27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 09:57:00

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Nubi

C’è l’impegno a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, il riconoscimento che è scientificamente dimostrata la necessità di intervenire, il brocco dei finanziamenti delle centrali a carbone e sul piano commerciale quello dei dazi su acciaio e alluminio ma la deadline del 2050 per un mondo migliore diventa più approssimativa. Le aspettative erano forse più pretenziose ma in un contesto internazionale ad alta tensione era difficile ottenere di più: maggiori sforzi sui vaccini, la conferma della Global Minimum Tax sulle multinazionali, un impegno prudentemente maggiore sul cambiamento climatico, l’ammorbidimento di alcune tensioni bilaterali: “Sottolineando il ruolo cruciale del multilateralismo nella ricerca di soluzioni condivise ed efficaci, abbiamo concordato di rafforzare ulteriormente la nostra risposta comune alla pandemia e spianare la strada a un recupero, con particolare riguardo ai bisogni dei più deboli. Abbiamo preso misure decisive per supportare i Paesi più bisognosi per superare la pandemia, migliorare la loro resilienza e affrontare sfide critiche come garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale”.

VACCINI COVID 19
L’obiettivo che si erano dati era quello di vaccinare almeno il 40% della popolazione entro la fine dell’anno. Il 39% della popolazione ha ricevuto due dosi e il 49% è stato vaccinato almeno una volta Il problema è la distribuzione geografica dei vaccini. Nell’aprire i lavori del G20 il presidente Draghi ha ricordato l’obiettivo di procedere a passo spedito nel vaccinare la popolazione mondiale. Infatti se nei paesi più ricchi la percentuale sfiora il 70%, quando si guarda ai paesi più poveri i numeri sono enormemente più modesti (in Africa ci si ferma intorno al 5%). L’asticella è stata spostata in alto durante il vertice: si punta ora a vaccinare il 70% della popolazione mondiale entro la metà del prossimo anno. L’ostacolo rimane però sempre quello di procedere più speditamente nei paesi più poveri e, soprattutto, di far seguire alle parole i fatti. Gli Usa hanno promesso di donare oltre 600 milioni di dosi, al momento ne ha consegnato poco più di 100 milioni. L’Ue ha consegnato 137 milioni. La Cina meno di 100 milioni. Un cammino ancora in salita, soprattutto nei paesi più poveri.

ECONOMIA
La tassa minima globale è stata fissata al 15% per le principali multinazionali. I proventi, 120 miliardi di euro circa, saranno ridistribuiti dai paesi in cui queste aziende hanno la sede legale, molto spesso per motivi legati alla bassa fiscalità, a quelli in cui i prodotti vengono venduti. Entrerà in vigore entro il 2023, e si dovrà creare un meccanismo di risoluzione delle controversie.  posticipo del ripagamento degli interessi sul debito da parte dei paesi più poveri e predisposto meccanismi che – anche attraverso il coinvolgimento dei creditori privati – mira a evitare il default dei paesi in via sviluppo (con stock di debito decisamente più alto di quelli più poveri). Lle principali banche centrali dovranno anche ridurre, con gradualità e attenzione, i loro programmi di acquisto dei titoli. Infine senza precedenti l’emissione di 650 miliardi di diritti speciali di prelievo da parte del Fondo Monetario Internazionale, richiesta dal G20, che dovrebbe permettere di introdurre nuova liquidità per supportare la ripresa post-Covid.

AMBIENTE
Secondo l’ultimo rapporto UNEP sulle emissioni globali entro il 2030 bisognerebbe tagliare le emissioni del 30% per raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi e del 55% per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi. Oggi il taglio delle emissioni si ferma invece al 7,5%. Il G20 si è tenuto prima della COP26, preposto a decisioni vincolanti sul clima e sugli impegni dei singoli stati. L’auspicio era che il Summit di Roma creasse quel consenso politico tra i 20 grandi del mondo, responsabili di circa l’80% di emissioni e che quindi agevolasse i lavori della COP26. Alcuni passi avanti sono stati fatti ma rimangono molte le resistenze tra i principali esportatori di idrocarburi e i principali consumatori. Cina e India continuano a considerare, primi responsabili del surriscaldamento globale, le economie mature, che buona parte dello stock di CO2 accumulato nell’atmosfera lo si deve a loro. Nonostante che la Cina sia ormai il primo paese al mondo con emissioni pro-capite superiori a quelle Ue e l’India il terzo. Resta quindi l’impegno da parte di tutti a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi C e di fare ulteriori sforzi per puntare a 1,5 gradi. Bisognerà fare di più nei prossimi 10 anni per raggiungere la neutralità ambientale entro metà secolo. Servirebbe un contributo significativo anche da parte dei paesi in via di sviluppo e a più rapida crescita demografica.

Fornire risorse e tecnologie a questi Il G20 si è impegnato a dare 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2025. C’è chi chiede una partecipazione molto più ampia al G20 che è decisamente più inclusivo rispetto al gruppo G7. Molti Paesi fra quelli più poveri, ne rimangono esclusi. Ma si correrebbe il rischio di costruire una nuova ONU con tutti i suoi limiti oggettivi. Il G20 è uno strumento multilaterale che ha una significativa rappresentatività: 60% della popolazione mondiale, 80% del PIL globale e 75% del commercio internazionale. In sua assenza il rischio darebbe di trovarsi senza nulla (“G-0”) o in balia di due blocchi contrapposti con a capo USA e Cina. Il giudizio di Mario Draghi pare alla luce dei fatti ragionevole. I nostri auspici abbiamo il dovere di trasformarli in fatti. Favorire l’innovazione, la transizione ambientale e digitale, portare l’Italia su un percorso di crescita inclusiva, dei giovani e delle donne è possibile. Un mezzogiorno più forte e meglio connesso con il resto del Paese è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

Mezzogiorno Federato

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