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Una vecchia Panda era la centrale operativa dei “cravattari”

La centrale operativa per l’usura era una vecchia Panda. L’utilitaria di proprietà di Cellamare era parcheggiata davanti ad un bar del rione Battisti. La Panda è finita nel mirino degli investigatori della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle infatti hanno installato nella zona una telecamerina per filmare i contatti tra Cellamare le e vittime dei prestiti a strozzo. I loro dialoghi venivano puntualmente intercettati.

Si tratta di numerosissime conversazioni  in cui si farebbe esplicito riferimento a prestiti di denaro fatti da Cellamare e di restituzioni di soldi effettuate o rimandate dalle vittime.


Nel corso di una telefonata, intercettata dagli investigatori,  Cellamare e un’altra persona non identificata e che si stava avviando con qualche timore nell’attività di usuraio dice: “non te li fai dare un poco di soldi che li facciamo girare? Fatti dare un poco di soldi che li giriamo…io così faccio…glieli devo dare io, perchè io sono del mestiere… bisogna essere del mestiere, bisogna avere una pazienza di ferro… d’acciaio”.

Il ruolo di Vittorio Di Bello, invece, secondo l’accusa  è quello di factotum di Cellamare che lo utilizza per contattare  i debitori, per consegnare loro le somme e per riscuotere gli interessi ma anche per effettuare operazioni bancarie per suo conto e per custodire armi e documenti compromettenti.  E’ talmente stretto il rapporto di collaborazione tra i due che in una intercettazione ambientale una vittima riferisce a Cellamare di aver appena portato 250 euro a “l’operaio tuo” e l’altro aggiunge: “il socio mio…quello è il ragioniere”. Riguardo poi la posizione  di Giuseppe Perelli, noto commerciante di ortofrutta della Salinella, è accusato di aver  in più occasioni minacciato, anche di morte, una vittima .

Diverse telefonate minatorie e in più occasioni si sarebbe presentato sotto casa del malcapitato, in compagnia di altre persone, per costringerlo a eseguire lavori di pitturazione in un suo appartamento, lavori per i quali Perelli aveva dato alla vittima 19mila euro sui 25mila di preventivo procurandosi così un ingiusto profitto.

Avrebbe preteso successivamente anche attraverso minacce di morte la realizzazione di ulteriori lavori sempre nello stesso appartamento e senza alcun corrispettivo.