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Tarantini, tutti casa e… generi di conforto

Andrea Sgobba, commerciante

«Dovessi fare una classifica sui generi di prima necessità acquistati dai tarantini in un anno di emergenza-covid, non avrei che l’imbarazzo della scelta: pasta, farina, latte, zucchero, olio, passata di pomodoro, naturalmente acqua, ma non necessariamente in quest’ordine». Andrea Sgobba, giovane titolare di un avviato supermercato del Borgo, ci aiuta ad avere un’idea su come sono cambiati i tarantini negli acquisti a partire dal marzo dello scorso anno, periodo del primo lockdown.

«Avvertivo, forte, la sensazione che i tarantini fossero entrati in uno stato d’ansia, acquistavano qualsiasi cosa fosse esposta sugli scaffali, secondo qualcuno facendo la fortuna delle attività commerciali: sbagliato, i prezzi erano tenuti sotto controllo. Per non parlare degli ordini: non si contavano le famiglie, chiuse in casa, disposte ad attendere anche due, tre giorni la spesa a domicilio; telefonavano, dettavano l’elenco dei generi, solitamente di prima necessità, ed attendevano pazientemente…». Ansia, acquisto compulsivo. Come sempre, la verità sta nel mezzo. «Portando ad esaurimento anche le scorte, chi – come il sottoscritto – svolge questo lavoro è stato disorientato: non volendo, ma immaginando, abbiamo provocato disagio anche alle aziende che producevano generi alimentari; vero è che molte industrie temevano il peggio, cioè che la crisi avrebbe interessato anche il settore alimentare, ma fortunatamente così non è stato: come spesso accade, dopo un breve periodo di assestamento, tutto è tornato alla normalità, anche in occasione degli ultimi decreti che hanno invitato i tarantini a restare in casa, circolare il meno possibile per evitare contagi».

MARZO-APRILE 2020, LA PAURA
Sgobba indica il periodo marzoaprile 2020 come il periodo più preoccupante. «Non sapevamo con cosa avessimo a che fare, se il lockdown fosse una misura restrittiva passeggera e, nel frattempo, le industrie farmaceutiche avrebbero in breve trovato il rimedio, oppure che c’era da preoccuparsi e, dunque, reagire a testa bassa». L’organizzazione di supermercati e attività di generi alimentari.

«E’ subentrata subito la paura, le trasmissioni televisive, forse, invece di chiarire provocavano confusione, allarmismi, così i tarantini – perché è sui miei concittadini che mi permetto di fare una breve disamina – sono entrati in paura reagendo in maniera compulsiva: compravano di tutto, rastrellando in particolare scatolame, prodotti cioè a lunga scadenza, come se il confinamento fosse un barricarsi, chiudersi in un bunker in attesa di tempi migliori; certo, non è stata, e non lo è tutt’ora, una passeggiata di salute, ma con il passare dei mesi, nonostante la nostra città fosse tornata “zona rossa” e registrasse purtroppo il decesso di centinaia di tarantini per motivi legati al covid, la situazione dal punto di vista organizzativo è andata in qualche modo normalizzandosi». Il titolare del supermercato, sfoglia i tabulati, interpreta le cifre, evidenzia con il pennarello un dato, da un lato incredibile, dall’altro comprensibile.

«Il picco maggiore in quel periodo – sostiene Sgobba – ha fatto registrare la vendita di latte e biscotti, di qualsiasi marca; la clientela in quei primi due mesi di confinamento non andava tanto per il sottile: vendevamo panetti di lievito da un chilo o da chilo e mezzo, non più a cubetti; insieme con questi, ovviamente farina, come fosse oro macinato: la gente pensava a farsi il pane in casa, ma anche a fare pizze o dolci, considerando che un altro articolo andato a ruba è stato il lievito per dolci».

UN SOSPIRO DI SOLLIEVO
Poi un sospiro di sollievo. «Chi, come il sottoscritto, pianifica in modo ragionato acquisto e vendita, ha tirato un sospiro di sollievo in estate, con la riapertura dei negozi; fino ad allora, insieme con il personale disciplinavo l’ingresso a non più di cinque unità per volta: nessuna lamentela, nonostante l’ansia i tarantini hanno reagito in maniera civile a questa inusuale modalità; le file, odiate negli uffici postali come in quelli amministrativi, venivano rispettate, disciplinate dall’insostituibile “eliminacode” e dal personale che invitava la gente ad indossare mascherina e ritirare il numero progressivo. osservando il distanziamento». Sempre tabulati alla mano, risposta ad un’altra curiosità: gli orari dei tarantini per gli acquisti. «Sicuramente la forbice 12.00-13.00, anticipata dalla fascia 11.00-12.00 ad un ritmo sostanzialmente sostenibile; nel tardo pomeriggio, la fascia più significativa quella 18.00/19.00, a sfumare in quella successiva, 19.00/20.00, prima cioè della chiusura».

Torniamo fra gli scaffali, gli articoli più richiesti. «Con pizzerie e ristoranti chiusi o con aperture controllate, la gente si è nuovamente fiondata su farina e lievito, per pizze e focacce, poi latte e zucchero per i dolci. Se i tarantini hanno messo su qualche chiletto, forse il motivo è da ricondurre a un certo nervosismo: restando chiusi in casa, senza potere andare in giro, insomma camminare, provare a combattere l’ago della bilancia, l’attenzione ricade sempre al “mordi e fuggi”; piluccare questo o quello in attesa del pranzo o della cena ha spesso provocato l’aumento del peso…».

Come pagano i tarantini. «Due su tre con “carta”, reddito di cittadinanza compreso; in pochissimi chiedono di trasformare l’acquisto nei numeri che prevedono la lotteria: non avanzo ipotesi su quello che potrebbe essere stato un flop del governo, sicuramente ho la sensazione che la gente in questo preciso momento storico abbia più la testa a come superare questo periodo nero, piuttosto che consultare i numeri del lotto». Dovendo certificare una classifica, pronostico difficile. «Dipende dal periodo, di sicuro pasta, passata di pomodoro, olio e, ancora, farina, lievito, latte e, ovviamente, acqua, a vagoni…».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile