08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Buonasera Sud

Per la vera ripresa dell’Italia la guida deve essere il Mezzogiorno

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Per la vera ripresa dell’Italia la guida deve essere il Mezzogiorno

Ormai lo dicono anche tutti i più autorevoli soggetti politicoeconomici che calcano la scena delle istituzioni internazionali e dei mercati globalizzati: l’Unione Europea con la sua coraggiosa scelta di destinare all’Italia una fetta enorme dei finanziamenti del Recovery Fund; i maggiori analisti di traffici internazionali che valutano in circa il 50% il volume di merci transitante da Suez che potrebbe benissimo approdare nei porti del nostro Mezzogiorno per essere lavorato e reimbarcato per le destinazioni finali; gli esperti nazionali dei processi di transizione ecologica che nei moduli di produzione e consumo del Nord del Paese vedono proprio il modello di sviluppo da superare per arrivare ad una economia sostenibile e circolare. Se il Sud dell’Italia non assumerà la leader-ship del Paese e con esso quella dell’Europa, difficilmente potremo salvarci da una decadenza ormai sempre più evidente pur in presenza, in questi ultimi mesi, di un ‘rimbalzo’ del tasso di crescita dell’economia indubbiamente notevole che potrebbe illudere del contrario.

L’Italia e l’Europa hanno infatti imboccato una deriva che soltanto l’adozione di uno stile di vita diverso, altro da quello imposto dal processo di industrializzazione dei secoli scorsi, può fare sperare che il loro status non proceda verso la progressiva autodissoluzione e con essa verso la distruzione del loro habitat naturale. Questo alternativo stile di vita, fortunatamente, è ancora presente presso le genti meridionali che non hanno perduto completamente il sentimento di comunità ed in virtù di questa memoria relazionale sono ancora in grado di tessere una nuova e più umana socialità capace di guidare una nuova fase di sviluppo ecosostenibile. Solo che affinché le collettività del Mezzogiorno riscoprano questa loro condizione di obbiettivo vantaggio politico è necessario che un soggetto organizzato gliene faccia prendere coscienza e le conduca verso una posizione di guida del movimento di rinascita che sarà il vero terreno su cui si giocherà la partita del futuro dell’Italia, dell’Europa e del Mondo intero. Questo soggetto organizzato, grazie al cielo, è già in campo. Esso è il movimento per un Mezzogiorno Federato (MF), nato alcuni mesi fa con l’obbiettivo politico di riscattare proprio le Regioni meridionali del nostro Paese. Si tratta di capire, allora, come fare questa operazione. Come rendere, cioè, MF funzionale alla riscoperta della dimensione comune della storia, della cultura, della sensibilità, dell’ economia di questo sistema del Mezzogiorno -che di per sé, per territorio ed abitanti, è assimilabile ad una medio/grande nazione europea- e, al contempo, alla ricostruzione del suo tessuto sfilacciato per renderlo forte nel confronto e vincente nella competizione con le altre realtà territoriali. Secondo il mio punto di vista, la direttrice verso cui il Movimento deve muoversi è costituita da un binario che ne guida una duplicità di azioni: 1) la prima, di natura istituzionale incentrata sulla modalità collaborativa e cooperativa tra le varie Regioni del Mezzogiorno per superare la loro autoreferenzialità e proiettarle in una dimensione federativa macroregionale che non deve fermarsi all’ambito nazionale ma, sulla base della normativa europea, deve coinvolgere (almeno in prospettiva) le Regioni mediterranee degli altri Paesi Europei (soprattutto, centro-occidentali) per aprirsi, tutti assieme, ai Paesi dell’altra sponda del Mare nostrum.

Naturalmente, poi questa cooperazione interistituzionale all’interno delle singole realtà regionali deve diventare la modalità ordinaria di tutti gli altri enti territoriali (dai Comuni alle Province e alle Città metropolitane) e dell’intero sistema; 2) la seconda, di natura programmatica consistente nell’individuazione e nel perseguimento dei quattro/ cinque progetti strategici (tipo il ponte sullo Stretto, il sistema dell’interportualità, quello dell’infrastrutturazione stradale, ferroviaria ed aeroportuale del territorio non solo in senso verticale ma anche e soprattutto orizzontale, il potenziamento del sistema della ricerca scientifica universitaria e non, etc.) che devono essere assolutamente realizzati -se non con i fondi del PNRR, di certo però nei suoi tempi di attuazione- per rendere concreto e visibile il cambio di rotta ed avviare il processo di rinascimento del Mezzogiorno. Così finalmente potrà cambiare il verso della politica! Ma per realizzarlo concretamente -questo cambiamento- bisogna innanzi tutto organizzare in maniera adeguata il Movimento. Cominciando con la costituzione nel migliore dei modi, oltre che degli organismi centrali come il Consiglio, l’Esecutivo ed il Presidente federali, dei Comitati federati per ogni singola Regione che devono rappresentare la sintesi delle presenze ed il motore propulsore dei processi di espansione e coinvolgimento delle intelligenze, energie e capacità che abbondano sui territori al di là delle vecchie ideologie e sono disponibili al un coinvolgimento partecipativo. E seguendo, con la creazione, almeno per questa fase iniziale, di un sistema di comunicazione minimale che deve consistere in una piattaforma informatica centrale alla quale ‘appendere’ delle piattaforme regionali che servono primariamente per creare il nuovo circuito virtuoso tra il Movimento ed i suoi Aderenti. Circuito che, chiaramente, deve essere controllato e gestito da un ‘soggetto’ professionale alla diretta dipendenza degli organi politici. In poche parole, con questo ‘apparato’ e con questa ‘visione’, io credo che la nostra iniziativa possa avere il successo che merita e Mezzogiorno Federato costituire la nuova speranza dell’Italia e dell’Europa!

Andrea PIRAINO

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