19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

Buonasera Sud

Il rifacimento di Afo-5 sarebbe in totale controtendenza

foto di Un altoforno ex Ilva
Un altoforno ex Ilva

Quanto emerso dalla riunione al Mise – Ministero dello sviluppo economico del 13 dicembre 2021 – è stato oggetto di critiche principalmente per la mancanza di un dettagliato piano industriale e di un programma di realizzazione. C’è sì una indicazione per traguardare una decarbonizzazione finale dell’impianto, ma con un percorso non ben definito negli assetti impiantistici e nella loro gradualità di realizzazione. In definitiva appaiono affrontati e definiti alcuni aspetti importanti: mantenere in vita lo Stabilimento con utilizzo di nuove tecnologie (forni elettrici, preridotto, idrogeno) con un investimento di circa 4,5 miliardi in circa 10 anni. Ben venga la volontà di salvaguardare un equilibrio economico con la produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2025 ed il mantenimento di adeguati livelli occupazionali.

Seppure la questione potrebbe apparire risolta, le soluzioni e le indicazioni non hanno convinto politici, sindacalisti per cui non si possono minimizzare le legittime preoccupazioni per gli aspetti ambientali, occupazionali, politici ed economici. Non certamente semplice è la situazione finanziaria attuale delle Acciaierie d’Italia, la joint venture tra Arcelor Mittal e lo Stato Italiano attraverso Invitalia. Anche la gestione dell’operatività della fabbrica, attuale e futura, presenta punti non definiti e conseguenti criticità anche per la perdita di rilevanti quote di mercato. In ogni caso, se agli annunci seguiranno dei fatti, è bene evidenziare alcuni problemi aperti di grande rilievo. Forse non si è ancora ben compreso che la transizione della fabbrica verso un diverso modo di fare acciaio a Taranto deve traguardare prioritariamente la sostenibilità ambientale. Su questo punto non ci sono dubbi e prima si realizza questa operazione, prima si otterranno risultati anche per la sostenibilità economica e la certezza di vita per la fabbrica.

E’ un momento in cui, per evitare un tragico insuccesso e perdita di denaro pubblico, occorre dare a Taranto quello che chiede: “ una produzione di acciaio invisibile”: solo così potrà esserci una reale occasione di rilancio. La direzione da perseguire è quella di ottenere sia un processo meno impattante dal punto di vista ambientale (graduale chiusura dei processi di cokerie e di agglomerazione ) e nel contempo una graduale parziale decarbonizzazione con la forte riduzione delle emissioni di CO2. Dunque la futura sostenibilità ambientale è di fatto la vera occasione di “futuro“ per lo stabilimento Tarantino. Dall’incontro sono emerse informazioni che mostrano l’esistenza di percorsi non ancora ben definiti. Per esempio lascia perplessi la notizia circa le intenzioni a riguardo dell’ Altoforno n. 5 , impianto oggi fermo, di cui si ipotizza la ricostruzione. Certamente questo enorme investimento non va nella giusta direzione. Nel mentre si parla di decarbonizzare, si propone la ricostruzione di impianto di grandi dimensioni, un vero gigante ad alta produttività e nel contempo di bassa flessibilità.

Un reattore colossale che per funzionare avrà bisogno di carbon coke e di agglomerato. E’ questa un’operazione coerente? Non si dovrebbe invece tendere al graduale spegnimento degli altiforni? Siamo in totale controtendenza! Il rifacimento dell’Altoforno 5 richiederà 3 anni di lavori tra demolizione e ricostruzione, ha poi una vita tecnica di 15 anni: questo significa che tranne accettare delle importanti diseconomie, il processo si completerà nel 2040; altro che 10 anni come indicato! Il costo di questo investimento supera di gran lunga il costo per la costruzione di una nuova acciaieria elettrica. Di contro nel piano nessuna precisa indicazione per la realizzazione delle nuove acciaierie elettriche e degli impianti di preridotto che pure saranno parte fondamentale nella conversione. Per l’altoforno n.5 occorre sì accelerare i lavori, è vero, ma quelli di demolizione in quanto l’ampia area su cui insistono gli impianti potrebbe essere strategica per le nuove realizzazioni. Riassumiamo in poche righe il contenuto di quello che riportato in un più dettagliato piano già a suo tempo sviluppato e pubblicato su Buonasera Taranto, che prevede una fabbrica ambientalizzata e decarbonizzata con i nuovi processi: è un percorso fattibile dove le tecnologie da adottare sono ben note e già collaudate.

In definitiva con la marcia degli altiforni esistenti la fabbrica può assicurare una produzione di acciaio per circa 6 milioni di tonnellate. Con la realizzazione di una acciaieria elettrica (EAF) da 2, 5 Milioni di tonnellate, nel 2025 (30 mesi per la costruzione), la fabbrica potrebbe essere in condizioni di raggiungere l’obiettivo di oltre 8 milioni di tonnellate di acciaio. Sarebbe auspicabile anche il completamento della nuova acciaieria elettrica con un impianto di laminazione in continuo ( processo ESP – brevetto Arvedi) che renderebbe più lineare ed economiche la produzion di coils di qualità. Gli altoforni in marcia (AFO1-2-4) , proseguiranno la loro campagna produttiva con le necessarie manutenzioni ordinarie e straordinarie e sostituiti gradualmente con altre acciaierie elettriche alla loro fine campagna. Occorrerà inoltre realizzare impianti per la produzione di materiali preridotti (DRI) per l’alimentazione dei forni da aggiungere al rottame di ferro per il quale esistono varie opzioni da valutare. Certo occorrono competenze tecniche e managerialità e adeguate risorse finanziarie, ma quest’ultime, come annunciato nella riunione del Mise non dovrebbero mancare. Una volta realizzata questa conversione Taranto sarà tra le prime siderurgie in Europa a raggiungere gli obiettivi di una completa decarbonizzazione e l’abbattimento totale degli inquinanti con una graduale chiusura degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie. Questo assetto può concretizzarsi entro il decennio. Occorre però ben evidenziare una criticità di rilievo, conseguente ai costi delle energie in continua evoluzione, in particolare del metano ora ed in futuro dell’idrogeno. Difficile prevedere l’evoluzione del rapporto dei costi metano/ carbone. Certamente questo non è un problema da poco.

 

Roberto PENSA
Ingegnere, dirigente nell’acciaieria di Taranto
sia nel periodo della gestione pubblica, sia in quello della gestione Riva,
sia in quello della gestione commissariale prima del 2017.
Associato a Federmanager Taranto con cui è attivo nella condivisione
degli interventi per la sostenibilità dell’impianto siderurgico tarantino

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