05 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 06:54:46

Buonasera Sud

Reddito di Cittadinanza, sintesi della relazione del Comitato Scientifico

foto di Il Ministro Andrea Orlando
Il Ministro Andrea Orlando

Rimodulazione dei criteri di accesso e del beneficio economico per riequilibrare la misura in favore delle famiglie con figli minorenni e numerose ad oggi penalizzate; maggiore flessibilità nel considerare il patrimonio; parziale cumulabilità dei redditi da lavoro con il beneficio per incentivare l’offerta di lavoro: sono queste alcune tra le dieci proposte scaturite dai lavori del Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di Cittadinanza la cui Relazione è stata presentata oggi alla stampa dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, e dalla presidente del Comitato, professoressa Chiara Saraceno. Nel corso del suo intervento, il ministro Orlando ha ringraziato i componenti del Comitato e posto in rilievo quanto la Relazione sia “uno spaccato che parte dalla realtà e, per questo, estremamente attendibile, un punto di riferimento per ogni discussione sul tema, una riflessione per ogni ulteriore integrazione parlamentare”. Il lavoro del Comitato, infatti, ha anticipato il ministro, sarà sottoposto a confronto con le altre forze politiche.

La professoressa Saraceno, prima di scendere nel dettaglio della Relazione, ha ricordato “le due gambe del RdC: da un lato, una misura monetaria per sostenere i consumi, dall’altro una misura di rafforzamento della capacità delle persone”, sottolineando quanto la pandemia abbia impattato su un mercato del lavoro già rallentato di suo e sui servizi responsabili dell’attuazione della seconda gamba. Presentando la Relazione, la professoressa ha sottolineato il problema connesso alla scala di equivalenza con la quale le soglie di accesso e il contributo spettante sono parametrati per famiglie di diversa dimensione. “Che nel calcolo i minorenni contino la metà di un adulto – ha rilevato – è sbagliato: ciò fa sì che famiglie numerose abbiano più difficoltà ad accedere al sussidio. È un’iniquità tra poveri e particolarmente grave perché a sfavore dei minorenni. La nostra proposta equipara adulti e minorenni e alza la soglia massima del coefficiente della scala di equivalenza, contestualmente abbassando l’importo base dell’assegno mensile”. La presentazione della Relazione ha offerto al ministro Orlando l’opportunità di anticipare che tutte le Regioni, “dopo tre anni, hanno finalmente presentato il piano di potenziamento dei Centri per l’impiego ma la percentuale di spesa è ancora molto bassa”. Si tratta di un tema di rilievo, ha concluso, che è anche elemento integrante a supporto del PNRR.

