30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 13:59:00

Buonasera Sud

L’acciaio e gli interessi che hanno remato contro Melucci

foto di Rinaldo Melucci
Rinaldo Melucci

Ora tocca a noi!” Salvini non perde l’occasione per lanciare l’ennesima sfida. Lo stereotipo è sempre lo stesso. Agita la propaganda, la stessa che ha rimediato la batosta elettorale nelle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre scorsi, da Milano a Roma. Le premesse ci sono tutte. I demolitori a cui si rivolge hanno tramato la “congiura” al buio di uno studio notarile, i cui fili, ne abbiamo da tempo il fondato sospetto, sono mossi da un’occulta quanto sofisticata regia. Lo capiremo meglio nei prossimi giorni quando, il profilo di chi ha ospitato il “disegno trasversale” presso la propria dimora, avrà il pudore di rivelarsi. Comprenderemo meglio il disegno che impropriamente Salvini s’intesta ma che verosimilmente è ispirato dal suo antagonista interno, Ministro dello sviluppo economico e detentore delle sorti dell’acciaio tarantino e italiano.

Lo sapete anche voi che l’acciaio non può essere tutto da forno elettrico”. Così si è espresso Giancarlo Giorgetti intervenendo in ottobre all’assemblea di Federacciai e annunciando un altro anno di cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva che ricevono in busta paga meno di 900 euro. I forni elettrici delle acciaierie italiane private del nord sono tutti alimentati da rottame, e/o preridotto, ma non basta per tutti. L’unica a non avere bisogno né di rottame né di gas è Ilva, tutti hanno bisogno che riparta per un mercato in grande ripresa minata dal blocco cinese e dalla produzione di Acciaierie d’Italia che non è stata sufficiente a rispondere alla domanda. Lo stato vorrebbe continuare a produrre acciaio da altoforno. Taranto deve farsene una ragione. E per farlo, meglio togliere l’incomodo di un Sindaco che non si mostra prono alla scelta. Da tempo i materiali per il rifacimento di Afo 5, carboni, refrattari del crogiolo e piastre di raffreddamento sono arrivati in stabilimento in attesa di essere utilizzati… Non m’illudo che i “17 demolitori” abbiano intuito la trama ma certamente sono funzionali al disegno. Poi alcuni di loro, è già successo, riprenderanno ad abbaiare alla luna chiedendo ipocritamente, quanto inutilmente, la chiusura. Il cambiamento, di cui molti blaterano a sproposito, bisogna pensarlo, progettarlo, sceglierlo. Mai subirlo!

Mezzogiorno Federato ritiene che occorra dare a Taranto quello che chiede: una produzione di acciaio pulita. Uscire, gradualmente, dall’assetto “ibrido” ed abbandonare il ciclo dell’altoforno. Un piano di medio/lungo termine che può completarsi entro il 2030. In questo modo Taranto sarebbe tra le prime siderurgie in Europa a operare questa scelta per raggiungere gli obiettivi di una completa decarbonizzazione con l’abbattimento totale degli inquinanti legati al ciclo integrale. Una nuova fabbrica: ridimensionata, razionalizzata e modernizzata con processi dove la trasformazione diretta in coils avviene con ridottissimi consumi energetici, produzioni con un elevato mix qualitativo di acciai. Una scelta ineluttabile, credibile quanto capace di porre fine alle campagne mediatiche per la chiusura di una fabbrica che invece è strategica e di interesse nazionale. Una proposta che abbiamo elaborato avvalendoci di tecnici siderurgici, impiantisti di alto profilo professionale ed esperienza diretta di progettazione, costruzione e conduzione di impianti in giro per il mondo.

La transizione ecologica si compirà in un arco di tempo limitato e definito che si accompagnerà alla decisiva quanto strategica transizione energetica. Sta avanzando velocemente in ricerche e sperimentazioni per l’utilizzo dell’idrogeno per completare il processo di decarbonizzazione. Snam ha già avviato una partnership con Acciaierie d’Italia, per una progressiva introduzione di gas rinnovabili come biometano e idrogeno. Nello specifico si propone di mettere a punto una progettualità dedicata all’introduzione dell’idrogeno nell’acciaieria, che porti a sviluppare strutture per la distribuzione, il trasporto e lo stoccaggio funzionali all’approvvigionamento di questo combustibile da parte del sito industriale.

Edison e Snam hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per lo sviluppo congiunto del progetto Puglia Green Hydrogen Valley, una delle prime iniziative per la produzione e il trasporto di idrogeno verde su larga scala in Italia, che si propone di realizzare tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola alimentati da una produzione fotovoltaica. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno. Maire Tecnimont (gruppo industriale leader in ambito internazionale nella trasformazione delle risorse naturali (ingegneria impiantistica nel downstream oil & gas, con competenze tecnologiche ed esecutive), attraverso la sua controllata NextChem (opera nel campo della chimica verde e delle tecnologie a supporto della transizione energetica, in circa 45 paesi, con 50 società operative e un organico di circa 6.300 dipendenti, oltre a circa 3.000 professionisti della divisione elettro-strumentale) e Acciaierie d’Italia, hanno siglato un accordo per uno studio di fattibilità sull’impiego nell’acciaieria di Taranto di gas circolare (syngas) ottenuto attraverso la tecnologia di riciclo chimico, basata sul recupero del carbonio e dell’idrogeno contenuti in scarti plastici e secchi mediante un processo di ossidazione parziale. Nelle aree della raffineria jonica si punta a verificare la fattibilità di un impianto per la produzione di gas di sintesi da plasmix e frazioni secche post consumo (CSS), mediante un processo di riciclo chimico. II gas sarà successivamente raffinato in due flussi indipendenti: idrogeno, che potrebbe alimentare i processi di idrodesolforazione dei carburanti presso la medesima raffineria Eni, e un gas ricco di ossido di carbonio che potrebbe essere impiegato in acciaieria.

