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09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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Il futuro che modificherà il trasporto e la logistica

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Il futuro che modificherà il trasporto e la logistica

In Europa si comincia a navigare sulla rotta della transizione ecoenergetica. Lisbona, per l’attraversamento del fiume Tago, sta lavorando ad una flotta ad emissioni zero che entrerà in funzione tra il 2022 e il 2024. Il progetto della compagnia pubblica Transtejo, è gestito da ABB, che fornirà i sistemi propulsivi e le stazioni per la ricarica delle batterie, e il cantiere navale spAstilleros Gondan che costruirà le imbarcazioni. Con questi 10 traghetti si calcola che si risparmieranno 6.500 tonnellate di CO2 all’anno. La prima nave cargo completamente a guida autonoma, senza equipaggio e ad emissioni zero, inizierà a collegare Heroya e Brevik due città della Norvegia distanti una decina di chilometri. Si chaima Yara Birkeland, la portacontainer dotata di powertrain interamente elettrico e di guida autonoma. È stata realizzata dai cantieri norvegesi Vard, di proprietà dell’italiana Fincantieri ed è stata consegnata all’armatore norvegese Yara International.

La nave, per diventare interamente autonoma, dovrà leggere e coordinare le informazioni provenienti dai radar, lidar, sensori e videocamere che ha a bordo e dovrà interfacciarli con le informazioni GPS e le comunicazioni via satellite. L’entrata in servizio della nave elettrica, che può trasportare 120 container per volta, coprirà principalmente la tratta tra lo stabilimento Yara di Brevik, vicino ad Oslo, e Larvik, 30 miglia più a sud, e permetterà di risparmiare circa 40.000 viaggi all’anno con camion a gasolio. Forte di questa esperienza Fincantieri ha siglato un Memorandum con Snam, e MSC, per valutare insieme il progetto per navi da crociera fuel cell. Il prossimo passo sarà realizzare uno studio di fattibilità sia sulla progettazione e costruzione dell’imbarcazione che sullo sviluppo dell’infrastruttura di bunkeraggio. La portualità del Mediterraneo, ed in particolare i porti di Algeciras, Valencia, Pireo in cui si movimentano globalmente 16 milioni di container, stanno esaminando attentamente questa innovazione tecnologica con l’obiettivo di rendere sempre più autonome le gru a portale presenti nei rispettivi impianti e rendere compatibile l’interazione tra le navi autonome e l’impianto fisso. L’idrogeno rappresenta il vettore energetico strategico per accelerare la decarbonizzazione.

Ma per renderlo competitivo va reso economicamente accessibile, vanno rese compatibili le infrastrutture esistenti a partire da quelle portuali per accedere alle sue potenzialità. Diverse ricerche mostrano come il nostro Paese possa aspirare a giocare un ruolo da protagonista nel consolidamento della filiera dell’idrogeno grazie, in particolare, alla posizione geografica. Il Ministero della Transizione Ecologia, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha avviato il progetto ‘Green Ports’ per la formulazione di proposte nell’ambito della Intermodalità e Logistica Integrata (Investimento 1.1: Interventi di energia rinnovabile ed efficienza energetica). nei porti I fondi messi sul ‘piatto’ da Roma ammontano in totale a 270 milioni di euro e a poterli ricevere saranno soltanto i porti del Nord: le Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Mar Ligure Orientale, Mar Tirreno Settentrionale, Mar Tirreno Centro Settentrionale, Mare di Sardegna, Mar Adriatico Centrale, Mar Adriatico Centro-Settentrionale, Mar Adriatico Orientale, Mar Adriatico Settentrionale. Quelli del Centro e del Sud avranno a disposizione risorse provenienti da altri capitoli di spesa.

