27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 15:57:00

Buonasera Sud

Mediterraneo, area di scambi economici e culture umanistiche

foto di Tunisi
Tunisi

Un filosofo tunisino contemporaneo, Fathi Triki, ha elaborato una teoria riassunta dalla frase “vivre-ensemble dans la dignité”, vivere insieme nella dignità. La teoria difende l’idea di una possibile convivenza fondata sulla concezione della dignità e dell’umanesimo tipici delle popolazioni che gravitano sul mare Mediterraneo. È vero che quest’area è stata anche luogo di grandi conflitti passati e recenti: si pensi alla tragedia dell’esplosione della Jugoslavia o alle più recenti tragedie libica e siriana, si pensi al dramma dei barconi e dei migranti morti sconosciuti senza che l’Europa riesca a definire una politica comune dell’immigrazione lasciando sola l’Italia. Ma ciò che ancor più ha caratterizzato la storia del Mediterraneo e delle civiltà cresciute sulle sue rive (nella foto in alto, un antico portolano) sono stati millenni di scambi economici, culturali e sociali basati sul commercio, sull’accoglienza e sull’ospitalità. Scambi favoriti dal mare e dalla sua navigazione. Scambi favoriti dagli incroci linguistici di cui rimane traccia in tutti gli idiomi dell’area. Commerciare, scambiare beni e mercanzie, conoscere nuovi popoli con le loro tradizioni e culture tiene lontana la violenza. Se commerci non fai la guerra; per commerciare devi comprendere le culture, la lingua e le tradizioni degli altri, cercando di fare in modo che il gesto di scambio arricchisca tutti.

Questa è la vera storia del Mediterraneo e dei suoi popoli. Nella mia più che trentennale esperienza di lavoro, alla testa di un grande gruppo internazionale presente in varie aree del mondo, ho avuto modo di vedere e conoscere economie, culture e modi differenti di vedere l’impresa e il mondo del lavoro. Ho avuto l’avventura di vivere una fase di grandi e veloci cambiamenti dell’economia mondiale, e ho visto affacciarsi prepotentemente sulla scena internazionale popoli e paesi fino a poco tempo prima relegati ai margini. Da questa esperienza sulle strade del mondo ho capito che, specie in certe aree (e quella mediterranea tanto a sud nel Nord Africa quanto ad est nei Balcani è certamente una di queste) gli italiani, se sono seri e si comportano bene, hanno delle formidabili chances nel business internazionale. Veniamo percepiti, specie nei paesi in via di sviluppo, come partner creativi, flessibili, tolleranti e non arroganti. Abbiamo il vantaggio di riuscire a instaurare un’empatia naturale con i nostri interlocutori, cosa che spesso non riesce ai francesi, agli inglesi e ai tedeschi, che pagano l’handicap non solo di un passato coloniale che in parte è anche nostro, ma anche di un atteggiamento attuale meno flessibile e meno disposto a comprendere e rispettare le culture locali. Torno da un viaggio di lavoro in Tunisia fatto con mio figlio Augusto, ospiti di una importante famiglia imprenditoriale tunisina che è amica di Duferco da tempo e che è alla testa di un importantissimo conglomerato di attività in Tunisia e nel resto del mondo, il gruppo Al Badr.

