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L’ironia infelice di Selvaggia Lucarelli

L’ironia infelice di Selvaggia Lucarelli

«Ovviamente era Astrazeneca». Tre parole sopra il titolo di Repubblica sulla sfortunata donna investita e uccisa dal bus, a Taranto, dopo essersi fatta vaccinare nel centro allestito all’ex Banca d’Italia, ora sede del corso di laurea in medicina. Tre parole infelici firmate da Selvaggia Lucarelli e postate su facebook. Tre parole che hanno scatenato una ondata inarrestabile di polemiche e giudizi tutt’altro che lusinghieri anche da parte di follower affezionati alla popolare giornalista e blogger. L’ironia sulla sorte della povera anziana non è piaciuta e ha provocato centinaia di commenti sdegnati.

«Stavolta Selvaggia cara, l’hai fatta (detta) fuori dal vaso. La battuta era facile e infelice. Non da te. Non fa ridere né riflettere», commenta uno degli utenti. E ancora un’altra sua (ex) fan: «Stai perdendo un’ascoltatrice. Aspetto le tue scuse e non ironia, davvero. Mi stai deludendo molto». Selvaggia Lucarelli ha provato a difendersi: «Quello che è meraviglioso è che anche gente che ha studiato non capisca il tema di questo post: i titoli di giornali che strumentalizzano la morte della povera gente per fare click infilandoci la parola “covid”. E pensano che sia ironia sul morto, non sul giornalismo che sfrutta il morto». Una difesa che, a giudicare dal tono dei commenti che sono seguiti, non sembra essere stata particolarmente convincente.