E’ una ulteriore evidente dimostrazione di come l’ottuso rifiuto delle regioni del sud a procedere unite per una comune visione sistemica e strategica del Mezzogiorno non riesce ad incidere sulle scelte del Governo. Non si riconosce il ruolo strategico che il Mezzogiorno, i suoi porti, potrebbero svolgere nei confronti dell’Africa, ma in generale nei confronti dell’economia marittima generata dai traffici che dall’Estremo Oriente, passando per il canale di Suez, raggiungono il Mediterraneo (il 30% del traffico merci mondiale passa per Mediterraneo). E’ un disconoscimento della centralità del Mezzogiorno nel Mediterraneo verso la definizione di una politica euromediterranea. Il rafforzamento delle infrastrutture del Sud sia portuali sia ferroviarie sia stradali è necessario per consentire l’intermodalità di trasporto e per favorire la centralità del Mezzogiorno nel Mediterraneo. Ne beneficeranno tutti i settori se il Paese diventerà la più grande piattaforma logistica al centro del Mediterraneo. Il futuro dell’Europa si gioca in Africa per dare concreta applicazione agli obiettivi di uno straordinario sviluppo delle energie pulite necessarie all’Africa e all’Europa con una stretta e forte cooperazione politica, tecnologica ed economica fra i due Continenti. E’ quanto emerge dal valore delle dichiarazioni rese dal Presidente Mattarella ad Algeri dopo aver scoperto insieme agli algerini una lapide celebrativa di Enrico Mattei. L’Africa è il continente in cui l’ENI ha mosso i primi passi fuori dall’Italia negli anni cinquanta. La nostra presenza di lunga data nel continente ci ha permesso di comprendere i mercati energetici locali e di sviluppare una strategia per accelerare e sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili in Africa. L’impianto fotovoltaico di Tataouine è il primo progetto di energia rinnovabile realizzato in Tunisia grazie a un progetto di partenariato pubblico-privato. SEREE (Société Energie Renouvelables Eni ETAP) è una joint venture tra Eni e la Enterprise Tunisienne d’Activites Petrolieres (ETAP), la compagnia statale di petrolio e gas, nata per sviluppare congiuntamente progetti di energia rinnovabile. Dovremo estendere ulteriormente la nostra esperienza nel settore delle energie rinnovabili nei paesi in cui siamo già presenti.

Grazie alle grandi aree desertiche, un’elevata radiazione solare e il progetto di interconnessione energetica pianificato tra Europa (Sicilia) e Tunisia, ELMED. L’Eni sta cercando, con buone prerogative, di estendere i propri progetti di energia rinnovabile in Egitto, Marocco e Sud Africa, paesi dall’enorme potenziale. Di ampliare il proprio portafoglio in Mozambico, dove è già attiva nel settore LNG, in Angola con la joint venture Solenova Limited, una partnership del 50% tra Eni e Sonangol, la compagnia nazionale di petrolio e gas, e sta sviluppando un progetto solare fotovoltaico nel sud del Paese. Della importanza dell’Africa, della sua presenza e influenza nella nostra vita si parla troppo poco, con grande approssimazione e con una assai scarsa visione del “comune futuro”. Come se l’Africa,ed in particolare quella a Sud del Sahara o Africa Nera, non facesse parte del mondo.

Al punto da poterne ignorare il contributo, ed il peso, nel disegnare le nuove strategie della politica internazionale e di quella nazionale. Decine di migliaia le imprese italiane già operano in Africa, dove la popolazione non cessa di crescere e, insieme con essa, la domanda interna di beni e servizi. Cresce la classe media, il numero delle Università e dei Centri di Ricerca. Cresce la percentuale di giovani inseriti in un mondo di avanzate tecnologie di comunicazione e di lavoro. Dove tutto questo si aggiunge a quella straordinaria ricchezza di materie prime, di sole, di terra, di biodiversità che da sempre ne ha costituito l’innegabile imponente patrimonio. Il Mezzogiorno rappresenta il ponte ‘infrastrutturale’ tra il continente europeo e quello africano. Un Continente che si avvia ad avere due miliardi di abitanti e che si trova vicinissimo a noi ed all’Europa. La diversa visuale dell’Italia capovolta che affida al Mezzogiorno un ruolo strategico decisivo.

Mezzogiorno Federato

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