22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 08:52:00

Buonasera Sud

Siderurgia: non si governa la transizione con la melina

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La produzione acciaio nel mondo

Passarsi il cappello sopra la testa del proprietario, per un tempo infinito, con un sistematico susseguirsi di inadempienze, senza produrre risultati, giova solo a chi utilizza tempo ed inerzia per ottimizzare i propri interessi. Nonostante il costo dell’energia raddoppiato in un anno, la logistica in tilt, i prezzi di minerale, carbone, rottame ferroso stimati in crescita fino alla primavera prossima e a livelli altissimi, il 2021, per il settore siderurgico, vanta un primato: è stato l’anno migliore dell’ultimo decennio, il cui ciclo espansionistico, sarà ulteriormente rafforzato, nei prossimi anni, dai fondi Pnrr e dalla costruzione di grandi infrastrutture.

Tuttavia la criticità siderurgica resta strettamente connessa alla sostenibilità ambientale e alla decarbonizzazione, alla disponibilità di energia rinnovabile e idrogeno verde a un prezzo accessibile e competitivo. Affinché il mondo raggiunga lo zero netto di emissioni di carbonio entro il 2050, è essenziale un progresso più rapido nel prossimo decennio Per l’acciaieria tarantina si registra l’ennesimo incontro interlocutorio. Il ministro Giorgetti torna ad assicurare l’impegno del Governo e chiede tempo perché “il quadro è più complicato di quanto ci aspettassimo”. Che la partita non fosse facile lo hanno compreso ormai quasi tutti, tranne i giocatori che la partita devono giocarla. Magari guardandosi intorno comprenderebbero che tutto il mondo della siderurgia marcia speditamente verso la decarbonizzazione. Bloomberg NEF, ha diffuso in dicembre, uno studio che quantifica in 278 miliardi di dollari, di investimenti aggiuntivi, le risorse necessarie per decarbonizzare l’acciaio. Secondo il report, per realizzare questa trasformazione, vi sono cinque azioni chiave che il settore deve considerare: aumentare la quantità di acciaio riciclato; procurarsi energia pulita per forni elettrici; progettare tutte le nuove capacità in modo che siano pronte per la cattura dell’idrogeno o del carbonio; iniziare a miscelare l’idrogeno negli impianti esistenti a base di carbone e gas per ridurre il costo dell’idrogeno verde; trasformare o chiudere la restante capacità a carbone entro il 2050.

L’Europa, grazie anche al piano di rilancio post pandemia, al fianco delle limitazioni emissive imposte alle aziende, ha deciso di supportarne in maniera sempre più concreta la transizione, che si è immediatamente tradotta in studi di fattibilità, progetti pilota e, nel caso dell’HYBRIT di SSAB, nella colata del primo acciaio completamente fossil free al mondo. ArcelorMittal, “alleato strategico del socio pubblico in Acciaierie d’Italia per la produzione di acciaio pulito di alta qualità fondamentale per la sua competitività internazionale”, ha deciso di affrontare il tema climatico con un approccio multidisciplinare. L’azienda, infatti, cercherà sia di ottimizzare la captazione e l’utilizzo di materie prime alternative, come ad esempio il Biogas, per ridurre da subito le emissioni, che di realizzare in tutto il mondo impianti basati sull’idrogeno, annunciati in Spagna, Francia, Belgio e Canada, tutti con investimenti miliardari, cofinanziati maniera massiccia dai governi locali. La transizione ecologica, energetica, tecnologica dello stabilimento di Taranto se vuole misurarsi concretamente con un settore che sta rapidamente adeguandosi, dalle dichiarazioni di principio, deve passare alle scelte strategiche. Deve essere definita e progressivamente praticata, sciogliendo nodi e difficoltà complesse che vanno affrontate con chiarezza. L’idea di un piano industriale, deve tradursi in un progetto impiantistico di dettaglio, condiviso dal territorio e dai lavoratori. Un piano di dieci anni privo di certezze e dettagli, incapace di misurarsi con una condizione impiantistica disastrosa, costituisce un grave e continuo rischio per la sicurezza dei lavoratori, e per la fabbrica che rischia di spegnersi da sola, esaurendo risorse pubbliche consistenti.

