28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Buonasera Sud

Sostenibilità della produzione di acciaio nel sito di Taranto

L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'italia
L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia

Per il sito siderurgico di Taranto è in discussione la sostenibilità ambientale della fabbrica e in particolare della sua area “a caldo o primaria”, che rappresenta l’insieme dei processi siderurgici primari indispensabili per la trasformazione delle materie prime quali minerali di ferro e carboni fossili, prima in ghisa e successivamente in acciaio formato. Parliamo principalmente degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie, considerati per le loro caratteristiche e dimensioni, processi a elevato impatto ambientale. E’ stato spesso sottolineato che una fabbrica siderurgica come quella di Taranto non può marciare senza l’area primaria, poiché non sarebbe possibile una produzione di laminati piani in quanto verrebbe a mancare il prelavorato formato, costituito da bramme di acciaio e quindi va definitivamente ribadito che, nel caso d’inoperatività dell’area a caldo, la fabbrica non può più funzionare nel suo complesso e deve essere fermata.

I gravi accadimenti esterni iniziati nel 2012, hanno compromesso la normale operatività industriale e di conseguenza è venuta meno la sostenibilità economica indispensabile per la sopravvivenza della fabbrica. Enormi perdite nella gestione hanno accompagnato dal 2013 a oggi la prosecuzione produttiva impoverendo sostanzialmente il territorio e mortificandone il personale e le professionalità, senza dimenticare che un’azienda che non fa utili non potrà mai investire nel miglioramento dei suoi impianti e nell’ambiente. L’ubicazione degli impianti di Taranto in prossimità della città richiede una transizione senza ulteriori compromessi: dopo oltre 60 anni il ciclo dell’altoforno deve essere gradualmente e definitivamente abbandonato. Per salvaguardare la cittadinanza il management e l’intera fabbrica occorre porsi seriamente il problema e uscire dagli equivoci. Per assicurare un futuro alla fabbrica è bene che siano valutate attentamente le possibili alternative più sostenibili, realizzando nuovi assetti impiantistici. E’ un momento in cui, per evitare un tragico insuccesso e perdita di denaro pubblico, occorre dare a Taranto quello che chiede: “ una produzione di acciaio invisibile”.

Solo così potrà esserci una reale occasione di rilancio. Il piano industriale che si sta prospettando da parte di Acciaierie d’Italia prevede complessi e difficili investimenti per realizzare un assetto “ibrido” di transizione, introducendo, accanto agli altiforni, delle nuove acciaierie elettriche da alimentare con preridotto. Dal punto di vista tecnico questa fase di transizione, con la soluzione “ ibrida” prospettata, è un passaggio obbligato necessario per il funzionamento della fabbrica. E’ un percorso fattibile dove la tecnologia è nota e già collaudata. Una volta realizzata questa conversione Taranto sarà tra le prime siderurgie in Europa a raggiungere gli obiettivi di una completa decarbonizzazione e l’abbattimento totale degli inquinanti con una graduale chiusura degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie. Il problema per la realizzazione di questa massiccia operazione di transizione resta quello dei tempi: per evitare l’inutile, dispendioso conflitto col territorio, occorre una pianificazione che nell’arco di non oltre un decennio (la complessità dell’operazione è tale da non consentire tempi più brevi), porti a realizzare un assetto innovativo per la siderurgia tarantina e nazionale con la marcia ad acciaierie elettriche con l’utilizzo di rottame e/o preridotto, realizzando così, una siderurgia sostenibile, tanto invocata dal territorio, per conciliare il rapporto lavoro/salute. E’ fondamentale il rapporto con le autorità locali e regionali, con i sindacati e le associazioni, per un coinvolgimento, nel massimo della trasparenza, con i necessari controlli e confronti.

E’ certamente una trasformazione complessa, una transizione verso una produzione di acciaio “green” che difficilmente poteva esser affrontata soltanto da un privato per la rilevanza degli investimenti certamente consistenti, ma che devono essere necessariamente affrontati. Naturalmente occorre volontà e capacità politica, stabilità del percorso e un’azione di sostegno da parte dello Stato con coesione tra i vari organi decisionali. Naturalmente con il procedere delle transizioni energetiche nel paese e con un futuribile impiego dell’idrogeno, si potrà adeguare gli impianti sul percorso di una totale decarbonizzazione della fabbrica.

Roberto PENSA
Ingegnere, dirigente acciaierie, federmenager, esperto in sostenibilità ambientale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche