27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 14:59:00

Buonasera Sud

Paralisi dell’evoluzione urbanistica: confuse e contraddittorie le norme di attuazione

foto di Centro Storico di Napoli
Centro Storico di Napoli

Permane una situazione di criticità legata alla situazione debitoria del Comune, imputabile al decennio di disamministrazione della sindacatura de Magistris. È concreta e non facile da risolvere l’impasse, più precisamente, la paralisi dell’azione amministrativa dovuta alle gravi carenze organiche e di una macchina burocratica che si fondi su giovani risorse dotate di professionalità moderne, ispirate al conseguimento dei risultati e all’efficienza delle attività amministrative, elemento essenziale per rendere Napoli città moderna, caratterizzata dalla ricerca del superamento della ormai cronica, ultradecennale assenza di iniziative, di progetti di sviluppo della collettività. È necessario, per delineare le possibili prospettive, rievocare un trentennio di vita amministrativa napoletana.

Viene in evidenza il dato centrale della inesistenza di una “idea”, di un progetto di città nella politica locale, e di visione del futuro. La politica non ha valutato le conseguenze della deindustralizzazione della città e delle alternative economiche praticabili in una visione organica, con scelte risultanti della partecipazione delle formazioni sociali cittadine. La variante al p.r.g. del 2004 è una occasione perduta. Si è materializzata la paralisi della evoluzione urbanistica; sono numerose, confuse e contraddittorie le norme tecniche di attuazione. Il p.r.g. del 1972 si è limitato, in relazione al periodo storico di formazione, alla zonizzazione e ha rimesso ai piani attuativi, raramente, molto raramente adottati, la disciplina del territorio. Dopo trentadue anni, la politica locale, le forze sociali, non hanno individuato un progetto di sviluppo, di governo del territorio nel senso pieno della espressione. Nella variante urbanistica del 2004 difetta radicalmente la visione di sviluppo sostenibile della vita economica e sociale della città. Non è forse esagerato pensare a Napoli come città priva di uno strumento urbanistico distinto dai tratti della moderna pianificazione urbanistica. La condizione critica evidenziata è la prova dell’assenza di una politica attenta alle esigenze e agli obblighi imposti dal raggiungimento di un equilibrato sviluppo urbano. Ancora oggi è assente il dibattito sulle prospettive di crescita sociale, di sviluppo di iniziative economiche che intervengano sulla progressiva drammatica crisi occupazionale.

È ancora la constatazione del passaggio della realtà economica dalla “siderurgia” alla “friggitoria”. Il vuoto di prospettive di sviluppo non può essere colmato dal numero dei B&B, per l’assenza di servizi pubblici idonei a garantire ospitalità competitiva ai turisti e scelte di permanenza eccedenti i ponti e i fine settimana. È forse il momento di affidare ai tesori culturali della città, compresi quelli siti nel “Centro Antico”, debitamente valorizzati la idoneità di essere anche attrattori economici. È forse il tempo di pensare al nuovo ruolo dei valori culturali, del fascino che hanno quale fattore propulsivo, che crea una rinnovata prospettiva di valorizzazione delle potenzialità di interazioni di attività economiche tradizionali e tecnologiche all’adeguamento ai tempi moderni della realtà sociale napoletana. Si pone inoltre il rilievo decisivo della opzione per la scelta della “rigenerazione urbana” e delle potenzialità di sviluppo sostenibile che ha. L’assetto della (inesistente) pianificazione territoriale nega le potenzialità, che la rigenerazione urbana garantisce, peraltro sorrette da finanziamenti comunitari. È un ulteriore elemento che l’Amministrazione Comunale dovrà valutare, nelle future, immediate scelte che dovrà compiere. La desolante situazione di Bagnoli e dei vecchi siti industriali è ulteriore prova del fallimento della politica degli ultimi trent’anni.

La spinta riformista dovrà porre al Sindaco anche questo problema, sottolineando confronti con le associazioni culturali e le forze imprenditoriali diretti a scelte innovative, indirizzate alla riqualificazione della zona improntata ai criteri dello “sviluppo sostenibile” della zona. È necessario considerare la assenza di interventi diretti a valorizzare le risorse che il porto e la logistica possono assegnare a un progetto integrato di sviluppo della città. Altro settore di intervento investe inoltre l’obbligo di scelte che riqualifichino le periferie, degradate e relegate in territori ove prevale la presenza di criminalità. È necessario il contrasto deciso, a tali fenomeni devianti. È peraltro essenziale l’attenzione allo sviluppo organico di questa comunità emarginate e lasciate al dominio della criminalità organizzata. Lo sviluppo economico e la integrazione sociale – la mixitè – può essere un supporto non secondario alla integrazione di cittadini privi di prospettive e di speranza in un rinnovato progetto della realtà urbana. Va poi affrontato il tema della importanza della visione di una Napoli non limitata alla cinta daziaria – ma estesa alla dimensione metropolitana.

Napoli e il suo sviluppo sono strettamente connessi a un progetto di sviluppo che integri in un disegno condiviso le comunità contigue e socialmente interagenti. Si pone il problema di un progetto di respiro sovracomunale, proiettato sulle prospettive di sviluppo di comunità vicine alla città. Lo sviluppo di Napoli è legato inscindibilmente a quello dei comuni appartenenti alla dimensione provinciale. E tutto ciò va collocato nella riflessione sul futuro del sud. Napoli non è solo una grande città, ma la capitale del Mezzogiorno. Le strategie di sviluppo del Mezzogiorno, come quelle lucidamente proposte da “Mezzogiorno federato”, come grande piattaforma economica e logistica euro-mediterranea, ponte con l’Africa e i paesi arabi e asiatici, impongono un salto di qualità nel governo della città, collocata in una posizione anche geograficamente strategica, a partire dalla portualità. Vi è una ampia agenda da scrivere quindi, e l’auspicio è che la nuova Amministrazione Comunale sia all’altezza del compito. Il Sindaco di Napoli è dotato di esperienza e di prestigio elevati. Ne siamo certi. Poniamo in chiave collaborativa, nella tradizione riformista, problemi attuali, risalenti nel tempo, ma estremamente gravi. Auspichiamo il coinvolgimento, la mobilitazione della comunità nell’affrontare i problemi sommariamente accennati, che tuttavia, devono avere il sostegno di una comunità attiva e finalmente coinvolta in un confronto serio, franco, costruttivo teso alla definizione di un progetto di sviluppo della realtà metropolitana di Napoli come fattore di crescita dell’intero Mezzogiorno e quindi del Paese.  

Felice LAUDADIO
Docente ordinario di diritto urbanistico Università Cassino docente di Diritto amministrativo Università del Sannio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche