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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 00:19:00

Buonasera Sud

Favorire partecipazione e corresponsabilità sociale

Papa Francesco
Papa Francesco

I l discorso di Papa Francesco, rivolto ai Sindaci dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia durante la recente udienza presso il Palazzo Apostolico, ha richiamato l’attenzione al bene comune ed a tutto ciò che è periferia geografica, esistenziale, ambientale, sociale. Se è vero che la pandemia ha fatto emergere profonde diseguaglianze nei popoli e tra popoli, tra il Nord e il Sud del mondo, tra generi e generazioni, il Santo Padre in continuità con il magistero contenuto nella Fratelli Tutti, manifestando profondo rispetto per le “complessità” gestite proprio dai sindaci ha osservato che il “virus peggiore è quello dell’egoismo indifferente”. Come tacere, infatti, di fronte alla tragedia umanitaria di milioni di persone cui non è consentito di varcare i tanti confini per fuggire da guerre, violenze, fame, crisi climatiche, alla ricerca di quella dignità negata a uomini, donne, bambini, colpevoli unicamente di esser nati in una diversa parte di mondo. I sindaci, ha chiosato il Papa, confermatisi “punto di riferimento” delle tantissime fragilità e vulnerabilità sociali presenti sul territorio, hanno aiutato anche chi “aveva responsabilità legislative a prendere decisioni tempestive per il bene di tutti”.

Mettersi in ascolto delle tante disuguaglianze significa, dunque, dover trovare le giuste risposte, le stesse cui ha fatto riferimento anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo recente discorso di secondo insediamento al Quirinale, quando ha invitato coloro che hanno responsabilità istituzionali e sociali ad affrontare le diffuse emergenze, scongiurando che tali disuguaglianze siano concepite come un ineluttabile prezzo da pagare alla crescita ed un freno ad ogni prospettiva di sviluppo sostenibile e di occupazione aggiuntiva. E da profonde disuguaglianze e complessità sociali non è esente il nostro Paese; quelle che non permettono al Sud di contare rispetto al Nord lo stesso numero di asili nido, né di consentire alle donne le stesse opportunità occupazionali o di azzerare il fenomeno di una dispersione scolastica che raggiunge percentuali del 30% nei nostri territori, senza tacere su una emigrazione di giovani, anche altamente scolarizzati, verso altre destinazioni europee e non solo. Guardando al servizio dei sindaci, Papa Francesco amabilmente definitosi anche lui “sindaco di qualcosa” ha offerto tre parole di incoraggiamento, Paternità – o maternità – Periferie e Pace, che assumono significato e determinano impegno per tutti coloro i quali ricoprono responsabilità politiche, istituzionali e sociali. La Cisl, sindacato non confessionale ma fortemente radicato nei principi e nei valori della Dottrina sociale della Chiesa, con i suoi Gruppi dirigenti ad ogni livello continuerà a finalizzare coerentemente i propri impegni rivendicativi verso l’emergenza sociale più evidente, quella del lavoro che stenta a trovare la piena cittadinanza nel Mezzogiorno; ed anche quando qui lo si trova risulta prevalentemente caratterizzato dall’essere lavoro povero, grigio, precario, a giornata, con paghe di piazza, gestito dal caporalato. Senza tacere sulle persistenti situazioni di rischio nel lavoro per salute e sicurezza, che si incrociano nei casi estremi con la morte, persino durante uno stage come accaduto al povero Lorenzo che a soli 18 anni e nell’ultimo giorno di lavoro ha infoltito il numero di 1500 infortuni mortali che piange il nostro Paese dal primo gennaio 2021 ad oggi.

Questo è il tempo della responsabilità, della messa a bando degli slogan, per misurarsi nel concreto con una transizione ecologica, industriale, digitale, non pensando che automaticamente ci sia anche una transizione sociale che di per sé introduca nuovi diritti e metta fine alle profonde diseguaglianze che attanagliano il nostro Paese. Questo è un processo che deve stringere e far coesistere, in un Patto sociale, ogni utile energia per acquisire una vision condivisa di futuro. L’Europa ci ha concesso la maggior parte del pacchetto finanziario del NextGEu, con l’auspicio che saremo potenzialmente capaci di utilizzare quelle risorse per riformare l’intera nostra socialità. Ci accompagna, purtroppo, la consapevolezza di avere un’amministrazione pubblica in ritardo nella messa a terra delle suddette risorse, per costruire e ristrutturare asili nido, scuole, mense, case, trasporti, ospedali di comunità e case della salute e soprattutto ridisegnare un sistema sanitario che ritorni ai principi nobili della 833/78 e rimetta al centro del proprio interesse la persona prima della quadratura dei conti. Allora tutto questo ci riporta a riconsiderare la realtà più bella che cementifica il nostro comune sentire, la Carta costituzionale i cui padri fondatori misero al centro proprio la dignità della persona immaginando un paese costruito proprio con tutti i deterrenti contro diseguaglianze economiche e sociali, come dettato dall’Art. 3.

Furono proprio quei grandi uomini, nonostante le idee e le diverse ideologie, socialisti, comunisti, liberali, cattolici, ecc., ad articolare la più bella Costituzione del mondo perché operarono in un’unica direzione: costruire solidarietà istituzionale per il bene comune. La politica ed i partiti attuali saranno capaci di ritrovarsi su quegli stessi principi che ricostruirono il Paese dopo una guerra mondiale, attrezzando i propri figli con quell’ascensore sociale che ha permesso loro di vivere un benessere sconosciuto ai loro padri? Questa è una sfida alla quale tutti siamo chiamati, considerando che con la transizione in atto, diversamente aggettivata, nulla tornerà come prima. Questa è la responsabilità che va messa in campo, per dare anche le necessarie risposte su cosa intendiamo fare in merito ai sistemi produttivi che insistono sul nostro territorio ed alle tante vertenze di lavoro aperte, ai tanti posti di lavoro a rischio. Soprattutto se si intende continuare ad affrontare con serietà e responsabilità temi che incidono su migliaia e migliaia posti di lavoro che coinvolgono altrettante famiglie o se invece si intende continuare ad utilizzare lo status quo per racimolare voti per la prossima campagna elettorale.

Cosa che, a Taranto, registriamo anche in questi mesi, più con la demonizzazione dell’avversario che con confronti che facciano emergere credibili risposte al tema lavoro che non c’è ed a quello che rischia di perdersi. Ecco, dunque, che messaggio di Papa Francesco ai sindaci diventa un monito chiaro e forte alla responsabilità amministrativa, alla necessità di esercitare competenza ma anche un invito pressante alla partecipazione ed alla corresponsabilità sociale, come vaccino contro il virus di un linguaggio spesso impregnato di demagogia e populismo.

Gianfranco SOLAZZO
Segretario Generale Cisl Taranto-Brindisi

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