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Settecento morti di serie B

Taranto al tempo del covid-19 – Foto Fabrizio Pastore

«Non scherziamo perché non è una passeggiata». Pochi giorni prima di lasciarci, Ninni Cannella aveva provato a scrivere un messaggio su facebook. Poche parole interrotte forse dalla sofferenza, dalla stanchezza, dalle sue già gravi condizioni di salute. Un post frammentario corredato da quella che forse è stata la sua ultima fotografia: il suo volto intubato, segnato da questa tremenda malattia. Un post drammatico, apparentemente sconnesso, ma con un messaggio chiarissimo, inequivocabile: il Covid non può essere sottovalutato. Per nessuna ragione.

La morte del collega fotografo e giornalista, fotocronista di centinaia di partite del Taranto, è solo uno degli ultimi anelli in ordine di tempo di una lunghissima e tragica catena di lutti. A Taranto e provincia dall’inizio del 2021 il Covid ha già ucciso oltre cinquecento persone. Un numero che va aggiunto a quello degli altri duecento decessi circa che si sono registrati lo scorso anno. Da quando è esplosa la pandemia, dunque, Taranto ha perso oltre settecento vite. Una strage. Sulla quale si sorvola. Troppo. E rispetto alla quale si ha la sensazione che non ci sia una adeguata reazione. Soprattutto come responsabilità individuale di ciascun cittadino.

Siamo franchi: la zona rossa sembra una foglia di fico. Basta vedere i flussi di traffico in città per comprendere quanto la cosiddetta zona rossa sia in realtà un rosa piuttosto sbiadito. La paura per il contagio sembra essere stata normalizzata, così come i tanti morti che stiamo contando sembrano appartenere all’esclusivo dolore di chi perde i propri cari. Sembra essere assente qualsivoglia condivisione della tragedia, del dolore. Si assiste anzi ad una manifesta ostentazione di tracotanza nei tanti che ancora oggi non indossano mascherine e si radunano dentro e fuori le abitazioni, orfani di spritz e cazzeggio spinto.

Nessuno però fiata. Nemmeno un bisbiglio neppure davanti al dilemma che qui a Taranto conosciamo bene: quello tra salute e lavoro. Sì, perché il Covid è anche una riproposizione di questo conflitto. Tutelare le attività produttive rischiando una nuova esplosione di contagi o tutelare la salute strozzando l’economia? Questa volta non ci sono comitati che insorgono, né per esortare i cittadini a comportamenti più responsabili e neppure per reclamare una più serrata attenzione istituzionale. Nulla di tutto questo. Silenzio. Colpevole silenzio. Come se questi fossero morti di serie B.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile