22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 06:57:07

Buonasera Sud

Il ruolo delle BCC del territorio per una nuova stagione di sviluppo

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Soldi

La crisi derivante dalla pandemia ha riproposto nuovamente il tema della ripresa economica, il sostegno alle famiglie oltre che alle piccolissime, piccole e medie imprese. Il tema trascina un altro argomento che sistemicamente, più o meno ad arte, viene tirato fuori e precisamente la necessità di una Banca del Mezzogiorno. Ricordo i programmi del Ministro dell’Economia di qualche anno fa, Giulio Tremonti, che fantasticava sulla nascita di tale istituzione creditizia con il supporto delle Poste Italiane, poi successivamente allargate alle Banche di Credito Cooperativo, ipotesi saggiamente respinta dall’illuminato Presidente di Federcasse di allora Avv. Alessandro Azzi. La perdita graduale di tutti gli istituti di credito con sede al Sud e quindi con relativo centro decisionale lontano dai propri territori, ha naturalmente amplificato le difficoltà del meridione per quanto riguarda l’accesso al credito. E per nulla risulta utile alla comunità meridionale il numero di filiali presenti al sud di banche i cui interessi reali sono dappertutto tranne che al Mezzogiorno.

La politica di sviluppo di regioni come la Campania, la Calabria, la Puglia o la Sicilia senza dimenticare la Basilicata e l’Abruzzo sono state apparentemente e per opinione comune fortemente condizionate da questa “limitazione creditizia”. Probabilmente sostenere il contrario non provocherà incremento di consenso ma, per quell’antico e viscerale rapporto con la verità che da sempre ho sottoscritto, sono costretto a dare una visione un pò differente. La vera Banca del Mezzogiorno al Sud già c’è ed è rappresentata dalle BCC nel Mezzogiorno, che sono banche espressione dei territori, appartenenti agli stessi, che raccolgono depositi e erogano prestiti nelle stesse comunità avendone a cuore le sorti economiche e sociali. Il ruolo delle banche del territorio appare indispensabile per sostenere una nuova stagione di sviluppo del Mezzogiorno.

La complessità della sfida richiede che tutti facciano la propria parte ma soprattutto che vengano valorizzati i contributi di chi, per le specificità organizzative e di governance, può fornire un valore aggiunto specifico. Le BCC sono praticamente le uniche banche locali rimaste al Sud (55 BCC, 83% delle banche con sede nelle regioni meridionali). Sono anche banche che non hanno ridotto la presenza territoriale, anzi hanno incrementato i punti di servizio ai soci e ai clienti (489 sportelli; erano 471 nel 2010) mentre il resto dell’industria bancaria nello stesso periodo ha ridotto gli sportelli di circa 1.400 unità (-30%). La quota di sportelli delle BCC è passata dal 10% al 15%; le BCC sono presenti in 381 Comuni e in 135 rappresentano l’unica presenza bancaria). Le BCC non hanno ridotto l’occupazione negli ultimi 10 anni (stabile: circa 3.200 dipendenti).

Le Bcc meridionali raccolgono depositi per circa 23 miliardi di euro che reinvestono, negli stessi territori, con circa 14 miliardi di euro di prestiti alle famiglie per l’acquisto e ristrutturazione della casa nonché per il sostegno e lo sviluppo alle piccolissime, piccole e medie imprese. La presenza sul territorio e la vicinanza alla clientela hanno consentito alle BCC di sostenere famiglie e imprese nonostante le difficoltà strutturali e congiunturali dell’economia meridionale; la quota media degli impieghi totali è passata dal 5,1% del 2016 al 6,9% del 2021; ancora più rilevante è il ruolo svolto nel sostenere le imprese: la quota di mercato sulle microimprese è passata dal 12% al 15%; la quota sul totale delle imprese dal 5,4% al 9,3%. La vicinanza alla clientela e il prudente approccio al rischio hanno consentito alle BCC di contenere la rischiosità degli impieghi, endemicamente più elevata al Sud: il rapporto sofferenze su impieghi ha registrato un valore costantemente più contenuto per le BCC negli ultimi anni; in particolare nel settore delle imprese il rapporto sofferenze su impieghi delle BCC ha registrato un valore inferiore al resto del sistema di circa il 25%. Con un CET1 ratio al 22,5% le BCC affiancano al loro servizio al territorio una solidità patrimoniale che le rende stabili e affidabili nel tempo. L’impatto del radicamento delle BCC nei territori è stato messo in luce anche dalla recente rilevazione del Centro di ricerca MET (Monitoraggio Economia Territorio) nel quale si conclude che: è fortemente cresciuto (dal 2011 al 2019) il numero di imprese del Mezzogiorno che hanno una relazione con le BCC, ma – soprattutto – è cresciuta in maniera ancora più rilevante la relazione con le imprese definite dinamiche (che esportano, investono in ricerca, innovano).

Questo indica che le banche locali riescono ad individuare e sostenere le imprese innovative e con prospettive di crescita. Lo sviluppo del Mezzogiorno richiede non solo più risorse ma un intervento sistemico che incida anche sulle condizioni del contesto socio-economico che hanno rallentato la crescita (economica ma anche sociale e civile); le banche del territorio, come le BCC, operano non solo come supporto allo sviluppo produttivo ma anche producendo esternalità positive che sostengono la crescita del capitale sociale e la generatività; questi elementi saranno essenziali per accrescere le probabilità di successo delle “transizioni” (ecologica, digitale, ecc.) che il PNRR sarà chiamato a stimolare e realizzare. Credo che l’Italia debba seriamente pensare, aldilà dei proclami, ad equiparare le possibilità tra chi nasce al Nord e chi al Sud. È puerile continuare a declamare le possibilità che ci sono a Milano senza mettere Napoli o Reggio Calabria nelle stesse condizioni di partenza.

E’ convinzione comune che la “democrazia di opportunità” sia il punto principale per pensare ad una nazione realmente unita e dove i giovani non debbano emigrare alla ricerca di lavoro, quindi desertificando il mezzogiorno. A tal riguardo il credito, per realizzare quel volano necessario all’economia, è ingrediente essenziale. Soprattutto se arricchito dal “rating umano” definitivamente considerato una filosofia creditizia che di romanticismo ha poco ma che ascolta le persone e non consente certamente di erogare credito a tutti bensì a chi merita. Da Napoli parte un grande movimento di “ripartenza” sociale, economico e di riscatto che sono certo coinvolgerà tutto il Mezzogiorno nella consapevolezza dell’importanza dell’Italia per l’Europa ma convinti che l’Italia senza il Mezzogiorno non andrà da nessuna parte.

Amedeo MANZO*
Presidente della Bcc di Napoli
e della Federazione Banche
di Comunità Credito Cooperativo
Campania Calabria

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