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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 08:57:00

Buonasera Sud

I piani di sviluppo territoriali e il brand dell’Alto Ionio

foto di Bandiere dell'Unione europea
Bandiere dell'Unione europea

I bandi emanati dai ministeri a valere sui fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza hanno evidenziato in modo inequivocabile la principale carenza, almeno in Calabria, degli strumenti di pianificazione del territorio. Il Pnrr è rivolto direttamente ai Comuni che, però, si ritrovano senza sapere esattamente dove andare a parare per due ordini di motivi. Il primo è che non hanno idea se il bando sia o meno necessario ai fini dello sviluppo; il secondo è che non hanno idee progettuali. Entrambe le criticità sono dovute alla mancanza di pianificazione strategica. Nessuna persona che si candidi a una qualsiasi carica pubblica comprende l’importanza di avere un’idea di quello che vuole fare negli anni a venire. Il cosiddetto programma, ne saranno testimoni migliaia di calabresi, si fa in cinque minuti. Tanto che ci vuole a stilare un elenco di cose da fare come tappare le buche sulle strade, aggiustare le mattonelle dei marciapiedi, cambiare le lampadine fulminate, costruire un campetto di calcio a cinque, ripitturare una scuola e così via. I programmi elettorali sono intrisi di cose banali, di ordinaria amministrazione. E questo vale dal piccolo comune alla Regione. Al contrario, quello che ci vorrebbe sono i piani di sviluppo territoriali.

Questi piani non si inventano. Prima di procedere bisogna studiare i fabbisogni coinvolgendo i residenti. La classe dirigente deve capire che senza coinvolgimento dei propri cittadini non si va da nessuna parte. Per vincere un’elezione, ma soprattutto per portare benessere, serve la partecipazione popolare e una classe dirigente che sappia interpretarne i bisogni. Qui assistiamo, al contrario, alla ricerca di alleanze tra i vari gruppi politici con partite e contropartite in termini di esercizio del (futuro) potere, piccolo o grande che sia. In questo modo qualcuno vincerà, ma chi perderà di sicuro è il territorio, i cittadini e non si creerà mai sviluppo e benessere. Nella lingua italiana, «pianificare» significa regolare, organizzare, programmare. Per la classe politica dovrebbe avere un significato più puntuale: dovrebbe significare progettare secondo un piano, avere una «visione» e adoperarsi per raggiungerla. Ovvero, avere un obiettivo e, lavorando in concerto con gli altri attori sociali. perseguirlo fino in fondo. Possiamo infatti immaginare il territorio come un grande fenomeno naturale e sociale da governare insieme a progettisti, amministratori, osservatori privilegiati, cittadini. Accade spesso che alcuni amministratori o gruppi di essi, abbiano anche delle buone idee, ma se non contestualizzate, non avranno mai successo.

Vorrei fare l’esempio di alcuni amministratori dell’Alto Ionio cosentino che di recente hanno comunicato di voler creare un “brand” Alto Ionio. E’ un’ottima iniziativa, molto utile ai fini della promozione turistica. Ma affinché abbia senso e successo è necessario inserirlo in un contesto più ampio. Ad esempio se in quell’area ci fossero dei prodotti agricoli in espansione, bisognerebbe individuare i mercati e promuovere campagne di co-marketing. In questo caso si avrebbero non solo risparmi di costi, ma effetti sorprendenti dal punto di vista della penetrazione nei gruppi di consumatori individuati. Questo tipo di approccio, ampliato ad altri settori, unito a una politica di distribuzione attraverso piattaforme specializzate, farebbe decollare non solo un settore, ma tutti i settori, portando benessere all’intera popolazione.

Gianfranco DE FRANCO

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