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Il retroscena: un “grande fratello” per incastrare il gruppo

Vicolo Serafico trasformato in un set cinematografico. Perfetto, ma nascosto agli occhi che non fossero quelli degli investigatori. Telecamere, luci, tutto: un “grande fratello” nascosto, per incastrare i signori dello spaccio.

E’ uno dei retroscena che caratterizzano l’importante operazione ribattezzata con il nome del vicolo, e scandita dall’esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare da parte degli agenti della Questura di Taranto. Un blitz diverso dagli altri, che pure hanno visto come scenario i meravigliosi vicoli di una città vecchia che non può e non deve essere catalogata solo come una ‘droga city’.

Le pagine dell’ordinanza, del resto, sono piene proprio della trascrizione di ciò che le telecamere hanno immortalato. Uno spaccato da cui si evidenzia come gli “acquirenti” donne nascondessero nei reggiseni, o nei capelli, le loro dosi. Donne che spacciano, donne che acquistano: è inquietante il numero, notevolissimo, delle clienti al femminile che cercano una dose. C’è che addirittura la droga la nasconde in bocca, chi nel calzino.

“Le immagini permettono di quantificare il costo di una dosa di cocaina ad euro 18” si legge nell’ordinanza di custodia firmata dal gip Tommasino. Il modus operandi del gruppo, sempre leggendo le 30 pagine che portano in calce la firma del giudice delle indagini preliminari, si ripete uguale a se stesso. La droga viene lasciata nei bidoni dell’immondizia, o lanciata dalla finestra.  Per ogni indagato, è un elenco di giorni, e di azioni che ritornano – “riceve soldi da acquirente e consegna la dose” – e si arriva a 24 ‘operazioni’ in poche ore. Tutto sotto l’occhio implacabile e nascosto del ‘grande fratello’.