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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Buonasera Sud

Costruire il Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile

foto di Una spiaggia di Tropea
Una spiaggia di Tropea

Si sono svolti a Lamezia Terme gli Stati Generali del Turismo. Lo scopo è quello di «costruire il Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile (PRSTS) 2023-2026». L’idea è quella di realizzarlo insieme «ai principali attori del settore». La Regione vorrebbe, in altre parole, coinvolgere i calabresi che lavorano nel turismo. Fatto così, a mio parere, è un errore. E pure grosso. Facciamo un esempio. E’ come se un’amministrazione comunale volesse realizzare un piano urbanistico e consultasse i costruttori, i proprietari dei terreni, i commercianti di cemento, i commercianti di piastrelle e così via. Cosa pensate che i lavoratori del settore direbbero all’amministrazione? C’è qualcuno che si aspetta qualcosa di diverso dalle proposte di indici di edificazione elevati? C’è qualcuno che si aspetta che un proprietario terriero dica all’amministrazione che il suo terreno dovrebbe essere destinato a zona agricola o espropriato per un’opera pubblica, per una strada, per una scuola? Un’amministrazione comunale che attuasse questo tipo di coinvolgimento farebbe di sicuro un cattivo piano urbanistico.

La stessa cosa, probabilmente, sta accadendo con “gli attori” principali del turismo calabrese. Il piano in corso di elaborazione (?) e che potrebbe uscirne sarebbe, i nuovo, un piano sbilenco che dovrebbe portare sviluppo, sulle coste tirreniche del nord, del centro del sud e sulle coste ioniche del nord, del centro del sud. Che dovrebbe portare finanziamenti e incentivi ai piccoli borghi delle zone interne e a quelli che non ne fanno parte, alle piccole e alle grandi città. Ogni città, ogni borgo, ogni contrada si candiderà a essere una meta turistica, degna di ricevere finanziamenti per accogliere l’agognato turista americano, tedesco, francese e (magari) russo o cinese. Questo è quello che chiederanno a gran voce le istituzioni locali. Gli operatori della ricettività chiederanno, invece, incentivi e soldi per le loro attività di accoglienza a prescindere dalle loro ubicazioni (perché a quello sì e a me no?), mentre i tour operator chiederanno soldi per piani di marketing e finanziamenti per ridurre i costi dei trasporti. Insomma ognuno cercherà di fare i propri interessi.

Sarà (e forse lo è già) una fiera dell’egoismo. Non è questo il modo di costruire un piano di sviluppo turistico, né di coinvolgere i calabresi. Se si volesse davvero coinvolgere i calabresi si dovrebbe agire in modo diverso. I metodi sono tanti. Al presidente Occhiuto e all’assessore Orsomarso basterebbe leggere (studiare sarebbe meglio) le storie di tante regioni che ce l’hanno fatta. Se la Calabria da anni arranca ci deve essere un motivo e non è molto difficile trovarlo. L’incapacità di gestire il turismo in Calabria è stata certificata almeno da una decina d’anni, quando il dirigente generale del settore Turismo della Regione dell’epoca affermò che «siccome il 95% dei vacanzieri che vengono in Calabria sceglie il mare, allora è necessario dedicare rilevante e diversificata attenzione anche ai territori montani e interni…». Fu un’affermazione dissennata che determinò una politica sbagliata. La Calabria non può essere “venduta” per quello che non è.

La Calabria al di fuori dei confini regionali, è vista dal punto di vista turistico come vacanza mare. E la percentuale elevata delle scelte non fa che confermare l’affermazione. La Regione Calabria avrebbe dovuto dedicare da molto tempo “rilevante e diversificata attenzione” a rendere il mare più pulito, le spiagge più accoglienti, gli alberghi più adeguati, i servizi di accoglienza di alta qualità. In questo modo il turista (di mare) verrà più volentieri, parlerà bene della Calabria, porterà altre persone col “passa parola” che è uno dei mezzi più efficaci di farsi pubblicità in questo settore. La montagna, l’interno calabrese, dovrebbe essere “usato” in modo più appropriato. Sui borghi, sulla loro straordinaria vocazione turistica, c’è un discorso complesso da sviluppare perché è proprio in quei luoghi che si forma “l’identità” dei calabresi.

Gianfranco DE FRANCO

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