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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 12:56:00

Buonasera Sud

L’Europa deve rappresentare l’Ucraina al tavolo con Mosca

foto di Bandiere europee
Bandiere europee

Mariupol è diventata un simbolo della resistenza ucraina e dell’inadeguatezza russa. Considerata, prima della guerra, abbastanza filorussa e da cui in pochi si sarebbero aspettati una tale resistenza. Avrà un significato ben diverso. La fine dell’assedio all’acciaieria Azovstal., annunciato dai vertici del Cremlino settimane fa, ma mai realmente avvenuto, dice molto della popolarità di cui la guerra gode presso l’opinione pubblica russa. Al contrario in Ucraina anche una sconfitta a Mariupol sarà celebrata come una vittoria.

“Una moderna battaglia delle Termopili”: l’esempio di come una forza più piccola possa coraggiosamente resistere a una più grande, e di come si possa perdere una battaglia ma vincere una guerra. Infatti quello di Putin è stato un discorso più indirizzato al pubblico interno che a quello esterno, e un’occasione per giustificare la guerra contro l’Ucraina. Putin deve legittimare la sua aggressione e sta cercando di presentarla al mondo e ai russi come una sorta di lotta per la giustizia storica. il problema strategico che la Russia deve affrontare oggi è che la società russa non era preparata per una guerra lunga e costosa. Si aspettava una vittoria veloce e decisiva, ma Putin non può dargliela. Per ovviare al controsenso di un giorno della vittoria senza una vittoria da poter presentare, il leader del Cremlino ha offerto al suo pubblico un discorso denso di risentimento nazionalistico e retorica neoimperialista. Sulla piazza Rossa nel giorno in cui la Russia celebra la vittoria dell’allora Unione Sovietica sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale, Il presidente russo Vladimir Putin non ha annunciato la coscrizione obbligatoria né dichiarato una ‘guerra totale’.

Ha invece affermato che lo stato farà “di tutto” per prendersi cura delle famiglie che soffrono i lutti causati dalla guerra in Ucraina e che “la morte di ogni soldato e ufficiale è dolorosa per noi”. Poi ha ammonito che “l’orrore di una guerra globale non si deve ripetere”. E mentre sulla piazza Rossa si teneva la parata delle forze armate russe, una parata che dal 2008 proprio Putin ha reso annuale per mostrare i muscoli dell’esercito russo che non sono apparsi poi così definiti, a Strasburgo si festeggiava la giornata dell’Unione europea. Così mentre a Mosca sfilavano soldati e mezzi militari, rispetto allo scorso anno si contavano il 10% di soldati e il 30% di mezzi corazzati in meno e tra i mezzi presenti, molti erano prototipi che stentano ad entrare in produzione, a Strasburgo il presidente francese Emmanuel Macron precisava che se l’Europa aiuta Kiev ciò non significa che sia in guerra con la Russia. Oggi la libertà e la speranza per un futuro di pace hanno il volto dell’Unione europea. Nel momento in cui l’Ucraina fa dichiarazione di adesione alla Comunità Europea, l’Ue deve diventare Ucraina, prendendosi carico dei problemi strategici e politici che hanno segnato il rapporto fra Ucraina e Russia. Al tavolo della trattativa con la Russia non ci va l’Ucraina da sola ma tutto l’Unione, un passaggio che potrebbe assumere un ruolo decisivo: finché la trattativa si ha tra un forte e un debole ci sarà la guerra, ma se si apre fra forti le possibilità di attacco sparirebbero. L’Unione Europea deve essere al tavolo della trattativa non per altri ma per sè stessa, dichiarandosi disponibile, avendo l’Ucraina al suo interno, a fare proprie le ragioni dell’Ucraina. Oggi l’Unione Europea parla con una voce sola. Con tutto il rispetto e la considerazione per le autonomie degli stati, il veto dell’Ungheria, resta una dichiarazione di intenzioni.

La grande maggioranza degli stati UE convergono su questo ragionamento e si fanno carico dell’Ucraina e con l’Ucraina si affronta il problema di come costruire una nuova pace. E’ una scelta talmente forte da poter rappresentare una svolta nedlle trattative. L’Ue ha fatto passi in avanti giganteschi in queste settimane che mai avremmo immaginato qualche mese fa. Ora siamo al passaggio cruciale. La logica di Jalta, finita dopo il crollo del muro di Berlino era una logica politica e strategica: una logica di schieramenti e di convenienze. Si trattava di ricostruire il senso di una strategia condivisa e di convenienze equilibrate e stabili, in un contesto diverso di forze, di esperienze militari, di capacità economiche fondata sul bipolarismo. La nuova strategia deve essere impostata sul multipolarismo competitivo. Un passaggio qualitatitivo e importante che va compreso a fondo per uscire da una strettoia nella quale rischiamo di soffocare. Anche la Cina potrebbe stare dalla parte del multilateralismo competitivo, Le sue caratteristiche di grande potenza territoriale economica, finanziaria, ai primi passi di potenza strategica e militare, la rendono protagonista naturale. Sull’altro versante la protagonista naturale è l’Europa che deve continuare a mantenere con gli USA l’alleanza di blocco: si fa parte di un blocco, quello occidentale, nel quale si definiscono le alleanze. Uno degli interlcutori del multilateralismo competitivo insieme alla Russia, l’India, la Cina. Siamo vittime di errori strategici drammatici.

Le condizioni in cui siamo per l’approvigionamento energetico sono il segno di una debolezza culturale, strategica impressionante che deriva da un ecologismo ideologico miope, mentre oggi sta crescendo, si pensi alla Germania, un ecologismo di governo intelligente. Coloro che avevano responsabilità nelle Istituzioni hanno scelto di non governare quando governare significa anticipare. Non bisogna correre dietro le crisi energetiche, bisogna anticipare le risorse. Noi abbiamo fatto gransi scoperte in Monzambico e le abbiamo lasciate la. Abbiamo sbagliato subendo degli slogano di blocco. Abbiamo subito la scelta del non fare cjhe è la cosa più semplice ma anche la più dannosa. Il non fare è terribile!

Mezzogiorno Federato

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