28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Buonasera Sud

La forza della legge che prevede cose concrete e immediate

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Una legge per salvare il mare

“Ci auguriamo che la legge Salvamare sia un regalo di Natale per il mare. Vorremmo che prima della fine dell’anno questa legge diventi finalmente una legge dello Stato”. Inizia così l’intervista della presidente di Marevivo, Rosalba Giugni, a TeleAmbiente, l’emittente televisiva che dal 1991 porta avanti la sua mission di “informare per un mondo sostenibile”. Quello dei rifiuti di plastica visibile sui nostri litorali è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio, che emerge dai numeri degli studi “Fishing for litter” negli ultimi anni. Pesca e acquacoltura sono fra i responsabili di questo fenomeno, e pesso subiscono, a loro volta, l’impatto dai rifiuti dispersi nell’ambiente marino. Ridurre e riciclare la plastica è certamente la priorità, per prevenire la crescita dei rifiuti in mare e per rendere più gestibile il problema dei rifiuti a terra, ma oggi è possibile anche approfittare del lavoro quotidiano in mare dei pescatori per rimuovere parte di rifiuti che sono già dispersi nell’ambiente marino, in particolare sui fondali e per farlo è necessario mettere i pescatori nelle condizioni di riportare a terra i rifiuti che pescano accidentalmente, agevolando il conferimento e soprattutto evitando di sanzionarli per un’attività che, ad oggi, non è normata dalle leggi italiane. Il progetto Clean Sea Life, cofinanziato dalla Commissione UE nell’ambito del programma LIFE dal 2016 promuove azioni di sensibilizzazione e la diffusione di buone pratiche di gestione fra gli operatori e le autorità locali, regionali e nazionali per contrastare l’accumulo dei rifiuti marini lungo le coste italiane e, tra le varie attività, prevede proprio la “pesca di rifiuti”. durante i primi giorni di sperimentazione, svolte tra giugno e luglio 2018 nei porti di Porto Torres, Rimini, San Benedetto del Tronto e Manfredonia, fu possibile coinvolgere 34 pescherecci e recuperare 1.534 kg di rifiuti, in gran parte plastica.

Nelle reti a strascico furono rinvenuti attrezzi da pesca, copertoni, bottiglie, sacchetti, teli e stoviglie di plastica, tubi, boe, secchi di vernice e una quantità notevole di retine per mitilicoltura. A Manfredonia, in particolare, furono pescate 390 chili di retine, circa il 75% del totale dei rifiuti raccolti. Secondo gli studi condotti nell’ambito del progetto DeFishGear sul marine litter presente nel Mare Adriatico, le reti per mitili abbondante (8,4%) registrato nei monitoraggi effettuati sul fondale marino, hanno registrato una densità pari a 49 calze su chilometro quadrato. Sul territorio italiano, la densità registrata è stata particolarmente alta, pari a 73 calze ogni chilometro quadrato di fondale. Fino a pochi giorni fa, per una assurda regola, i pescatori che raccoglievano nei loro pescherecci la plastica erano soggetti a forti multe (a meno di aver ottenuto autorizzazioni specifiche dalle autorità del mare) perché trasportavano, non autorizzati, rifiuti presi dal mare. I pescatori dunque, potranno raccogliere i rifiuti in acqua. L’operazione per il pescatore non comporterà oneri.. I costi di gestione di questo tipo di rifiuti sono coperti con una specifica componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti. Un passo nella direzione della riduzione delle plastiche in mare e, più in generale, del contenimento del cosiddetto “marine litter”, ovvero i rifiuti marini. Tra le misure della cosiddetta “legge Salvamare” quella in base alla quale il comandante della nave o il conducente del natante, e quindi anche il pescatore che dopo una battuta di pesca fa ritorno in porto, conferisce i rifiuti accidentalmente pescati in mare all’impianto portuale di raccolta. Il disegno di legge è stato approvato dal Senato con 220 voti favorevoli, nessun contrario e 15 astensioni, in sede redigente. In caso di ormeggio di un’imbarcazione presso aree non ricadenti nella competenza territoriale di un’autorità di sistema portuale, viene previsto che i comuni territorialmente competenti nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani dispongono che i rifiuti accidentalmente pescati vengano portati in apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi.

Il comandante della nave o il conducente del natante che approda in un piccolo porto non commerciale, caratterizzato solo da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto, conferisce i Rap (“rifiuti accidentalmente pescati”) presso gli impianti portuali di raccolta integrati nel sistema di gestione dei rifiuti comunale. E’ stato affidato a un apposito decreto ministeriale, che sarà emanato entro 4 mesi dall’entrata in vigore delle legge, dal Ministro delle politiche agricole alimentari, e forestali, di concerto con il Ministro della transizione ecologica, il compito di individuare misure premiali nei confronti dei comandanti dei pescherecci soggetti al rispetto degli obblighi di conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati. Sono escluse in maniera esplicita “provvidenze economiche”. Poiché rispetto al testo della Camera, a Palazzo Madama sono state apportate alcune modifiche, ora è richiesto un ulteriore passaggio parlamentare per l’approvazione definitiva.

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