Se si deciderà di andare oltre, è bene che siano valutate attentamente le possibili alternative più sostenibili per realizzare nuovi assetti impiantistici. Dopo oltre 60 anni la produzione da altoforno deve essere definitivamente abbandonata e sostituita da una produzione di acciaio “green” con forni ed acciaieria elettrici, andando verso la chiusura totale degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie e dei sottoprodotti: naturalmente con una graduale fermata degli attuali altiforni per fine vita tecnica. Che senso avrebbe, per lo stabilimento e per i cittadini di Taranto, il rifacimento di AFO/5? Che senso avrebbe ricostruire un altoforno con una prospettiva di vita di oltre 15 anni? Rappresenterebbe oggettivamente una contraddizione rispetto alla svolta tesa a diminuire le necessità di coke e di agglomerato! Chi propone e progetta il presente ed il futuro prescindendo dall’impatto ambientale, sostenibile e sociale deve prendere atto che questa strada è impercorribile perché sarebbero improponibili ulteriori compromessi che tornerebbero a creare criticità ambientali, sanitarie e stato di conflitto. La nuova fabbrica ridimensionata, razionalizzata e modernizzata, svilupperebbe pur sempre volumi di produzione di rilievo, circa 5,5 milioni di tonnellate/anno con forni elettrici da trasformare in laminati di qualità preferibilmente utilizzando il sistema ESP che è un processo dove la trasformazione diretta in coils avviene con ridottissimi consumi energetici ottenendo un elevato mix qualitativo di acciai.

I forni elettrici, che non sono certamente una nuova tecnologia, saranno alimentati con rottame ferroso, ma principalmente con preridotto e capacità produttive di circa 2,5 – 2,8 milioni di tonnellate/ anno per forno elettrico. Si va così alla chiusura totale degli impianti di agglomerazione, degli altiforni e delle cokerie e dei sottoprodotti: naturalmente con una graduale fermata degli altiforni per fine vita tecnica. Si determinerebbe pertanto una consistente semplificazione nella gestione della fabbrica; la produzione di acciaio di qualità; la bonifica delle aree dismesse alcune di esse necessarie per la sistemazione della nuova impiantistica; Il nuovo assetto a sole acciaierie elettriche, potrà consentire di adeguare le produzioni ed in caso di condizioni di mercato favorevoli/sfavorevoli e/o l’utilizzo di semilavorati d’acquisto (bramme, coils) che possono essere trattati sugli impianti già esistenti a Taranto per lamiere e tubi. La complessa trasformazione determinerà certamente un esubero di organici che solamente in parte potranno essere impiegati nelle operazioni, non semplici, di bonifica e recupero dei materiali ferroso (rottame) proveniente dalla demolizione degli impianti dismessi e da riutilizzare nei forni elettrici. Per questo va predisposta una legge speciale per Taranto che consenta l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, come avvenuto nel passato, anche attraverso i prepensionamenti.

E’ un progetto certamente ambizioso, perché la transizione lo richiede e affronta scenari largamente condizionanti che vanno opportunamente affrontati. Le condizioni sospensive della partnership pubblico-privata prevedono la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto e l’assenza di misure restrittive, nell’ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata, nei confronti di Acciaierie d’Italia Holding o di sue società controllate. Acciaierie d’Italia non potrà subentrare definitivamente in Ilva se prima non vengono liberati tutti gli impianti sotto sequestro dal 2012. Con il dissequestro dell’afo2, da questo punto di vista, è stato fatto un significativo passo avanti, rifacendosi ancora una volta alla sentenza Ilva della Corte Costituzionale sull’equilibrio di diritti non tiranni, che devono bilanciare il diritto alla salute con quelli sulle libertà fondamentali. Se scelte e decisioni vengono compiute con assoluta chiarezza e determinazione, evitando percorsi ibridi, dilatori e incomprensibili molte difficoltà potrebbero essere superate. E quello che ci auguriamo e che questa volta pretendiamo.

Mezzogiorno Federato

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