione dei sistemi depressionari, che hanno assunto caratteristiche sempre più simile a quelli di tipo tropicale (cicloni tropicali, comunemente detti uragani). Queste strutture cicloniche che, per caratteristiche di sviluppo e dinamica, assomigliano a veri e propri piccoli uragani tropicali, prendono il nome di medicane: gli uragani Mediterranei come i loro fratelli maggiori dell’Atlantico necessitano di uno strato di acqua calda superficiale di uno spessore sufficiente ad alimentarne il “motore termodinamico”. In ogni caso, anche se di dimensioni ed intensità minori degli uragani tropicali, i medicane sono fenomeni metereologici che impattano su scale più grandi, sino a livello dell’intero bacino mediterraneo. Questo è un fenomeno meteo che da qualche tempo sta interessando sempre di più il Mediterraneo, tuttavia non è un evento nato oggi, a partire dallo scorso secolo se ne sono contati diversi, ma tutti molto lontani tra loro nel tempo, un po’ come fatti episodici e rari, nonché con una minore energia. Da meno di una decina di anni invece questi Medicane sono diventati più frequenti e con una maggiore energia.

Nel quadro mondiale degli Uragani tuttavia i Medicane non possono essere ragguagliati a quelli oceanici, come ad esempio Katrina, infatti sono classificati come tempeste tropicali o al massimo uragani di categoria 1, con venti che non superano i 130 chilometri orari. Tuttavia la loro forza distruttiva non va sottovalutata, vedasi il Medicane “Apollo” che a fine ottobre 2021 ha colpito la Sicilia. Perché si chiama Medicane? Il suo nome deriva anch’esso dall’inglese che indica un uragano che nasce nel ma Mediterraneo. (MEDIterranean + huriCANE) Come nasce un Medicane? L’origine di questo fenomeno meteo è identico a quelli che generano negli oceani come gli Uragani o i Tifoni, infatti è sempre il risultato della elevata temperatura del superficie marina in concomitanza con un vasto sistema di bassa pressione, determinando uno scambio di energia tra la superficie del mare e l’atmosfera (negli oceani la temperatura in superficie critica per innescare una tempesta tropicale varia tra i 25 e i 29°C. – Per il Mediterraneo per innescare questo fenomeno possono bastare anche temperature più basse tra i 20 e i 24°C.) Quindi a generare sia gli uragani che i Medicane risiede tutto nella trasformazione dinamica e termodinamica di un normale e a volte insignificante ciclone extratropicale in un vero e proprio ciclone tropicale, il quale alimentandosi ulteriormente con il calore del mare si trasforma in uragano, tifone o medicane. L’aumento di questi violenti fenomeni meteo e la loro frequenza è senza dubbio attribuibile all’aumento del riscaldamento globale del pianeta.

(Fonte: The Sixth Sun Periodico di Mission Mediterraneo)

Marco MARCELLI
Docente Università Della Tuscia
e responsabile scientifico del laboratorio di Oceanologia

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