28 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 09:58:00

Buonasera Sud

La variante più preoccupante: le diseguaglianze

foto di Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Le  chiamano “Covid Party”. Feste nelle quali si invitano persone contagiate, per vedere se il virus è reale, e se ci si infetta. La dottoressa Jane Appleby, primario al Methodist hospital di San Antonio Texas, ha spiegato che nel suo ospedale stanno aumentando i casi di persone infette che hanno tra i 20 e i 30 anni. Sfidano, di proposito, quella che ritengono essere una globale montatura. Un uomo di 30 anni, che ha contratto il coronavirus, prima di morire, avrebbe ammesso agli infermieri di aver sbagliato: “Pensavo fosse una bufala, ma non lo è”. Questa “variante della stupidità”, pare sia comparsa a Bolzano fra i gruppi di No vax: l’obiettivo è quello di contagiarsi, di contrarre il Sars-CoV-2, attendere la negatività e, una volta guariti, ottenere il Green pass senza così dovere ricevere il vaccino.

Il fenomeno, arriverebbe dalla Germania e dalla vicina Austria dove un uomo di 55 anni è morto, dopo essersi ammalato durante un Corona party. L’allarme lo ha lanciato Patrick Franzoni coordinatore dell’unità Covid di Bolzano: “Ci sono giovani ragazzi, anche di età scolare, che si incontrano con positivi e cercano di acquisire l’infezione, non rendendosi conto che il virus è pericoloso anche nei bambini e nei giovani”. Corona party, a questo fine, sarebbero stati organizzati nel capoluogo della provincia autonoma e anche in altre zone del Sudtirolo. La provincia autonoma di Bolzano sarebbe a un passo dalla zona gialla visti i 9 pazienti ricoverati in terapia intensiva per Covid-19 e i circa 70 nei reparti ordinari. Il tetto che in Alto Adige è di 10 degenze in rianimazione e 75 in area medica. È come giocare con il fuoco. È un insulto all’intelligenza, alla scienza e a tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni per venire a capo di questa catastrofe. Omicron è la nuova variante che spaventa il mondo. L’Oms l’ha definita preoccupante, ma ancor prima che parlasse il massimo organismo Onu. in materia sanitaria, hanno parlato i mercati, a cominciare dalle Borse asiatiche, poi l’Europa, infine Wall Street. Sono andati a picco temendo un nuovo colpo all’economia mondiale.

Omicron, che è stata rilevata “in quasi tutte le province sudafricane”, sembra presentare un aumento del rischio di reinfezione. Pare avere un gran numero di mutazioni che potrebbero, non solo renderla più trasmissibile, ma anche aiutarla a eludere il sistema immunitario: Il timore è che gli anticorpi dei guariti e dei vaccinati fatichino a riconoscere il nuovo ceppo, e quindi ci proteggano meno. In totale sono almeno una sessantina i casi accertati a livello mondiale, tra cui quattro in Botswana e uno a Hong Kong in un viaggiatore di ritorno dal Sudafrica. La variante Omicron comunque è già in Europa, in Belgio. La contagiata è una giovane che ha sviluppato i sintomi undici giorni dopo aver viaggiato in Egitto attraverso la Turchia: non era vaccinata né aveva contratto in precedenza il virus. Il Sudafrica ha un tasso di vaccinazione di appena il 24% della popolazione totale e si ipotizza che le tante mutazioni si siano accumulate in un contagiato immunodepresso che ha lottato con il coronavirus per settimane o mesi. Il National Institute of Communicable Diseases sudafricano ha riferito che la presenza della variante è stata documentata con il sequenziamento in 22 casi positivi, per lo più giovani, ma se ne segnalano già molti altri da vari laboratori del Paese. Gli esperti rilevano come le 32 mutazioni sulla proteina spike (la punta della corona del coronavirus, la proteina che usa per agganciare le nostre cellule ed entrare al loro interno) siano un numero molto elevato, raggiunto in un tempo brevissimo. Basti pensare che è circa il doppio rispetto alla variante Delta e il triplo rispetto alla Alfa. La pandemia continua però a colpire in modo diseguale le Nazioni africane.

Il Sud Africa rimane “un caso” in Africa, con il 34% (1.747.082) di tutti i casi confermati da inizio epidemia e con il maggior numero di morti nel continente (57.731 morti, 42,4%), seguito da Egitto, Morocco, Etiopia, Algeria, Kenya e Nigeria: il totale dei decessi in questi Paesi rappresenta complessivamente il 71% di tutti i decessi. Probabilmente l’andamento della pandemia in Sud Africa è dovuto a più fattori, tra i quali la raccolta dati più efficiente che in altri Paesi, la demografia della popolazione, anziana con una o più co-morbilità, e molti casi di tubercolosi. Da quanto analizzato, sembra giunto il momento per tutto il continente di rafforzare la campagna vaccinale per contenere casi e decessi e arginare l’emergenza di varianti virali. All’11 giugno 2021, 51 Paesi africani stavano utilizzando vaccini ricevuti tramite COVAX – Partenariato di cui fanno parte Gavi, l’Alleanza Vaccini, l’OMS, l’UNICEF e la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) (44 Paesi), accordi bilaterali (37 Paesi) o donazioni AVATTAfrican Vaccine Acquisition Task Team – (13 Paesi) con 35,2 milioni di dosi somministrate. Stiamo assistendo a un’enorme disparità nella disponibilità di vaccini nei paesi ad alto e basso reddito. Da inizio pandemia ci si ripete che da soli non si può uscire da questa situazione. I fatti dimostrano che il mondo dovrebbe essere sempre più unito perché le battaglie da vincere sono globali. Se non si accelera la vaccinazione nei Paesi a basso reddito il rischio globale rimarrà sempre alto. Osservando i dati si potrebbe dire che per ora, vista la grande disparità di disponibilità vaccinale, il progetto CoVax sia un fallimento.

Per onor di cronaca bisogna andare a vedere quali erano gli obiettivi originali. Il primo target fissato da ACT – Accelerator and Multilateral Leaders Task Force riguardava la percentuale del 40% di vaccinati a livello globale entro la fine del 2021. Tale percentuale dovrebbe arrivare al 70% entro la metà del 2022. Rimane però il problema della grande disparità nell’accessibilità ai vaccini. Un rapporto dell’Unicef mette in luce come ci siano Paesi che dispongano dosi per il 200% della propria popolazione ed altri che non arrivano al 10%. Nel primo caso ci sono: Ungheria, Cuba, Seychelles, Lituania, Emirati Arabi, Cile e Portogallo. Nel secondo invece troviamo molti Paesi africani dove di fatto il vaccino non è quasi arrivato. Repubblica Democratica del Congo, Sud Suda, Chad, Yemen, Tanzania, Mali, Camerun, Nuova Guinea, Nigeria, Madagascar, Niger, Bukina Faso, Benin e Sudan sono tutti Stati che hanno una disponibilità di dosi inferiore al 10% della propria popolazione. Molti dei Paesi africani intenderebbero vaccinare tutti i gruppi vulnerabili ma la scarsità di vaccini non consente al momento di applicare politiche vaccinali. Questa resta una delle aree di maggiore attenzione e urgenza per consentire all’Africa e a tutto il mondo di contrastare la pandemia. I numeri sono emblematici per capire che il lavoro da fare è ancora molto, partendo sempre dal presupposto che l’unico modo per uscire veramente dalla pandemia è quello di farlo tutti assieme.

Mezzogiorno Federato

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