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Pestaggi in carcere, misura interdittiva per un tarantino

Agente di polizia penitenziaria © n.c.

Violenze e presunti pestaggi in carcere nei confronti di alcuni detenuti. E’ questa la vicenda che ha fatto scattare 52 misure cautelari del gip su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria.

I fatti contestati sono avvenuti il 6 aprile del 2020, quando l’Italia era in pieno lockdown, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Fra gli indagati è finito anche un tarantino. Si tratta del provveditore delle carceri della Campania, Antonio Fullone, 56 anni, negli anni scorsi vice direttore della casa circondariale di Taranto, noto nel capoluogo ionico per la sua passione per il Taranto calcio.  A Fullone è stata notificata una misura di interdizione dalla funzione.

Sulla base della ricostruzione dell’accusa, i reati ipotizzati nei confronti di Fullone sono quelli di falso e depistaggio. Quindi non gli viene attribuito un coinvolgimento diretto nei presunti pestaggi ai danni dei detenuti.

Le contestazioni si baserebbero su alcuni messaggi fra Fullone e altri indagati sulle perquisizioni disposte dopo le violente proteste scoppiate nel carcere campano come in altre strutture di reclusione di diverse regioni italiane. Si sarebbe trattato di perquisizioni dimostrative e preventive finalizzate a dare un segnale forte da parte della Polizia Penitenziaria che, secondo l’accusa, sarebbero state condotte in maniera arbitraria e con metodi violenti.

“Il ministro della Giustizia Marta Cartabia e i vertici del Dap – in una nota – hanno rinnovato la loro fiducia nel corpo della Polizia penitenziaria, restando in attesa di un pronto accertamento dei gravi fatti contestati”.