x

17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Buonasera Sud

Riflettere sulle coincidenze strategiche per un percorso politico praticabile

foto di Mario Draghi ed Emmanuel Macron
Mario Draghi ed Emmanuel Macron

La conferma di Macron sottolinea la vocazione europeista della Francia e fa tirare un sospiro di sollievo in molte cancellerie europee. Il programma elettorale di Le Pen proponeva uno strappo netto su molti elementi dell’integrazione europea. Non avrebbero portato a nessuna rottura formale con Bruxelles, ma avrebbero messo a dura prova l’Ue e rimesso in discussione gli equilibri al suo interno. La vittoria di Macron rilancia la leadership francese in campo europeo. Il Presidente francese si candida a figura guida dell’Unione nei prossimi anni, complici le difficoltà del governo tedesco di fronte alla guerra in Ucraina, e le elezioni italiane nel 2023.

La conferma del leader di En Marche! consolida anche il sostegno europeo all’Ucraina e apre alla possibilità di nuove sanzioni alla Russia in campo energetico. Le elezioni francesi segnano la fine dei partiti della Quinta Repubblica Nel 2017 fu la volta dei Socialisti, nel 2022 dei Repubblicani. Un tracollo storico che archivia i due principali attori della politica francese degli ultimi decenni. Sono praticamente scomparsi i due partiti che avevano espresso tutti i Presidenti della Quinta Repubblica dopo De Gaulle. La candidata gollista Pécresse e quella socialista Hidalgo mettono insieme meno del 7%. Se gli elettori socialisti furono convinti già in occasione delle Presidenziali del 2017, in cui il candidato del partito Benôit Hamon ottenne solo il 6,8%, oggi Macron conquista anche l’elettorato gollista: su 5900 comuni che nel 2017 diedero il primato a Fillon, nel 2022 solo 32 sono andati a Pécresse, contro gli oltre 3600 per Macron. che fin dall’inizio del suo primo mandato, ha inteso creare un blocco che assorbisse gli elementi riformisti dei due partiti.

Un blocco che ha portato Macron ad ottenere il suo secondo mandato, attirando elettori di diverse appartenenze politiche, grazie alla mancanza di un’ideologia ben definita e ad un programma poliedrico dove si fondono istanze progressiste ad elementi liberali. Questo blocco post-ideologico ha certamente determinato un rafforzamento dei due estremi opposti: la sinistra radicale di Mélenchon diventa egemone nel suo schieramento, mentre a destra di Macron ormai vi sono principalmente le forze nazionaliste di Le Pen e Zemmour. Nelle prossime legislative di giugno, la politica francese si polarizzerà tra estrema destra di Le Pen, il centrismo di Macron e La France Insoumise di Mélenchon che si rafforza egemonizzando il consenso a sinistra e promettendo battaglia al Presidente rieletto. La seconda partecipazione consecutiva, pur nella sconfitta, di Le Pen al ballottaggio indica con chiarezza la crescita della destra in Francia. Un consolidamento di schieramenti nazionalisti estremamente significativo e che si rafforza ormai da oltre un decennio: nel 2012 Le Pen ottenne il 17,9% dei voti al primo turno, nel 2017 il 21,3%. Le Pen ha infatti confermato in questo ballottaggio il forte radicamento nelle realtà più povere e meno urbanizzate del Paese: aree spesso dimenticate dalla politica tradizionale e che dopo decenni di voto a sinistra hanno attribuito il proprio sostegno alla candidata del Rassemblement National.

Un consenso che dovrebbe indurre qualche riflessione al di qua delle Alpi per le elezioni politiche del 2023 alla luce anche del progetto politico avviato con la maggioranza giallo rosso verde dalla Germania. che, con semplicità simbolica, si chiama “Semaforo”, per via del rosso dell’SPD, del verde degli Ambientalisti e del giallo dei Liberali, tutti insiemi capaci di una maggioranza del 57% al Bundestag tedesco. La situazione politica italiana presenta evidenti e profonde differenze, che delineano difficoltà di esportazione del modello, tuttavia esistono nel quadro europeo e tra i difficili impegni dell’attuale governo italiano, spazi di manovra per riflettere sulle coincidenze strategiche su un percorso politico similare, che prenda spunto, ossia che abbia una vocazione praticabile, rispetto al laboratorio del Semaforo tedesco. Una futura maggioranza di questo genere presuppone l’entrata in campo di soggetti oggi di carattere civico politico-partecipativo che già governano territori, che contano su storici cantieri di analisi attorno ai temi delle grandi transizioni, che dispongono di competenze professionali sia su temi tecnici sia sui temi della “democrazia partecipativa”, sia di soggetti che esprimono culture ambientaliste, oggi ancora divisi e minoritari. Un lavoro massiccio e capillare nei territori per orientare una domanda sociale oggi debole perché il dibattito pubblico della politica riflette soprattutto ancora lo sguardo autoreferenziale del grosso della politica dei partiti che fa del “presentismo”, cioè con scarsissima propensione al futuro, la propria narrativa. Dopo il ventennio della grande confusione, il civismo federativo deve essere la base del nuovo sistema politico in formazione, in una condizione di guerra.

Gli schieramenti verranno; le diversità valoriali emergeranno; le contrapposizioni di interessi si manifesteranno; ma la materia della politica come vita della democrazia sarà nuova è rinnovata in continuazione. Per formare una nuova coscienza di popolo, si deve ripartire dalle comunità e dal territorio, dai suoi interessi, dalle sue identità. Il nuovo sistema politico si ricostruisce con il civismo federativo. L’affermazione del territorio come risorsa da utilizzare pienamente, in una strategia complessa di sviluppo; la crescita della comunità come soggetto identitario attivo nel cambiamento della qualità e quantità dei servizi utilizzati; la dimensione nuova dei problemi e delle opportunità di una società pluralista ed esigente; la diversità degli interlocutori istituzionali, come lo Stato, troppe volte sentito lontano ed antagonista; e l’UE, burocratico interlocutore o bancomat dispensatore di risorse. Sono tutte questioni che non possono restare senza risposta. Lo sviluppo della competizione territoriale in tutta la dimensione europea e mediterranea, che è passaggio decisivo nelle opportunità di crescita economica e civile dei nostri territori, rende la scrittura attuale delle dimensioni e caratteristiche delle Regioni, con poche eccezioni, una realtà incapace di quelle responsabilità di governo e di proiezione strategica, assolutamente necessarie nella fase di crisi che la UE sta attraversando, e l’Italia subendo, senza visibili reazioni e cambi di prospettiva.

Mezzogiorno Federato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche