27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 14:59:00

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La sottovalutazione del ruolo della Puglia

E’ utile ricordare una serie di atti e di impegni programmatici che negli ultimi trenta anni hanno caratterizzato l’intero impianto infrastrutturale pugliese all’interno delle strategie comunitarie. Cominciamo con la prima iniziativa quella relativa al Progetto italo – greco che ancor prima dell’ingresso della Grecia nella Unione Europea, quindi in presenza di una Unione Europea a 12 Stati, aveva ipotizzato una interazione funzionale tra il “Progetto jonico salentino” prodotto nel 1980 dal nostro Paese da parte del Ministero del Mezzogiorno e l’asse stradale e ferroviario che attraversava la Grecia da Igoumenitsa e Vólos. Con l’ingresso della Grecia nella Unione Europea il I° gennaio 1981 prese corpo in realtà, ancor prima delle stesse Reti TEN – T, un Corridoio intermodale che coinvolgeva i nodi logistici di Bari, Taranto e Brindisi in Puglia e, come detto prima, dava funzione strategica al collegamento tra Igoumenitsa e Vólos ed in particolare elevava i due nodi portuali di Igoumenitsa e Vólos a piastre logistiche chiave del Mediterraneo; Vólos in realtà diventava il riferimento logistico più a oriente della Unione Europea e, al tempo stesso, la Puglia assumeva un ruolo chiave come territorio transfrontaliero.

Con il Commissario comunitario Clinton Davis la Unione Europea, di intesa con il Ministro dei Trasporti Claudio Signorile, nel 1985, avviò un ulteriore Corridoio infrastrutturale quello caratterizzato dall’asse Taranto – Brindisi – Lecce – Durazzo – Varna. Un Corridoio che, in modo lungimirante, faceva interagire, attraverso un vero canale secco (quello stradale e ferroviario tra Taranto e Brindisi e tra Durazzo e Varna), il Mar Nero, il Mar Adriatico ed il Mar Jonio; un Corridoio che offriva una grande occasione agli scambi commerciali tra la Puglia, l’Albania, la Macedonia e la Bulgaria; prendeva corpo un grande polmone di interessi tra la Puglia ed il Mar Nero. Nel 1994, in un’apposita Conferenza comunitaria ad Atene, il Commissario Christophersen approvò, nel rispetto di quanto proposto in un Consiglio della Unione Europea dal nostro Paese nel 1986 attraverso il Master Plan della Unione Europea, il Piano Paneuropeo al cui interno comparivano i primi Corridoi comunitari; in Italia erano ubicati tre Corridoi: il Trieste – Kiev, Verona – Monaco e Brindisi – Durazzo – Varna. Nel 2002 quando Van Miert avviò i lavori delle prime Reti Trans European Network (TEN – T) venne riconosciuto il ruolo del Corridoio Taranto – Brindisi – Durazzo – Varna, venne denominato “Corridoio 8” e non venne incluso nelle Reti TEN – T in quanto sia l’Albania che la Macedonia non erano all’interno della Unione Europea.

Nell’aggiornamento delle Reti TEN – T, aggiornamento approvato nel 2013, il Corridoio Berlino – Palermo venne ridefinito come Corridoio Helsinki – La Valletta e si aggiunse una antenna che partiva da Napoli e raggiungeva la Puglia dando ruolo strategico ai porti di Bari, Taranto e Brindisi. È utile ricordare che il Corridoio 8 ed il Progetto Italo – Greco in Italia non hanno trovato alcun reale intervento infrastrutturale; invece in Albania, in Macedonia, in Bulgaria i due progetti hanno dato origine a rilevanti infrastrutture e ciò con rilevanti contributi della Unione Europea; esempi concreti sono: la realizzazione dell’asse viario Durazzo – Varna; mentre in Grecia gli interventi del Progetto Italo – Greco, sempre con adeguate risorse della Unione Europea, sono stati quelli relativi all’asse stradale e in parte ferroviario Igoumenitsa – Vólos. In Puglia, escluso il collegamento Napoli – Bari, nulla è stato programmato e progettato, come negli altri Paesi prima richiamati, dalla Regione Puglia.

Nulla è stato fatto per garantire al Salento una adeguata infrastrutturazione integrata con le Reti TEN – T eppure la Commissaria De Palacio aveva più volte ricordato, proprio in occasione del Corridoio 8, che “il Salento non è solo caratterizzato dai nodi urbani di Taranto, Brindisi e Lecce ma è, a tutti gli effetti, un vero “sistema economico” ricco di fattori che lo rendono essenziale nella crescita non di una Regione ma dell’intera realtà meridionale”. Oggi che siamo alla vigilia delle nuove proposte del Programma delle Reti TEN – T, ho ritenuto opportuno redigere questa sintetica storia su quanto la Unione Europea ed il Governo italiano hanno fatto negli ultimi trenta anni per dare all’intero assetto pugliese quel ruolo strategico da sempre posseduto soprattutto nei rapporti tra l’’Europa, l’Italia e la vasta area dei Paesi che si affacciano sull’Adriatico e che sono, al tempo stesso, cerniere con un altro bacino sempre più importante quale quello del Mar Nero. Ho volutamente parlato della Unione Europea e del Governo italiano perché in questa lunga e articolata evoluzione strategica l’Amministrazione regionale è stata sempre assente. Non ho letto, in particolare, in questi anni di governo della Regione Puglia da parte del Presidente Michele Emiliano nessun atto capace di riconoscere al sistema pugliese il ruolo chiave che da sempre svolge all’interno del Mediterraneo. Di fronte a questa prolungata assenza spero che i due Presidenti delle Autorità del sistema portuale del Mar Adriatico Meridionale (porti di Bari e Brindisi) e dell’Autorità del sistema portuale del Mar Jonio (porto di Taranto), possano, con la massima urgenza, svolgere un simile compito coinvolgendo anche la rilevante retroportualità fatta di forti realtà produttive del settore agro alimentare e prive di HUB attrezzati per lo stoccaggio, la manipolazione e la commercializzazione di prodotti salentini.

Tutto questo dovrebbe essere stato oggetto di un forte interessamento della Regione Puglia proprio in una fase in cui si dibatteva, a livello comunitario, la rivisitazione delle Reti TEN – T e si dava vita ad un apposito nuovo Programma. Se dovesse, proprio in questi giorni, continuare questa inspiegabile atarassia della Regione le Reti TEN si fermeranno a Bari ed il Salento continuerà ad essere un triste bacino della decrescita, un triste polmone di disoccupazione pur disponendo di due delle più grandi realtà portuali della intera Unione Europea: Brindisi e Taranto. Il Presidente Emiliano dirà che poco ha fatto il Governo nel dare un respiro diverso al nuovo assetto delle Reti TEN – T in modo particolare per il concreto inserimento delle aree meridionali della Puglia come il Salento e difficilmente nel nuovo Programma compariranno i nodi portuali di Brindisi e di Taranto; senza dubbio anche gli ultimi Governi, con i Ministri competenti come Delrio, Toninelli e De Micheli, poco hanno fatto ma proprio per questo motivo avremmo dovuto, specialmente negli ultimi sei anni, leggere atti formali della Regione in difesa di una sostanziale rivisitazione delle Reti TEN – T in Puglia.

Ercole INCALZA

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