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Il nuovo decreto Ilva, ora Riva pensa al ricorso

“Il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz sta seguendo attentamente ed in prima persona la vicenda di Taranto e la grave questione dell’inquinamento dell’Ilva”. Così PeaceLink e Fondo Anti Diossina annunciano di averricevuto una e-mail arrivata ieri sera dal presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, e indirizzata ad Antonia Battaglia, in rappresentanza delle due associazioni.

“Il presidente Schulz ha voluto far presente il suo sostegno e il suo interessamento alla questione di Taranto, cosa che peraltro aveva già esplicitato durante l’estate scorsa in due lettere precedenti. Il Parlamento Europeo, insieme alla Commissione, vengono tenuti informati di quello che accade a Taranto attraverso dati, fotografie e video, in pieno rispetto del diritto di ogni cittadino europeo ad informare le istituzioni di Bruxelles di situazioni, fatti o violazioni del diritto comunitario. Il presidente Schulz ci è vicino e segue quello che accade nella nostra città. Per noi è motivo di rafforzata fiducia nel ruolo che le istituzioni europee possono svolgere a difesa dei cittadini di Taranto in un momento così drammatico”.

Gli stessi ambientalisti hanno criticato il decreto Ilva (il quarto) deciso ieri dal governo, che accelera le procedure relative alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, obbliga i Riva a finanziare il risanamento, abbrevia i tempi per la Valutazione di impatto ambientale e chiarisce le norme urbanistiche in relazione ad alcuni progetti di risanamento della fabbrica. Controverso il nodo-risorse.

“Dopo l'approvazione del piano industriale in relazione agli investimenti previsti per l'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale e per l'adozione delle altre misure previste nel piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, il titolare dell'impresa o il socio di maggioranza – si legge nel decreto all'articolo 1- è diffidato dal commissario straordinario a mettere a disposizione le somme necessarie nel termine dei 15 giorni dal ricevimento della diffida mediante trasferimento su un conto intestato all'azienda commissariata. Le somme messe a disposizione dal titolare dell'impresa o socio di maggioranza – si legge ancora nel decreto – sono scomputate in sede in sede di confisca deIle somme sequestrate, anche ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale. Ove il titolare dell'impresa o il socio di maggioranza non metta a disposizione del commissario straordinario, in tutto o in parte, le somme necessarie, al commissario straordinario sono trasferite, su sua richiesta, le somme sottoposte a sequestro penale in relazione a procedimenti penali a carico del titolare dell'impresa o del socio di maggioranza, diversi da quelli per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'Aia".

In caso di proscioglimento del titolare dell'impresa o del socio di maggioranza da tali reati, "le somme impiegate per l'attuazione dell'Aia non sono comunque ripetibili". Un passaggio, questo, che potrebbe portare i Riva – secondo i rumors che circolano – a presentare ricorso sulla costituzionalità della norma.

Il provvedimento affronta anche la gestione del periodo cosiddetto transitorio, quello che intercorre dall'Aia di ottobre 2012 al commissariamento di giugno 2013. L'Ilva risulta inadempiente rispetto a diverse prescrizioni: di qui il rischio sanzioni, conseguenti alle diffide dell'Ispra e del ministero dell'Ambiente. I commissari, però, affermano che i ritardi accumulati dai Riva non possono essere loro addebitati. La soluzione, facendo leva sul concetto di progressiva adozione delle misure Aia, mette Bondi e Ronchi sotto un ombrello protettivo. E anche su questo ci sono inevitabili polemiche.