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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 09:54:00

Buonasera Sud

La crisi della “politica emergenziale”: il cambio imminente di paradigma

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Il Ponte sullo Stretto

Le problematiche contingenti e l’esperienza mondiale di convivenza con una pandemia hanno evidenziato molteplici carenze strutturali del sistema sociale e politico italiano, a diversi livelli, ponendo al contempo le basi per opportunità, almeno potenzialmente vincenti, di riscatto e di crescita territoriale, nazionale ed europea. In questi ultimi tre anni la classe politica, posta tragicamente di fronte ai propri precedenti errori, ha cercato di correre ai ripari con una molteplicità di azioni “salva tutto”, in primo luogo “salva consensi”, che hanno semplicemente e chiaramente dimostrato, ancora una volta, come l’assenza di un obiettivo condiviso di medio-lungo termine – basato sugli elementi fondamentali di collaborazione, inclusività e sostenibilità – imponga sempre ad ogni forma di misura, anche la migliore, una sorte effimera di politica emergenziale o di “pompieraggio” destinata a non durare, seppur erodendo inesorabilmente le risorse necessarie alla crescita strutturale nazionale e soprattutto del mezzogiorno.

Si è certamente consapevoli della imprevedibilità dell’infausta sequenza di una pandemia e di una guerra, peraltro messa in atto da uno dei nostri partner commerciali più essenziali per il sostentamento energetico nazionale, ma la totale assenza di una strategia e di un piano di emergenza già pronto nel cassetto mette ancor più in evidenza il fallimento della classe dirigente delle ultime legislazioni. Basti pensare alla miriade di progetti iniziati negli ultimi vent’anni senza mai raggiungere un miglioramento decisivo: riqualificazione ecologica dell’ex Ilva di Taranto, creazione delle infrastrutture logistiche di interconnessione tra le regioni del mezzogiorno, attuazione dei piani di sviluppo delle ZES, pianificazione della strategia energetica nazionale (sfruttando le risorse naturali e le peculiarità dei territori), gestione dei rifiuti urbani, rafforzamento e riqualificazione della sanità pubblica, lotta alla criminalità organizzata, sinergia del sistema bancario con la realtà d’impresa, precarietà lavorativa (che va interpretato principalmente come mancanza di opportunità lavorative dignitosamente e proporzionalmente retribuite), parità di genere e molti altri. A questo punto (non potendo tornare indietro nel tempo!) possiamo solo rimboccarci le maniche e rimetterci al lavoro su tutti i fronti, stavolta puntando su un percorso lungimirante di crescita e arricchimento sociale mutualmente alla pianificazione di uno sviluppo ecologico, sostenibile e senza confini territoriali, inclusivo delle caratteristiche e dei valori vincenti di ogni singolo territorio e area geografica. –

Lo sfruttamento intelligente, opportunistico ma ponderato, oltre che rispettoso di ogni peculiarità regionale, insieme alla visione di integrazione territoriale senza confini, risulta pertanto l’unica strategia vincente, basata sul buonsenso, sulla collaborazione civica, sulla visione condivisa per la ripresa e crescita del sistema italiano, tramite lo sviluppo accelerato del sud al passo dell’incrementale crescita del centro nord. Lo sviluppo di dettaglio di tale strategia dovrà poi essere definito connettendo le diverse ed eccellenti esperienze del sistema Italia nel suo complesso, come l’apparato produttivo, la ricerca, i servizi pubblici e privati, investendo per trasformare ogni singolo territorio in un motore trainante. Ciò sarà possibile solo prediligendo il beneficio collettivo derivante dalla maggiore capacità di potenziale crescita esponenziale rispetto alle piccole crescite lineari di mero e sterile beneficio locale, anche al fine di completare il PNRR nei tempi previsti e di non fallire con la nuova programmazione ed esecuzione dei Fondi di Coesione. Ad esempio, il raggiungimento di una maggiore indipendenza energetica, attraverso lo sfruttamento delle rinnovabili e verso l’autosostenibilità, sarà possibile realizzando vari investimenti al sud, dove le risorse ambientali di sole e vento sono più produttive e costanti rispetto ad altre regioni, e avviando la transizione energetica anche con l’installazione di poli di produzione energetica alternativa (come, ad esempio l’idrogeno), unitamente allo sviluppo competitivo infrastrutturale logistico tramite opere di sistema e di interesse interregionale per una maggiore competitività nazionale.

Ciò non vuol dire che interventi immediati a sostegno del fragile contesto giornaliero in cui tutti noi viviamo non siano necessari, ma che tali provvedimenti andranno introdotti evitando che gli stessi vadano a fagocitare tutte le risorse destinate alla crescita strutturale nazionale. Da questo complesso scenario e dalla voglia di riscatto territoriale nasce l’esigenza del rinnovamento della classe politica dirigente, poiché è arrivato il momento di essere rappresentati da personalità che promuovano effettivamente la crescita del paese senza etichettature di parte non inclusive e limitanti.

Rodolfo LA TEGOLA

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