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La memoria di Moro al servizio dei giovani

“Bisogna rendere possibile una lettura interessata di Moro con un impatto maggiore sui giovani d’oggi”. Questo l’auspicio dell’on. Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di Cultura “G. Lazzati” che oggi introduce i lavori del convegno, che si tiene all’ex caserma Rossarol a partire dalle 17.30, dal titolo “Lo Stato prossimo – ragione dello Stato e ragioni dell’Uomo, nelle Lettere dalla prigionia di Aldo Moro”.

A relazionare saranno il presidente dell’Ordine degli avvocati, Angelo Esposito, il prof. Antonio Incampo, Ordinario di Filosofia del Diritto dell’Università degli Studi di Bari, l’on. Marco Follini, il prof. Francesco Alfieri o.f.m. della Pontificia Università Lateranense da don Franco Castellana. In conclusione una riflessione del Giudice della Corte Costituzionale prof. avv. Sergio Mattarella. I lavori saranno moderati dal dott. Guido Limongelli.


Onorevole Amalfitano, perchè è importante rileggere Moro in un momento particolare per Taranto?
“Abbiamo cercato di mettere insieme i diversi “luoghi” che sono stati di Moro: l’università cattolica, l’ordine degli avvocati, il liceo Archita e l’archivio di Stato. E’ il momento di leggere Moro con una nuova visione. Leggere Moro… dopo Moro”.

Quindi puntare sui giovani?
“Certo, l’obiettivo è quello di lavorare soprattutto con i giovani. In questo caso mi piace sottolineare la capacità che avranno i ragazzi del liceo Archita nel rappresentare, con tutta probabilità il prossimo 9 maggio, le “Lettere dalla prigionia”. Bisogna rendere possibile una lettura interessata di Moro con un impatto maggiore sui giovani d’oggi”.

In un momento di pesante crisi economica come quello attuale, quanto è importante il concetto di “solidarietà sociale”?
“Ancor prima che di solidarietà sociale direi che Moro ha sempre difeso il vincolo sociale. In pratica è quello che si dovrebbe fare anche oggi, non in una democrazia conflittuale ma in una democrazia basata sul consenso, escludendo quindi le autorità arroganti. E’ necessario riportare alla luce il lavoro svolto da Moro con la fase di ripresa dei valori comuni all’interno della democrazia, ovvero con la democrazia dell’alternanza”.

Cosa manca ai giovani d’oggi?
“Mi piace presentare una immagine del nostro tempo che punta al recupero della “paternità” con la figura di Telemaco. Oggi, infatti, abbiamo la città invasa da Proci. Per questo Telemaco va sul mare, pensando che suo padre debba venire proprio dal mare ma alla fine lo ritrova nell’immagine del “vinto”. Ulisse, infatti, aveva vestito i panni di un mendicante. Credo sia giunto il momento di aiutare i giovani a riscoprire la paternità, attraverso la testimonianza degli uomini che hanno la capacità di tessere il consenso”.