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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

Buonasera Sud

Emmanuel Macron è davanti a Marine Le Pen

foto di Mario Draghi ed Emmanuel Macron
Mario Draghi ed Emmanuel Macron

Macron ha fatto il pieno di voti, il 4% in più rispetto al 2017. “Potete contare su di me”, ha detto dopo il primo turno delle presidenziali francesi, acclamato dai suoi militanti alla Porte de Versailles di Parigi, un appello ai connazionali di ogni colore politico affinché sbarrino la strada all’estrema destra al ballottaggio del 24 aprile. I primi sondaggi lo premiano, secondo uno studio Ipsos Sopra Steria per Le Parisien, verrebbe riconfermato all’Eliseo con il 54% delle intenzioni di voto. Dal primo turno delle elezioni francesi, con Emmanuel Macron e Marine Le Pen che si sfideranno al ballottaggio il 24 aprile, è emerso un Paese profondamente polarizzato: la metà degli elettori ha dato la propria preferenza a partiti che contestano fortemente l’establishment.

Macron e Le Pen sono leader con posizioni antitetiche sull’Europa e, mai come in questo momento, il consenso di cui godrà il presidente eletto sarà fondamentale nel definire le politiche dell’Unione negli anni a venire. Senza un motore propulsivo importante come quello francese, difficilmente l’UE riuscirà a progredire. È quindi fondamentale che gli stati più grandi, come Francia, Italia e Germania, inizino da subito a tessere delle relazioni strutturate fra di loro, in modo da assumere un ruolo trainante. Italia e Francia lo stanno già facendo, grazie al Trattato del Quirinale. Ma se proseguiranno sulla strada tracciata, dipenderà anche dai risultati di fine aprile. L’emergenza pandemica e bellica gioca a favore delle leadership, non solo in Francia. Basti vedere la risalita dei consensi di Boris Johnson e di Joe Biden e la crescita di Olaf Scholz, che sta cancellando la nostalgia di Angela Merkel. È un facile riscontro anche in Italia. L’emergenza ha favorito il sussulto di responsabilità delle forze politiche che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella e che ha dato continuità al governo di Mario Draghi.

In questo quadro, l’emergenza bellica dà ancora più senso e contenuto ai rapporti fra i nostri due Paesi. Rapporti rilanciati di recente con il Trattato del Quirinale, dopo malintesi e sgarbi degli ultimi anni. Autonomia energetica, difesa europea, patto di stabilità e immigrazione, sono tematiche che impongono visioni strategiche e scelte operative comuni, in parte ancora attese alla prova dei fatti. La firma del Trattato ha suggellato il forte rapporto personale fra Macron, Draghi e Mattarella che è un’assicurazione sulla ritrovata sintonia. Con lo scoppio della crisi pandemica, Parigi si è riscoperta più simile a Roma che a Berlino sotto molti punti di vista, a partire proprio dal piano economico. Quando il Covid-19 ha raggiunto l’Europa all’inizio del 2020, Francia e Italia sono stati tra i Paesi Ue più colpiti. Nel 2020 hanno subito un crollo del Pil pari rispettivamente al 7,9% e 8,9%, mentre Berlino è riuscita a frenare la caduta al 4,6%. L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro ha messo ancora più in luce le somiglianze tra Francia e Italia: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,9% in Francia e il 9,8% in Italia a dicembre 2020, mentre in Germania si è attestato sul 4% circa.

Lo scenario è ancora più cupo per Parigi e Roma se osserviamo i dati riguardo alla disoccupazione giovanile: rispettivamente al 20,5% e il 31,1%, mentre la Germania si è fermata ad un più sostenibile 7,9% dopo un anno di pandemia. Infine, le finanze pubbliche. A causa dell’alta spesa pubblica necessaria per far fronte alla crisi sanitaria, nel 2021 il debito dei Paesi UE è schizzato in alto, in particolare in Italia e Francia, con Parigi (116%) che ha superato per la prima volta la soglia del 100% nel rapporto debito-Pil, seguendo così la scia di un’Italia cronicamente molto indebitata (155%), e ben lontana dai più modesti livelli della Germania (73%). Queste affinità hanno avvicinato Parigi e Roma al punto che le tensioni pre-Covid – comprese quelle legate ai gilet gialli nel 2019 e alle politiche di accoglienza dei migranti – sembrano ormai un lontano ricordo. È in questo nuovo contesto economico che Mario Draghi ed Emmanuel Macron hanno deciso di firmare il Trattato del Quirinale nel novembre del 2021. Parigi sembra aver scelto di schierarsi con Roma anche per quanto riguarda la riforma del Patto di Stabilità e Crescita (PSC), sospeso dalla Commissione Europea nel marzo 2020 per dare maggiori margini di manovra ai governi nazionali nell’affrontare le conseguenze della pandemia. Già all’inizio del 2020, la Commissione aveva dato via a una consultazione sulla riforma della governance economica europea; un tema che è diventato ancora più pressante oggi, vista la necessità di investimenti in settori strategici per far ripartire l’economia europea. Il Trattato resta tuttavia una “camera di consultazione” permanente, tanto più utile e foriera di risultati quanto più, in futuro, saranno in sintonia gli interpreti. Mattarella è stato rieletto per sette anni, Macron lo sarà probabilmente per i prossimi cinque. Ma il mandato di Draghi è in scadenza naturale con le elezioni del 2023. A volte per ragioni strumentali, a volte per conflitti d’interesse e ambizioni divergenti, le incomprensioni fra Roma e Parigi potrebbero riemergere, soprattutto se in Italia torneranno a prevalere sovranismo e populismo.

Mezzogiorno Federato

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