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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 09:59:00

Buonasera Sud

I nodi al pettine per un dissennato ambientalismo di maniera

Una storia tutta italiana

Nave rigassificatrore
Nave rigassificatore

Le notizie della guerra riempiono i programmi televisi ed i talk show dove gli scienziati in camice sono stati rapidamente sostituiti da generali canuti. Tanti gli argomenti di discussione ma da qualche giorno l’attenzione di tutti si è concentrata su una guerra parallela: quella del Gas, arma di ritorsione della Russia per un’ Europa che, per la prima volta, è sembrata davvero unita.
Ma a guardare bene le cose gli effetti sulla riduzione o addirittura la chiusura delle forniture di Gas provenienti dalla Russia causeranno effetti molto diversi sulle nazioni europee a cominciare dall’Italia e la Germania le quali avevano progressivamente affidate al gas Russo l’asse portante della propria strategia energetica.
Le ragioni vengono certamente da lontano ed almeno per il nostro Paese sono state progressivamente determinate da politiche ambientalistiche di maniera che ci hanno irresponsabilmente esposti a quello che potrebbe determinare la crisi dell’intero sistema produttivo del Paese. Scenari da guerra? Certamente ma sono quelli che si vanno sviluppando di ora in ora.
Per comprendere quello che è avvenuto occorre ricordare alcuni passaggi del nostro passato. La dipendenza dal gas Russo ha inizio in modo così deciso nel 2013 dove, dopo anni di sfruttamento dei giacimenti Algerini, il nostro Paese punta decisamente sulla capacità produttiva e soprattutto sulla economicità del greggio russo. E’ il tempo della grande amicizia con quel Paese e con i loro oligarchi che iniziano a frequentare il nostro Paese. Tutto questo nonostante fosse noto a tutti come da sempre la potenza russa a livello internazionale aveva fatto dell’energia il suo punto di forza.
D’altronde con il referendum del 1987, avvenuto dopo l’incidente dei Chernobyl, l’Italia aveva messo termine alle proprie esperienze nucleari dismettendo le proprie centrali. Una decisione illogica per diversi motivi. Intanto, perché rinunciare alla energia nucleare ha comportato avere costi di produzione più elevati senza, per questo, essere garantiti dagli effetti che un incidente potrebbe avere sul nostro Paese, circondato da questo tipo di centrali.
Era stato Enrico Mattei ad avere compreso come il gas naturale potesse essere una importante risorsa e che, per primo, aveva dato impulso allo sfruttamento dei giacimenti in Pianura Padana, così come ai primi legami con l’Unione Sovietica per la importazione di petrolio e di gas che, però, all’epoca aveva lo scopo di contrastare il dominio delle sette sorelle americane.
Mattei aveva già compreso che uno dei punti deboli del nostro Paese era proprio determinata dalla dipendenza energetica e come questa potesse diventare un elemento di pressione politica oltre che economica e questa cognizione, molto probabilmente, determinante nella sua scomparsa. Ma la lezione di Mattei venne subito dimenticata diventando progressivamente sempre più dipendenti da qualcuno. Il gas russo è stato sempre abbondante ed economico ed una maggiore diversificazione avrebbe comportato scelte meno populiste.
Nel 2021 su 76 miliardi di metri cubi consumati in Italia, 3,3 miliardi sono stati estratti sul nostro territorio contro i 72,7 che importiamo da fuori, soprattutto via gasdotto: il 40% dalla Russia, il 31% dall’Algeria, il 10% dall’Azerbaijan attraverso il Tap, il 4,4% dalla Libia e il 2,7% dalla Norvegia. Il 13,5% del gas importato è arrivato nello stato liquido ai nostri tre rigassificatori, soprattutto dal Qatar (9,5%), seguito da Algeria e Stati Uniti.
Le percentuali di gas provenienti dall’Algeria e dalla Russia hanno avuto percentuali molto diverse a partire dal 1990 e nel 2010 la quota russa era scesa addirittura al 20% recuperando subito dopo, nel 2013, un primato del 45% rimasto sino ad oggi.
Il nucleare, bloccato con il referendum del 1987, avrebbe potuto rendere la nostra politica energetica molto meno dipendente dall’ Estero ed il suo sviluppo fondamentale per garantire capacità e concorrenzialità al nostro sistema produttivo. Oggi si crede possibile dare una svolta al sistema attraverso uno sviluppo importante dell’energia da fonte rinnovabile che, aldilà dei proclami dell’ambientalismo populista, non potrà garantire di produzione che ci necessitano anche operando veri e proprie violenze sul nostro territorio.
Le soluzioni oggi per l’Italia, oltre al ritorno alle centrali a carbone, vedono l’incremento della produzione interna di gas, la costruzione di nuovi rigassificatori ed il potenziamento di quelli esistenti. Tutti interventi a grande impatto.
Forse il nucleare rimaneva la vera soluzione per il nostro Paese ma c’è voluta una guerra e lo spettro di una economia di guerra per potere tornare a sostenerlo.
Una storia tutta Italiana.

Giovanni TESORIERE

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