L’idrogeno verde, la sua produzione, trasporto ed utilizzo, rappresentano l’idea guida della transizione, che farà, inevitabilmente, del Mezzogiorno, la piattaforma logistica di collegamento dell’Europa verso l’Africa. La nostra posizione non è più soltanto di vantaggio geografico, ma diviene strategica e logistica nel Mediterraneo. E’ il senso dell’Italia capovolta che rappresentiamo nel logo di Mezzogiorno Federato. La nuova visione che ci consente di guardare con una diversa prospettiva al Sud, al “Mare Nostrum. Il Mezzogiorno come piattaforma europea nel Mediterraneo dove si incontrano e si scambiano materie prime e semilavorati provenienti da oriente e dall’Africa con i manufatti europei.

Rendere il Mezzogiorno protagonista della nuova stagione economica italiana e mediterranea. Taranto è destinata ad avere un ruolo fondamentale in questa visione dell’Italia capovolta. La misura prevalente d’interesse strategico del PNRR, ci riconosce questo ruolo e lo sostiene finanziariamente, attraverso le diverse azioni previste. La scommessa vera, non è più quella di rivendicare risorse, quanto quella di spenderle e di spenderle correttamente. Il ruolo delle Istituzioni locali diventa decisivo per non mancare l’occasione irripetibile che è data dalla Next Generation EU.

I sindaci si affannano a definire progetti di sistema che sappiano ben interpretare un bisogno di sviluppo condiviso. Molti di loro scontano il rischio di una macchina amministrativa inadeguata, spesso incapace, di rispettare “milestone” e “targhet”, che saranno vagliati con rigore. La guida delle Amministrazioni è fondamentale, ed è sconsiderato pensare, anche se dall’opposizione, di rinunciare al governo del territorio in sei mesi che saranno decisivi. Molti di quelli che hanno firmato le dimissioni per lo scioglimento dell’assise cittadina, nei prossimi giorni, li incontrerete per strada. Verranno a bussarvi alla porta per chiedervi il voto. Magari con il solito fastidioso messaggino whatsApp. Alcuni con questo metodo hanno “vinto la lotteria”. Hanno fatto persino il salto di qualità, si fa per dire, di varcare i confini locali guadagnando uno scranno in consiglio regionale. Non hanno perso tempo a occuparsi di questa Terra. Hanno pensato al loro orticello, arricchendolo con disinvoltura, quando hanno confezionato e approvato una legge, che con una trattenuta di soli 71€ mensili, gliene assicurava 35000 in termini di fine rapporto, per un mandato di soli 5 anni, che andavano ad aggiungersi ad una indennità mensile di oltre 12000€.

E’ la condizione economica ed il privilegio, che consente ad alcuni di loro di “fare politica” tramando congiure, assicurarsi il proprio privilegio, personali ambizioni, magari seduti ai tavolini dei bar, sostenendo tesi improbabili ed incomprensibili. Assicurazioni che durano dall’alba al tramonto. Sono trascorse solo due settimane da quando al Quotidiano uno di loro aveva parlato di un laboratorio, per occupare uno spazio politico al centro. Più che il “centro”, pare abbia occupato un parcheggio di quelle stazioni di servizio dell’autostrada A1, dove notoriamente, alcuni ti aspettano per rifilarti il “pacco”… Se vi dovesse capitare d’incontrarlo in questa campagna elettorale non esitate a dirgli subito: abbiamo già dato! Rinaldo Melucci ha il merito di essersi reso interprete di questa volontà di cambiamento, la governance della transizione di cui Taranto vuole e può essere protagonista. Un lavoro che richiede studio, analisi, approfondimento, relazioni, contatti. Visione del futuro, preparazione del presente. Hanno voluto azzopparlo! E’ una storia ricorrente che si arma del killeraggio disinvolto quanto spregiudicato che Taranto non merita. Questa città ha bisogno di ritrovarsi intorno ad una visione. Ha bisogno di ritrovare i suoi riferimenti valoriali, culturali, storici, economici. Ha bisogno di disegnare la sua identità nella quale una intera comunità possa riconoscersi. Essere protagonisti ed attori in questo spazio politico richiede un salto di qualità dell’azione politica per dare vita ad un soggetto caratterizzato politicamente per idee forti e radicate nel territorio, che esprimano una visione identitaria. In quel campo d’incontro, d’accoglienza, porteremo la nostra tenda. Quello spazio che ci riporta alla concretezza delle cose, all’essenziale del fare. Con il senso di appartenenza di una Comunità, scandendone le tappe del suo cammino.

 

Alfredo VENTURINI
Esecutivo nazionale Mezzogiorno Federato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche