23 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 18:30:38

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I tempi sono maturi per il cambiamento

Si è conclusa a Palazzo Ducale a Genova la VI Conferenza Nazionale sulle dipendenze intitolata “Oltre le fragilità”. Convocata dal Ministro delle Politiche Giovanili Fabiana Dadone a 12 anni dall’ultima volta, ha avuto il merito di portare a compimento un’approfondita analisi di tutte le dinamiche connesse alla diffusione e all’abuso delle sostanze stupefacenti e psicotrope nel nostro territorio. Sin dalla cerimonia introduttiva, con il discorso di Angelo Buscema, giudice della Corte Costituzionale, è stato posto l’accento sull’importanza dell’impatto sociosanitario del fenomeno. Il ministro di giustizia Marta Cartabia ha poi nel suo discorso introduttivo ricordato come al 30 giugno i detenuti con problemi di dipendenza rappresentino il 27% sul totale della popolazione carceraria.

Il ministro ha evidenziato come l’elevato tasso di recidiva, di coloro che una volta in libertà ritornano ad essere reclusi nelle carceri, rappresenti la plastica dimostrazione del fallimento delle attuali politiche in seno alla necessità della funzione rieducativa della pena. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando ha invece sollecitando una riflessione su un cambio radicale di strategia soprattutto in considerazione del fatto che «partner come la Germania, sembrano cambiare profondamente linea su questo fronte». In considerazione del fatto che la scelta della Germania di legalizzare la cannabis «determinerà dei riflessi che influiranno anche nel nostro paese nell’ambito delle frontiere aperte». In presentazione della prima sessione tematica sul problema delle dipendenze nelle carceri, il coordinatore del tavolo di lavoro sulla giustizia penale e le pene alternative Leopoldo Grosso, docente, psicologo e psicoterapeuta, ha ricordato come il 31,1% della popolazione carceraria sia detenuta per “spaccio comune”, ponendo l’accento sul fatto che, a fronte della diffusione delle dipendenze tra la popolazione detenuta, la pena detentiva risulti del tutto inadeguata a rispondere allo scopo della riabilitazione del condannato.

Si è fatto dunque promotore della «necessità di rovesciare l’impostazione concettuale, dalla predominanza dell’intervento penale, alla predominanza dell’intervento sociale, di cura, e rieducativo». Un quadro generale del fenomeno è stato dunque fornito dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il quale ha ricordato come nel 2020, anno del lockdown, sono state sequestrate in tutto 58 tonnellate di stupefacenti. Come evidenziato in apertura anche dal ministro degli interni Luciana Lamorgese, «Il traffico degli stupefacenti, è stato influenzato dal rallentamento globale delle transazioni commerciali». Ciò nonostante, ha evidenziato De Raho, abbiamo assistito alla crescita dei sequestri di cocaina, 13 tonnellate e 400 chilogrammi, e delle piante di cannabis, il doppio rispetto alle 223 mila dell’anno precedente. «Questo dimostra», ha concluso il procuratore, «come i consumi siano aumentati in modo esponenziale e preoccupante».

Di particolare rilievo, in merito al problema delle carceri, l’intervento di Patrizio Gonnella, Presidente Associazione Antigone. «Piero Calamandrei», ha dichiarato, «diceva che bisogna aver visto, e noi abbiamo visto: vediamo sezioni ghetto per i tossicodipendenti». Ha ricordato come il 19% dei ragazzi tra i 15 e 19 anni faccia uso abituale di “droghe”, richiamando l’attenzione di tutti sul fatto che «non possiamo lasciarli nelle mani di polizia e carceri perché saremmo criminali». «Dobbiamo cambiare», ha aggiunto, «e spero che con il referendum si possa aprire un dialogo sulla libertà di massa». Ha poi ricordato come a fondamento dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale, ci sia il principio di offensività, del garantismo penale di Luigi Ferrajoli, «attenzione ai delitti che non hanno una vittima». Particolarmente commovente il discorso a Palazzo Ducale di Walter De Benedetto, disabile processato ed assolto per coltivazione ad uso personale di cannabis terapeutica. Il suo intervento è stato fondamentale per convogliare l’attenzione di tutti sul problema della cannabis ad uso terapeutico: nel 2020 a fronte di un fabbisogno di 1950 chilogrammi, il totale complessivo in distribuzione ammontava a soli 1122 chilogrammi. L’intervento di De Benedetto ha riportato alla memoria nella sua forza lo slogan che fu di Luca Coscioni: dal corpo dei malati, al cuore della politica. «Sono venuto fino a Genova», ha dichiarato, «per raccontare qualcosa a cui tengo molto: quello che accade a me, accade ogni giorno a tanti altri malati nell’indifferenza generale». «Noi pazienti della prima ora abbiamo imparato da soli ad usare il fiore della cannabis, arrivando anche ad auto-coltivare, per poterci curare… siamo diventati esperti consapevoli del valore che può avere nella qualità delle nostre vite, spesso di fronte a medici che invece non lo conoscono come lo conosciamo noi… Basterebbe una legge giusta, noi malati non possiamo cominciare a coltivare per le nostre esigenze. … Io e Marco Cappato abbiamo vinto la battaglia ma siamo ancora in guerra, pur sapendo che a cercar giustizia si ritrova la legge».

Si è dunque appellato al buon senso di tutti gli italiani affinché votino il prossimo referendum sulla cannabis legale. Occorre prendere in considerazione la transizione delle competenze dell’Ufficio centrale per gli stupefacenti a un’agenzia nazionale per la cannabis, spiega Marco Perduca, Presidente del Comitato Promotore Referendum Cannabis Legale, perché in Italia questo ruolo è ricoperto dall’Ufficio centrale stupefacenti del Ministero, e ad oggi il canale di approvvigionamento di cannabis terapeutica è stato in maniera quasi esclusiva l’Olanda. Dalle relazioni conclusive dei lavori è emersa in maniera quasi unanime la necessità di riformare la legge attuale in materia di stupefacenti, a partire dall’art 73 del testo unico sulle droghe. Sottrarre all’azione penale la coltivazione di canapa a scopo domestico, la cessione a terzi di quantità modeste, escludere l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza. Escludere in ogni caso la previsione dell’arresto obbligatorio, superare il criterio delle tabelle ministeriali che trasforma i consumatori in spacciatori, ed infine incentivare l’impiego di misure alternative alle pene detentive. Ora la palla passa al parlamento, in attesa che il referendum dimostri, ancora una volta, la distanza tra una politica, che fa di questo tema una battaglia ideologica, e la presa di coscienza collettiva su un fenomeno di massa che influisce direttamente o indirettamente sulla vita di tutti noi. É arrivato il momento di porre fine ad una guerra inefficace e dispendiosa che alimenta lo stigma e arricchisce la malavita. È arrivato il momento di parlare di droghe.

Mirko VENTURINI

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