LE DIECI PROPOSTE DEL COMITATO SCIENTIFICO PER MIGLIORARLO

  1. Non discriminare i cittadini stranieri Portare il periodo di residenza in Italia necessario per ricevere il Reddito di Cittadinanza a 5 anni. 2. Un Reddito di Cittadinanza a misura di famiglia Ridurre la soglia di partenza per i nuclei di una persona da 6000a 5400 euro; equiparare, nella scala di equivalenza, i minorenni agli adulti,attribuendo a tutti, dal secondo componente la famiglia in su, il coefficiente 0,4; portare il valore massimo della scala di equivalenza a 2,8 (2,9 in presenza di persone con disabilità); in caso di decadenza dal diritto al beneficio a causa di non ottemperanza agli obblighi da parte di un componente della famiglia, la decadenza valga solo per questi, quindi per la sua quota, non per l’intero nucleo 3. Una migliore capacità di sostenere i costi dell’abitare Differenziare il contributo per l’affitto in base alla dimensione del nucleo familiare, riducendolo per i nuclei di una sola persona e incrementandolo progressivamente al crescere del numero dei componenti 4. Non penalizzare chi lavora Nella determinazione del reddito ai fini del calcolo dell’importo del RDC considerare, per chi inizia a lavorare o è già occupato, il reddito da lavoro solo per il 60%, senza limiti di tempo, ma fino a quando viene raggiunto il reddito esente da imposizione fiscale (nel 2021, 8174 euro per i redditi da lavoro dipendente e 4800 per i lavoratori autonomi), considerando al 100% la parte eccedente tale soglia.
  2. Considerare il patrimonio in modo flessibile considerare il patrimonio mobiliare come una delle tre fonti – insieme a reddito familiare e RdC – che, in quanto liquidabile, contribuisce a determinare la capacità di spesa (potere diacquisto) di una famiglia; prevedere che una parte del patrimonio mobiliare non sialiquidabile in quanto costituisce un cuscinetto riserva per le famiglie, per un ammontare di 4.000 euro (nel caso di famiglia con un solo componente); calcolare l’entità del RdC dovuto come la differenza tra la soglia di reddito complessivo che il RdC intende garantire e la somma del reddito disponibile e della quota di patrimonio liquidabile. Ciò permetterebbe di modulare il contributo del RdC in modo molto più flessibile, evitando le esclusioni e i salti provocati dalle attuali previsioni normative. 6. Eliminare l’obbligo di dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro per chi è indirizzato a servizi sociali Richiedere la dichiarazione di immediata disponibilità solo dopo l’indirizzamento ai CPI e ai servizi sociali e solo a coloro che sono indirizzati (o reindirizzati successivamente) ai primi. 7. Ridefinire i criteri di “lavoro congruo” per stimolare l’accesso all’occupazione Nella considerazione dell’entità minima della retribuzione accettabile rimodularla in base all’orario di lavoro per tenere conto anche di occupazioni part time; per quanto riguarda l’orario di lavoro ritenuto congruo, invece di riferirsi a rapporti di lavoro a tempo pieno o con orario di lavoro non inferiore all’80% di quello dell’ultimo contratto di lavoro, stante che in molti casi questo riferimento non è possibile, fare riferimento a rapporti con orario di lavoro non inferiore all’60% dell’orario a tempo pieno previsto nei contratti collettivi di cui all’art. 51, d.lgs. n. 81/2015; considerare, almeno temporaneamente, congrui non solo contratti di lavoro che abbiano una durata minima non inferiore a tre mesi, ma anche contratti di lavoro per un tempo più breve, purché non inferiori al mese, per incoraggiare persone spesso molto distanti dal mercato del lavoro ad iniziare ad entrarvi e fare esperienza; eliminare le severe disposizioni che, ai fini della congruità dell’offerta lavorativa, fissano, dopo la prima offerta, il distanziamento del luogo di lavoro entro 250 chilometri dal luogo di residenza, ovvero su tutto il territorio nazionale, disposizioni palesemente assurde e inutilmente punitive per lavori spesso a tempo parziale e con compensi modesti.
  3. Promuovere le assunzioni dei percettori di RdC: incentivi ai datori di lavoro Estendere l’attuale incentivo alle imprese che assumono i beneficiari del RdC anche nel caso di: i) assunzioni con contratto a tempo indeterminato con orario parziale; ii) assunzioni con contratto a tempo determinato, purché con orario pieno e di durata almeno annuale; sospendere, almeno temporaneamente in attesa che il meccanismo divenga più fluido ed efficiente, il requisito della presenza dell’offerta di lavoro sulla piattaforma. 9. Rafforzare i patti per l’inclusione e l’attuazione dei progetti di utilità collettiva Oltre a rafforzare e formare adeguatamente l’organico dei servizi sociali comunali, specie laddove è più sotto-dimensionato, occorre definire meglio un sistema di governance molto complesso, che vede interagire soggetti diversi – pubblici, di terso settore, privati – oltre a valutare se utilizzare criteri di priorità generali e rigidi per coinvolgere i beneficiari nei PUC (i componenti adulti della famiglia più giovani) sia il modo più adeguato per far funzionare i progetti e per rafforzare le capacità delle persone. 10. Superare le distorsioni nell’utilizzo del RdC Abolire l’obbligo di spendere l’intero contributo economico entro una scadenza predefinita; ridurre i vincoli sull’utilizzo.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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