Le ragioni del viaggio e della visita, che ne restituisce una loro fatta un po’ di tempo fa presso i nostri stabilimenti e uffici in Europa, nascono dal fatto che confrontando le nostre storie imprenditoriali, i nostri percorsi di crescita, la visione e la cultura che anima i due gruppi abbiamo riscontrato incredibili affinità e una sensibilità e visioni comuni del mondo dell’impresa e del lavoro; affinità che ci fanno sperare in collaborazioni future e investimenti comuni. In particolare le riflessioni svolte negli incontri a Tunisi e in giro per il paese visitando i loro stabilimenti industriali, centrali elettriche e cantieri navali, si sono concentrate su alcuni punti centrali che mi piace ricordare. La questione della sostenibilità delle attività umane e di quelle industriali in particolare è ormai patrimonio comune. Ricordo che si definisce sostenibilità uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. I Paesi nord africani (Tunisia, Algeria, Libia, Marocco) hanno la fortuna di avere un’insolazione di 2800-3000 ore l’anno, il doppio esatto delle nostre migliori nel mezzogiorno d’Italia, e quindi sono luoghi ideali per la produzione di energia solare verde in grandi quantità. Questa produzione di energia verde, che crescerà enormemente in questi Paesi nei prossimi anni, consentirà loro di diventare produttori in futuro di idrogeno verde, la fonte energetica individuata da più parti come essenziale per un futuro decarbonizzato. Gli elettrolizzatori, che sono le macchine che attraverso un processo di elettrolisi producono l’idrogeno, consumano moltissima energia elettrica e questa, perché l’idrogeno sia verde, deve essere verde. Inoltre esistono, e si svilupperanno ancora di più in futuro, collegamenti per il trasporto e lo scambio di energia tra l’Italia e questi Paesi. Eni e Snam possiedono insieme ad algerini e tunisini il TransMed, che è il tubo che trasporta in Italia il gas naturale algerino e che domani potrebbe trasportare, insieme al gas, anche l’idrogeno. Terna sta lanciando la costruzione di un elettrodotto sottomarino da 600 Mw che collegherà l’Italia e la Tunisia e che consentirà ai due Paesi di scambiarsi energia elettrica.

Tale contesto favorirà investimenti italiani in questi Paesi nel campo delle rinnovabili e dell’idrogeno, in uno schema di cooperazione rinforzata che potrebbe valorizzare le economie di entrambi. Come Duferco, siamo particolarmente attenti a queste evoluzioni e intensificheremo la nostra attività in Tunisia, Libia e Algeria. Poi c’è il tema dello sviluppo industriale manifatturiero. Abbiamo visitato in Tunisia fabbriche meccaniche che per qualità del prodotto, dei processi e dei layout non hanno nulla da invidiare a quelle europee. Rispetto alle nostre fabbriche il livello di automazione è più basso e l’organizzazione del lavoro è più labour intensive, perché c’è a disposizione una manodopera giovane e qualificata, desiderosa di occupazione stabile e con una buona cultura del lavoro. L’Europa sul manifatturiero, specie quello più semplice e meno sofisticato, combatte una partita disperata con le economie asiatiche e con la loro competitività. In realtà una cooperazione allargata sulle sponde del Mediterraneo, con una divisione del lavoro capace di trovare coordinamento e supporto nelle diverse specializzazioni, consentirebbe la costruzione di un sistema industriale allargato molto competitivo anche nei confronti della Cina e degli altri paesi asiatici emergenti. L’Italia per il suo know-how manifatturiero, il tessuto delle piccole e medie imprese che sono ideali partner per il trasferimento tecnologico e culturale nell’area del Nord Africa, ha un’importantissima partita da giocare. Come al solito gli imprenditori italiani zitti zitti e senza troppa pubblicità l’hanno capito e sono già là. In Tunisia oggi sono insediate circa 1400 imprese di proprietà francese, quasi 900 di proprietà italiana, 400 di proprietà tedesca.

Allo spontaneismo naturale dell’imprenditoria italiana si deve accompagnare un’iniziativa di politica estera e di cooperazione del Governo italiano, il quale per la verità sembra ben consapevole dell’importanza di quest’area per il futuro del nostro Paese e sta mettendo a disposizione di questo disegno la grande esperienza e professionalità della Farnesina e dei suoi diplomatici. La nostra visita è finita con un pranzo a Tunisi in un quartiere simbolo della cultura mediterranea detto de La Goulette, l’antico porto commerciale della città. Un quartiere nel quale per secoli hanno convissuto in pace e in armonia, con i bambini che giocavano insieme e matrimoni misti, la comunità ebraica, quella islamica e quella cristiana. Vivre ensemble dans la dignité è possibile, e l’Italia deve diventare nel Mediterraneo interprete e protagonista di questa cultura.  

Antonio GOZZI
Fonte: Piazza Levante

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